La conquista del Simurgh

Farid ad-din attar

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(1142-1220) Il verbo degli uccelli, C. Sacconi ed., SE, pagg. 206-207

 Lo splendido finale del grande testo mistico, in cui i 30 uccelli protagonisti del racconto riconoscono il loro centro e fondamento, il “Simurgh”, che avevano cercato e che è sintesi e liberazione delle loro esistenze. In persiano, il mitico nome della creatura cercata, inseguita, desiderata, “Simurgh”, è espressione della totalità dei cercatori, e di qualcosa in più: Si = 30 ; Murgh = uccelli.

 Le anime confuse e umiliate di quegli uccelli si annientarono compiutamente e i loro corpi arsero sino a ridursi a mucchietti di cenere. Non appena si furono spogliati di ogni terreno aspetto, vennero rivestiti della vivificante luce emanata da quella presenza, e in tal modo per loro iniziò un’esistenza radicalmente diversa. Un ignoto stupore rapì le loro menti e tutto quanto in passato avevano vissuto e non vissuto venne sradicato e rimosso dai loro animi. Finalmente il fulgido sole dell’intimità rifulse su di loro e i suoi raggi vennero riflessi dallo specchio delle loro anime. Nell’immagine del volto di Simurgh contemplarono il mondo e dal mondo videro emergere il volto di Simurgh.

Osservando più attentamente si accorsero che i trenta uccelli altri non erano che Simurgh, e che Simurgh era i trenta uccelli: infatti, volgendo nuovamente lo sguardo verso Simurgh, videro i trenta uccelli, e guardando ancora se stessi rividero lui. O meraviglia, questo era quello e quello era questo! Quando mai nel mondo si era assistito a un simile prodigio? Gli uccelli, sgomenti e confusi, rimasero un poco a pensare pur senza pensieri, ma non venendo a capo di nulla interrogarono senza parole quell’augusta presenza, implorando la spiegazione di questo assoluto mistero per cui il ‘noi’ e il ‘tu’ apparivano uniti.

E giunse senza parole la risposta di quella presenza: ‘Noi siamo uno specchio grande come il sole e chiunque in esso si guardi, vede l’immagine di se stesso, del corpo e dell’anima. Poiché voi qui arrivaste in trenta, nello specchio apparite trenta, ma se foste di più non temete di mostrarvi! Per quanto siate mutati, vedrete voi stessi, e in verità voi avete visto esattamente voi stessi. Chi mai potrà spingere il suo sguardo sino a Noi? Quando mai una formica potrà contemplare le Pleiadi o sollevare un’incudine, oppure una zanzara trascinare un elefante?

Quanto fin qui avete visto o conosciuto, in realtà non accadde, e quanto avete detto e udito non è che pura illusione. E neppure mai sono esistite le valli attraverso le quali faticosamente avanzaste o le stazioni ove virilmente poteste maturare. In realtà voi tutti avete marciato senza mai deviare dall’alveo della nostra azione e avete sostato nelle profonde valli delle nostre qualità. Voi siete trenta uccelli in preda allo stupore, ormai privi del cuore, dell’anima e della serenità, ma Noi fummo prima che voi foste, giacché formiamo l’essenza di Simurgh. Annullatevi in Noi, nella gloria eterna, e in Noi troverete la porta di voi stessi’.

E gli uccelli si annullarono eternamente in lui: l’ombra si dissolse nel sole, e così sia. Finché gli uccelli procedevano lungo la via, avanzava con loro il mio racconto. Ma ora che sono giunti alla meta e di loro non è rimasta una sola piuma necessariamente devo tacere. La guida e i viandanti sono svaniti nel nulla, trasformandosi nella via.

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One thought on “La conquista del Simurgh

  1. Alla fine del loro viaggio i trenta uccelli comprendono l’identità mistica fra “Simurgh” e la loro stessa essenza…come dire che Dio non è esterno o separato dall’universo, bensì costituisce la totalità di ciò che esiste!

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