Quando il cristianesimo divenne religione di Stato

teodosio I

teodosio

(347-395) imperatore (379-395)

Nell’arco di pochi decenni, da religione perseguitata, il cristianesimo divenne religione di Stato. Ecco i due testi che sancirono questa trasformazione. Nel primo testo, ecco anche apparire la definizione precisa della distinzione tra cattolici ed eretici; definizione “politica” prima che “credente”. Nel secondo testo, si riporta un brano datato 391 e raccolto nel Codice di Teodosio II: in esso si sancisce che chi non è cristiano cattolico, è da considerarsi fuori legge. Le premesse per la drammatica stagione del cristianesimo persecutore sono poste.

1. Editto di Tessalonica (380)

“Vogliamo che tutti i popoli a noi soggetti seguano la religione che l’apostolo Pietro ha insegnato ai Romani e che da quel tempo colà continua e che ora insegnano il pontefice Damaso e Pietro, vescovo di Alessandria, cioè che, secondo la disciplina apostolica e la dottrina evangelica, si creda nell’unica divinità del Padre, del Figlio e dello Spirito santo in tre persone uguali. Chi segue questa norma sarà chiamato cristiano cattolico, gli altri invece saranno stolti eretici, né le loro riunioni potranno essere considerate come vere chiese; essi incorreranno nei castighi divini e anche in quelle punizioni che noi riterremo di infliggere loro.”

2. Codice di Teodosio(408-450) xvi, x, 10

“Nessuno si macchi di sacrifici, nessuno uccida una vittima innocente, nessuno si avvicini ai luoghi di purificazione, perlustri i templi o mostri ammirazione per le statue degli dèi plasmate da mano di mortale, perché non si renda colpevole e non incorra in sanzioni divine e umane. Questo criterio uniformi anche l’operato dei giudici, in modo tale che se qualcuno pratica il rito pagano qui in città oppure, in un qualche luogo dove si trovi per via, sia entrato in un tempio per adorare, venga trattenuto e paghi immediatamente una somma di 15 libbre d’oro, né sconti il suo dovere con altrettanta prontezza con una somma equivalente, a meno che non si presenti davanti al giudice ed immediatamente, con pubblica dichiarazione, ritratti.”

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