Un “a margine” su Mancuso e Pievani

scienza-e-fede

Mi permetto un “a margine” su un amico, che è anche teologo, e non di poco successo. Parlo di Vito Mancuso. L'”a margine” è per sgomberare da subito l’impressione che qui si tratti voglia parlare direttamente di lui, dei suoi libri e delle sue tesi: non voglio qui entrare nel dibatitto. Ma pochi giorni fa è successo qualcosa che lo riguarda e che mi ha fatto pensare non poco.

Nei fatti: Telmo Pievani, filosofo della scienza, ha attaccato con una certa ruvidezza, sulle pagine di Micromega, Mancuso e tutti i teologi (lui stesso dice: eretici e non) che usano la scienza a beneplacito della loro visione “di fede”. Mancuso risponde ampiamente (chi vuole leggere, trova qui e qui i due riferimenti). Non invidio Vito (lo dico sorridendo) che ora si trova a dover rispondere di accuse di eresia sia da parte della Chiesa religiosa che della Chiesa scientifica, ma tant’è: molti nemici, molta gloria. Quel che mi fa riflettere è piuttosto a due livelli:

1. La somiglianza di certe aggressioni e accuse. Ossia, nemiche da sempre, scienza e fede (ma dovrei dire: una certa chiesa scientifica e una certa chiesa religiosa) si trovano a usare mezzi molto simili quando si tratti di tacciare qualcuno di eterodossia. Il senso dell’ascolto, del dialogo, del dibattito sereno, della volontà di comprendere le ragioni del cammino esistenziale e intellettuale dell’altro, passano in secondo piano. Davanti a tutto vince la volontà di dire che l’avversario è intellettualmente disonesto, confuso, persino poco intelligente (un tempo aggiungevano anche una serie di accuse morali, ma per fortuna almeno quello l’abbiamo superato)… Questo genere di polemica, che rende molte Chiese (scientifiche o teologiche) simili a caste, non mi piace.

2. Io vedo, nel futuro, la necessità e la possibilità di un fecondo dialogo tra riflessione spirituale (anche mistica) e riflessione scientifica. Alcuni esempi della ricchezza possibile di questo dialogo sono già sotto gli occhi di tutti: nel campo della neurologia, per esempio (mi basti citare il volume di Sharon Begley dal titolo “La tua mente può cambiare”, con duplice introduzione, guarda caso, del Dalai Lama e di Goleman), per non citare il solito Teilhard de Chardin. Che la scienza accusi la teologia di una precomprensione deviata; o che la teologia accusi la scienza di non saper alzare gli occhi al cielo, è una polemica talmente sterile da lasciar sorpresi ogni volta che riappare. La lettura del mondo è e sarà sempre, con buona pace di entrambe le chiese, duplice: logico scientifica e simbolico mitica. E le cose migliori, davvero innovative, nasceranno sempre da menti capaci di passare senza timore da una forma interpretativa all’altra. Così almeno mi sembra. Così mi piacerebbe che fosse.

Amo, in un dialogo e in un dibattito di “culture”, la magia dell’ascolto e della sintesi, più che la contrapposizione astiosa che da sempre contraddistingue i sedicenti ortodossi e i sedicenti eretici.

E finisco: so che occorrerebbe ben altro spazio per elaborare seriamente quel che qua ho accennato.  Anzi, forse non basterebbe un’altra vita, tanto la faccenda è seria.

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