Il carisma del vescovo Ambrogio

AURELIO AGOSTINO

AGOSTINO

(354-430) Confessioni, vi, iii, 3-4

 “(…) lo stesso Ambrogio era per me un uomo qualsiasi, fortunato secondo l’opinione comune, perché onorato da tanti notabili: soltanto il suo celibato mi sembrava faticoso. Della speranza che coltivava, delle lotte che sosteneva contro tentazioni forti quanto lui, delle consolazioni nelle avversità, della sapida gioia che provava nel ruminare nella bocca del suo cuore il tuo pane, non avevo nessuna comprensione. Ed egli ignorava le mie tempeste ed il pericolo da cui rischiavo di restare intrappolato.

Infatti non potevo interpellarlo su ciò che volevo e come volevo, poiché una folla di uomini indaffarati mi separavano dalle sue orecchie e dalla sua bocca, uomini che serviva nelle loro angustie. Quando non era con loro, tempo in verità brevissimo, o ristorava il corpo con l’indispensabile, o l’animo con la lettura. Ma quando leggeva, i suoi occhi correvano sulle pagine e la mente le penetrava, mentre la voce e la lingua riposavano. Spesso, entrando – poiché a nessuno era vietato l’ingresso, né era usanza annunciargli chicchessia – lo vedemmo leggere in silenzio e mai altrimenti. A nostra volta sedevamo in un lungo silenzio – chi infatti avrebbe osato infastidire una tale concentrazione? – e poi partivamo da lui e pensavamo che lui, in quel poco tempo in cui ricreava il suo spirito, non avrebbe voluto essere distratto dallo strepito degli affari altrui e temesse forse leggere ad alta voce per non essere costretto a spiegare ad un ascoltatore attento e ansioso qualche oscuro passaggio di ciò che leggeva, o a dissertare su qualche complicata questione e, per questo, a leggere in quel tempo un numero minore di libri; oppure che la causa fosse il bisogno di conservare la voce, che gli si spegneva molto facilmente: questi potevano essere le ragioni per leggere meglio in silenzio. (…)

Insomma, a me non era data alcuna possibilità di interrogare il tuo santo oracolo su ciò che desideravo, ossia sul suo cuore, ma solo su cose che potessero essere sbrigate brevemente.

Le tempeste del mio cuore chiedevano invece di poterlo trovare a lungo disponibile, per rovesciarsi su di lui, ma non era mai possibile. Lo ascoltavo ogni domenica che trattava rettamente la parola di verità in mezzo al popolo, e sempre di più e mi si confermava l’idea che tutti i nodi delle astute calunnie che i miei seduttori avevano introdotto contro i santi libri, sarebbero potuti dissolversi.”

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