Il sogno che cambiò l’Occidente

EUSEBIO DI CESAREA

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(265-340ca), La vita di Costantino, i, in M. Simonetti, Letteratura cristiana antica, ii, Casale Monferrato, 1996, 113ss.

Ecco la versione del sogno di Costantino secondo il racconto di Eusebio, che l’imperatore conobbe personalmente. Del sogno, le versioni (molto diverse l’una dall’altra) sono almeno tre.

“Mentre l’imperatore era assorto in preghiera e rivolgeva in tutta sincerità la sua supplica, gli apparve un segno divino veramente straordinario, al quale non sarebbe certo facile credere se fosse stato un altro a parlarne. Ma poiché il vittorioso imperatore in persona, molto tempo dopo, quando cioè fummo onorati della sua amicizia e della sua familiarità, rivelò l’accaduto direttamente a noi, che siamo gli autori della presente opera, e poiché egli stesso confermò con solenni giuramenti le sue parole, chi mai potrebbe nutrire tanti dubbi da non prestar fede all’intiera vicenda?…

Nell’ora in cui il sole è a metà del suo cammino, quando il giorno comincia appena a declinare, disse di aver visto con i propri occhi, in pieno cielo e al di sopra del sole, il segno luminoso di una croce, unita alla quale c’era un’iscrizione che diceva: “Con questa vinci!”. A causa di tale visione un grande sbigottimento si impadronì di lui e di tutto l’esercito, che lo seguiva nel corso di un suo viaggio e che fu spettatore del miracolo. Raccontava che molta era la sua incertezza sulla natura di quella apparizione. Mentre rifletteva e pensava a lungo sull’accaduto, sopraggiunse veloce la notte. Allora gli si mostrò in sogno Cristo, figlio di Dio, con il segno che era apparso nel cielo e gli ingiunse di costruire un’immagine simile a quella del segno osservato in cielo e di servirsene come difesa nelle battaglie contro i nemici. Non appena spuntò l’alba, si levò e raccontò agli amici tutto l’arcano. Convocò poi presso di sé orefici e artigiani esperti in pietre preziose, si mise a sedere in mezzo ad essi ed illustrò la forma del segno, che ordinò di riprodurre in oro e pietre preziose. …

La sua foggia era la seguente. In un’alta asta ricoperta d’oro s’innestava un braccio trasversale in modo da formare una croce; in cima a tutto era fissata una corona intessuta di pietre preziose ed oro; su questa corona due segni, indicanti il nome di Cristo, mostravano, per mezzo delle prime lettere (con il rho che si incrociava giusto nel mezzo), il simbolo della formula salvifica: l’imperatore prese poi l’abitudine di portare anche in séguito questo monogramma inciso sul suo elmo. Al braccio trasversale, che era infisso nell’asta, si trovava sospesa una tela di gran pregio: si trattava di un manto regale ricoperto di una grande varietà di pietre preziose, intrecciate tra loro e sfavillanti come i raggi della luce, tutto trapunto d’oro, che a quanti l’osservavano offriva uno spettacolo di una bellezza indescrivibile. Questo tessuto, legato al braccio trasversale, aveva uguale misura sia in lunghezza che in larghezza; l’asta verticale, che dalla base si allungava di molto verso l’alto, proprio sotto il segno della croce, lungo l’orlo superiore del drappo, recava disegnato in oro il busto dell’imperatore caro a Dio, insieme con quello dei suoi figli. Di questo segno salvifico l’imperatore si servì sempre come difesa contro tutte le forze avversarie e nemiche, e ordinò che altri oggetti simili ad esso fossero messi alla testa di tutti i suoi eserciti….

Nella circostanza sopraddetta, colpito dalla straordinarietà della visione, decise di non venerare nessun altro Dio all’infuori di quello che aveva visto con i propri occhi. Convocò i sacerdoti depositari della sua dottrina e chiese loro chi mai fosse [questo] Dio e che cosa volesse significare il segno che gli era apparso in visione. I sacerdoti dissero che si trattava del Dio figlio unigenito dell’unico e solo Dio, e che il segno che gli si era manifestato rappresentava il simbolo dell’immortalità, raffigurante il trofeo della vittoria sulla morte, vittoria che Cristo aveva un tempo ottenuta durante il suo passaggio sulla terra; illustrarono i motivi della sua venuta e gli diedero una chiara spiegazione circa l’incarnazione.”

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One thought on “Il sogno che cambiò l’Occidente

  1. “In hoc signo vinces”…con questo segno vincerai…

    Il sogno ha da sempre rappresentato un’esperienza di conoscenza e,secondo la tradizione, con esso si stabilisce un contatto più o meno diretto con la legge divina. L’uomo vive nella totale ignoranza del suo futuro e nell’ignoranza del significato ultimo della sua esistenza, è a questo punto che interviene il sogno, per liberare l’uomo da questa sua miseria, da questa sua povertà interiore. Il sogno mette in contatto con il proprio destino, se con la parola destino intendiamo quello che dovrà o potrà accadere. Una tale concezione di sogno implica la credenza in una verità assoluta…uno Spirito, una divinità, Dio stesso.

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