Il Papa, i divorziati e la chiarezza

ostia 2

Ieri mi hanno chiamato persone per dirmi: Hai visto? Il Papa ha detto che i divorziati possono fare la comunione… Avendo da tempo (e necessariamente in questa situazione di confusione) imparato almeno a verificare le fonti, sono andato a leggermi quel che Bergoglio ha detto a Santa Marta e all’incontro con i vescovi polacchi. E, come sospettavo, non c’era nulla di tutto ciò.

In realtà, un’affermazione come quella ipotizzata, se fosse stata vera l’avrei vista come un pericoloso approdo. Ma Francesco è sufficientemente lucido su un paio di cose che gli stanno davvero a cuore e che, per comprendere davvero quel che sta facendo nella Chiesa oggi, vanno tenute presente:

1. Non sarà certo lui a definire un mutamento di condizioni e di comportamenti ecclesiali nei confronti di chi, tradizionalmente, vive situazioni complesse nei confronti della tradizione della Chiesa (donne che vogliono essere prete, divorziati, omosessuali ecc.): Francesco continuerà in un’opera di “provocazione” alla carità, al perdono e all’accoglienza. Quel che egli vuole (da quanto sembra) è che siano i pastori direttamente in gioco con le loro pecore, i teologi, i biblisti, le donne e gli uomini spirituali a definire, “in comunione”, un comportamento sostenibile per la “Chiesa della carità”.

2. Le definizioni di un “comportamento cristiano sostenibile” dovranno avvenire quindi in un contesto comunionale e di condivisione con l’anima “ecclesiale”, con lo spirito dei chiamati alla comunione di Cristo. Se il Papa decidesse di cambiare, motu proprio, la tradizione pastorale, sarebbe un disastro e Francesco, in questo modo, tradirebbe se stesso.

Ossia: decisioni attraverso la comunione e la condivisione, da un lato, e inviti alla riflessione sempre più attenta al senso del messaggio cristiano: questi sono gli elementi che il Papa, a mio parere, sta portando avanti. Il resto dovrà venire di conseguenza. Così è stato anche nei giorni scorsi: papa Bergoglio non ha detto che la comunione “va data” o “non va data”, ma coerentemente ha invitato i vescovi polacchi (e si suppone anche tutti gli altri) a “interrogarsi su come assistere” i divorziati. Personalmente, come ho già detto altre volte su questo blog, la domanda è ben lungi da avere oggi una risposta fattiva e concreta (ci sarà, appunto, un Sinodo!). Ma, se l’avrà e quando l’avrà, dovrà essere una risposta condivisa nella comunione ecclesiale, e non decisa da un pastore contro un altro (nemmeno da quel pastore che è il vescovo di Roma).

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