L’ONU e il Vaticano. Un paio di riflessioni

contro_pedofilia_interna-nuova

Come molti sanno, la scorsa settimana l’ufficio dell’ONU di Ginevra ha diffuso tre documenti sull’applicazione, da parte della Santa Sede, della Convenzione sui diritti del fanciullo, ratificata dal Vaticano nel 1990. Di questi documenti (di cui molti, anche giornalisti, parlano per l’ennesima volta senza averli letti e citandone solo una o due frasi) riporta un ampio riassunto e vari stralci utilissimi il sito vaticaninsider. Chi vuole avere un’idea abbastanza chiara e completa, quindi, può cliccare qui. A me, però, importa un altro genere di riflessione, anzi due.

Per prima cosa, l’eco molto forte dei documenti ONU è rimbalzata ovunque, riaprendo una ferita che sembrava doversi cicatrizzare con le dimissioni di Benedetto XVI. Il problema degli abusi sui minori e la conseguente presa di posizione della società civile e della società delle nazioni resta, per la Chiesa e agli occhi del mondo, una questione ancora da risolvere. Come ho già detto altre volte, non bastano le prese di posizione “di condanna” a posteriori, ma occorre una domanda seria sulla formazione dei preti e una seria analisi del perché si è giunti a questo punto (non basta ribadire che anche i preti sono uomini: questa affermazione, quando abusata, somiglia alla peggiore bestemmia, che è lo “scandalo dato ai piccoli”).

Ma una seconda cosa mi ha colpito soprattutto, in questa faccenda: che sia stato un ente “laico” a chiedere garanzie morali a un ente “religioso”. Che la Chiesa (ma vale per qualunque religione) intervenga con criteri morali e moralizzatori nei confronti della società civile fa parte di un modo di essere che abbiamo fino a oggi dato per scontato. Il “sacerdote” invitava i fedeli a “comportarsi bene”. Con la dichiarazione dell’ONU siamo entrati con ogni evidenza in un processo opposto: è un fedele (o un infedele, se ci fa più piacere) a invitare il sacerdote a vigilare sui suoi comportamenti. Padre Lombardi, dal Vaticano, ha risposto che non si accettano “lezioni” su temi che per la Chiesa non sono negoziabili (il testo dell’ONU invitava, infatti, anche a rivedere le posizioni su aborto, contraccezione, gay…). L’impressione è che, inevitabilmente, si tratti di una sfida nuova: la Santa Sede è “seduta al banco delle nazioni”; può sottrarsi alle regole di questo “banco”? Come potrà ancora mostrare la differenza tra il suo ruolo di Stato fra gli Stati e la sua vocazione alla “maternità e maestranza universale” (mater et magistra)? C’è in gioco molto di più di quel che sembra. E forse anche per questo, molti (troppi) stanno tacendo.

Annunci

One thought on “L’ONU e il Vaticano. Un paio di riflessioni

  1. E perché questa sferzata o, se volete, questa “lezione” l’ONU si decide a darcela soltanto adesso? Chiedo venia ma sento puzza di strumentalizzazione o quanto meno di manovra occulta. E invece della legislazione belga sull’eutanasia infantile? Che ne dice l’ONU? Olà, chiedo scusa, che sciocca ed incivile che sono, non dice nulla perché si tratta di una conquista di civiltà.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...