Il peccato di Adamo, il mio e il rimedio

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Testo amato dal giovane Lutero, e inizialmente attribuito a Taulero, quello dell’Anonimo Francofortese è uno dei “libelli spirituali” più interessanti del XV secolo. Modernissimo, per alcuni versi, come in questa pagina sul peccato originale.

Cosa fece Adamo? Si dice che sia caduto o andato in perdizione per aver mangiato la mela. Io dico invece che ciò avvenne per essersi egli attribuito, per il suo “io”, “me”, ” a me”, “mio”, e simili. Se avesse mangiato sette mele ma non vi fosse stata appropriazione, non sarebbe caduto. Invece, avendo preteso che tutto fosse  suo, allora cadde, e l’avrebbe fatto anche se non avesse morso alcuna mela.

Ora, io dunque sono caduto nella medesima appropriazione cento volte più profondamente e mi sono allontanato più di Adamo, e tutta l’umanità non poté rimediare o annullare la caduta di Adamo e il suo allontanamento. Come si potrà rimediare alla mia caduta? Vi si deve rimediare come a quella di Adamo, e nello stesso modo. E chi vi pose rimedio? L’uomo non poteva farlo senza Dio e Dio non lo voleva senza l’uomo. Perciò assunse in sé la natura umana, divenne uomo e l’uomo divenne divino. Così avvenne il rimedio.

Nello stesso modo si deve rimediare alla mia personale caduta. Non posso farlo senza Dio e Dio non può e non vuole farlo senza di me. Se deve accadere, perciò, Dio deve diventare uomo anche in me, ovvero deve assumere tutto quello che è in me, all’interno e all’esterno, cosicché non vi sia in me nulla che contrasti Dio o ostacoli in me la sua opera.

(Anonimo Francofortese, Il libretto della vita perfetta)

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3 thoughts on “Il peccato di Adamo, il mio e il rimedio

  1. Che bello!! Io non voglio senza Dio e Dio non vuole senza me!! Come non sentire fratello chi scrive cose del genere?
    Grazie e…menomale che ci sei ancora eh!!

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  2. bello. la prima cosa che ho provato finito di leggere l’articolo, è che mancava un pezzo al finale seguendo l’andamento del ragionamento: “”””Non posso farlo senza Dio e Dio non può e non vuole farlo senza di me. Se deve accadere, perciò, Dio deve diventare uomo anche in me, ovvero deve assumere tutto quello che è in me, all’interno e all’esterno, cosicché non vi sia in me nulla che contrasti Dio o ostacoli in me la sua opera”””…e non vi sia nulla in Dio che ostacoli o contrasti me. cordiali saluti Marco

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