Inno liturgico gnostico

lucio carino

gnosis_2

(II sec.) in Apocripha Anecdota II, Cambridge, 1897, pagg. 10ss.

“Gloria a te, o Padre!

(e noi girando rispondemmo:) Amen!

Gloria a te, o Verbo; gloria a te, o Grazia. Amen

Gloria a te, santo Spirito; gloria alla tua gloria. Amen.

Te lodiamo, o Padre, te ringraziamo, o luce immune da ogni tenebra. Amen.

(Mentre noi ringraziamo egli dice:)

Voglio essere salvato e voglio salvare. Amen.

Voglio essere sciolto e voglio sciogliere. Amen.

Voglio essere triturato e voglio triturare. Amen.

Voglio nascere e voglio partorire. Amen.

Voglio mangiare e voglio essere mangiato. Amen.

Voglio ascoltare e voglio essere ascoltato. Amen.

Voglio essere compreso, tutto comprendendo. Amen.

Voglio essere lavato e voglio lavare. Amen.

La grazia danza, voglio danzare; danzate, o voi tutti. Amen.

Voglio lamentarmi, battetevi il petto, tutti. Amen.

Un’ogdoade canta con voi. Amen.

Il numero dodici danza in alto. Amen.

E tutto ciò che può danzare danza. Amen.

Chi non danza ignora l’imminente evento. Amen.

Voglio fuggire e voglio restare. Amen.

Voglio adorare ed essere adorato. Amen.

Voglio essere unito e voglio unire. Amen.

Non ho case e case posseggo. Amen.

Non ho sedi e sedi posseggo. Amen.

Non ho tempio e templi posseggo. Amen.

Lampada sono per te che mi contempli. Amen.

Specchio sono per te che mi intendi. Amen.

Porta sono per te che picchi. Amen.

Strada sono per te viandante.

Rispondi alla mia danza.

Scopri te stesso in me che parlo, veduto quel che faccio, sigilla nel silenzio i miei misteri.

O tu che danzi, intendi il mio operato: tua è questa passione dell’umanità che debbo affrontare.

Tu non avresti potuto in alcun modo comprendere quel che soffri,

se io non fossi stato inviato a te come Parola del Padre.

Tu che hai visto quel che io soffro, tu mi hai visto come sofferente,

e al vedere non rimanesti impassibile, ma ne fosti fino ai precordi commosso, mosso a sapere.

Mi possiedi come un letto: adagiati su di me.

Chi sono io? Lo saprai quando me ne sarò andato.

Quel che ora appaio, non sono; qual che veramente sono, lo vedrai quando verrai.

Se tu avessi conosciuto il soffrire avresti avuto la capacità di non soffrire.

Conosci il soffrire e sarai in grado di non soffrire.

Quel che tu non sai, io ti insegnerò. …

In me conosci la parola della sapienza.”

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