Un antico concetto di cassa comune

QUINTO SETTIMIO TERTULLIANO

Tertulliano

 

(155ca-220ca) Apologia del cristianesimo, xxxix

“Presiedono le adunanze degli anziani di provate virtù, che tale onore non per denaro, ma per la pubblica testimonianza hanno acquisito, giacché nulla si può avere con denaro delle cose di Dio. E se anche vi è una specie di cassa comune, essa non è formata da versamenti obbligatori in denaro, quasi la religione fosse posta all’asta. Ciascuno versa un modesto obolo, una volta al mese o quando vuole, e solo se lo vuole e se lo può. Nessuno è costretto, ma contribuisce di propria spontanea volontà. Sono questi come dei depositi della pietà. Infatti, non vengono poi spesi in banchetti o bevute o sgradite bisbocce, ma per sfamare i poveri e dar loro sepoltura, per soccorrere i giovani e le giovani che non hanno mezzi di famiglia, ed anche i servitori divenuti vecchi, e così pure i naufraghi; e se qualcuno, solo a cagione della nostra religione, soffre nelle miniere, nelle isole o nelle prigioni, diviene il pupillo della religione che ha abbracciato (…)

Uniti così con lo spirito e con l’anima, non indugiamo a mettere in comune i nostri beni. Tutto è da noi messo in comune, fuorché le mogli.”

 

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