Scendere la scala

arche_jean_vanier

Più di vent’anni fa ho avuto la fortuna di incontrare Jean Vanier, il fondatore dell’Arche, comunità di vita che in aprile compirà i 50 anni, e che è ormai diffusa in tutto il mondo. Lo conobbi durante un incontro spirituale che lui teneva a un raduno di Fede e Luce, altra realtà nata dalla sua dedizione per i poveri. Ricordo come oggi l’esordio della sua meditazione di allora: “E’ necessario scendere la scala…”.

In questi giorni sto curando la prima edizione italiana del suo epistolario e la riedizione del testo che raccoglie storia e spiritualità dell’Arche, e quelle parole mi sono tornate alla mente e al cuore come un monito che, temo, lungo la mia vita ho rischiato spesso di scordare: in un mondo retto da rapporti di forza e di concorrenza, insegna questo straordinario ex ammiraglio della marina canadese, occorre talvolta obbligarsi a un mutamento di prospettiva per ritrovare la parte più profonda di noi. La prospettiva, per lui e per molti che ne hanno seguito le tracce, è stata la condivisione di vita con le persone che soffrono di un handicap mentale.

Noi tendiamo, per natura, ad alzarci, ad avere uno sguardo dominante. Non ci piace guardare dal punto di vista degli ultimi della terra: pensiamo che il modo privilegiato (il modo dei privilegiati) di guardare il mondo sia “dal piano di sopra”. Ma così, paradossalmente, ci allontaniamo non solo dai più deboli, ma anche dalle nostre stesse fragilità (di cui ci vergognamo), da quelle dei nostri amici e dei nostri familiari… Abbiamo paura della fragilità.

Quando la nostra prospettiva è “dall’alto”, nascono in noi i “giudizi” e il “disprezzo” o la “pietà” (che può essere anche una forma edulcorata di disprezzo) verso chi sta “sotto”; ma nascono anche le “gelosie” e le “invidie” (perché, per quanto siamo in alto, c’è sempre qualcuno che è più in alto di noi, o che si ritiene più in alto).

Lo sguardo “di chi ha sceso la scala”, invece, è semplice: più si decide di stare in basso, più si condivide. Lo sguardo “dal basso” permette di scrutare con coraggio e senza vergogna dentro di noi.Lo sguardo “dal basso” è quello che Paolo di Tarso descrive come “carità”: paziente, benevolo, senza rabbia, senza invidia…

Invece, lo sguardo “dal basso”, di chi ha sceso la scala (per volontà propria o per i casi della vita) restituisce a noi stessi una profonda integrità: innanzitutto la consapevolezza che, mentre la ricchezza, la gloria, il potere sono e saranno sempre per pochi, le fragilità interiori e/o sociali ci vedono tutti alla pari. Tutti siamo feriti, tutti siamo fragili, tutti siamo figli di ferite e di fragilità. Non è un paradosso: solo la fatica ci rende davvero fraterni nella nostra umanità. Il mondo visto dall’alto è per pochi. Quello dal basso è di tutti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...