Jean, Francesco e altre cose buone

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Oggi Jean Vanier ha incontrato papa Francesco in un’udienza privata. Jean Vanier è il fondatore dell’Arche, la forma di condivisione con persone con deficit intellettivo che, fondata 50 anni fa, è oggi diffusa in tutto il mondo, con oltre 150 comunità di vita comune. Un’esperienza che nasce da una intuizione evangelica radicale almeno quanto quella di Francesco d’Assisi: presso i più deboli, non solo bisogna fermarsi, ma bisogna anche restare; a loro non si deve solo dare, ma occorre, con loro, condividere e accogliere il dono della semplicità e immediatezza di relazioni che non hanno altro che se stesse da donare. Il povero, insegna Jean, non ha altro che la sua vita da condividere. La sua ricchezza è il suo cuore, ferito e, insieme, desideroso d’amore.

Ma ciò non vale per tutti? Jean Vanier, questa intuizione, l’ha elaborata negli anni. Oggi egli è uno dei “grandi spiriti”, delle “grandi anime” dell’Occidente.

Ieri ho avuto la fortuna di potermi fermare un poco insieme con lui, a Roma. Ho avuto l’occasione di dirgli personalmente che è una delle persone che hanno cambiato la mia vita; è una fortuna, infatti, conoscere personalmente le donne e gli uomini che mutano il mondo; ed è una fortuna potersi fermare a dire loro: Ti ringrazio, perché esisti e trasformi le cose. Il bene va ringraziato, quando ce n’è l’occasione.

Jean Vanier mi ha cambiato la vita aprendomi gli occhi sulla condivisione della fragilità. Questo è stato per me il suo dono: questa cosa – l’accogliere la ferita degli altri e la propri; la capacità di accettare e accettarci benché non all’altezza di quel che vorremmo per noi stessi – è uno dei punti attraverso i quali si gioca la nostra serenità. Accettare le ferite degli altri, di coloro che la nostra cultura giudica inutili, significa cominciare a fare pace con la parte più debole di noi.

Non so cosa avrei dato per essere una mosca, nella sala del Vaticano, oggi, durante l’incontro tra Jean e Francesco. Mi sarebbe piaciuto sapere cosa possano dirsi le anime che hanno compreso il mistero della misericordia e della piccolezza, quando si trovano in intimità fra loro. Ma mi è bastato sapere che quei due uomini erano insieme. Sapere della loro condivisione fraterna, oggi è bastato alla mia felicità.

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