Il testamento di un Papa

apostoli

Sto concludendo in questi giorni la lettura dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, e sento necessario fermarmi a fare qualche riflessione su questo testo che ha accompagnato i miei (confesso, sempre pochi) momenti di meditazione.

1. Innanzitutto, non leggevo per intera una lettera magisteriale dai tempi della Redemptor Hominis (acccidenti, da più di 30 anni!). Semplicemente perché questo genere di testi mi annoiava e mi annoia. Limite mio, probabilmente, ma che con questa lettera non si è ripresentato. Anzi! Dopo aver fatto uso, per la mia meditazione personale, negli ultimi mesi, di testi di Tich Naht Hahn, del commento di Gandhi alla Baghavad Gita, del Diario della beata Angela da Foligno… mi sono trovato a meditare sul libro di un Papa.

2. Questo è, infatti, il secondo punto della mia riflessione: ho usato un’esortazione apostolica per far meditazione! Ma già il fatto che io mi sorprenda è segno di un paradosso. Un’esortazione apostolica non dovrebbe, di per sé, per sua natura, essere testo per la meditazione? Ossia, per l’arricchimento interiore, per il ritorno alle fonti, per il nutrimento del poco tempo di silenzio che ci rimane… L’Evangelii Gaudium è un testo da meditare.

3. L’ho regalato. Anche questo non mi era mai capitato: per Natale, a vari amici ho regalato questa lettera (qualcuno avrà pensato anche che l’ho fatto per risparmiare, visto il prezzo!), perché ho avuto la sensazione, e continuo ad averla, che si tratta di pagine “necessarie”. Necessarie per il mio, per il nostro tempo: l’idea di un’evangelizzazione che ritrova le proprie radici, la propria passione, la forma elementare dell’amore è oggi decisiva. E’, quella di papa Francesco, una lettera “che sorride”, che non giudica, che obbliga a fare i conti con una serie di elementi che ci sembrava di poter dare per scontati. Una lettera che, vorrei, facesse tornare molti ad abbeverarsi alle fonti: una lettera che, prima che del magistero, riconduce al vangelo – sapendo che del vangelo il magistero è servo, oppure semplicemente non è.

4. Qualcuno, un paio di giorni fa, mi ha detto: “Sai che mi sembra che questa lettera sia un testamento?” E’ vero. E’ il testamento di un papa che ama l’uomo, che ama la chiesa, che ama dio. Ripensandoci, mi sono reso conto che, tra le altre cose, non solo non leggevo da trent’anni il testo di un pontefice per intero; ma quasi dal medesimo tempo non ne uscivo appassionato. E l’ultima pagina di un papa che mi aveva stupito, fatto piangere e che ancora mi leggo e rileggo, guarda caso, era un altro “testamento”, il Pensiero alla morte di Paolo VI. Ho un’unica preghiera: che papa Francesco non sia presto dimenticato come il suo predecessore.

5. E la dimenticanza è quel che molto mi preoccupa per un testo che è stato in cima alle classifiche delle vendite, ma di cui, paradossalmente, si parla poco a livello mediatico. Questo, infine, mi ha colpito: attorno a questa lettera-testamento c’è un silenzio assordante da parte dei media, anche cattolici; qualche “riassunto”, qualche timido tentativo di sintesi, ma non molto di più. E mi interrogo: sono io a vederci troppo o, semplicemente, questo è un testo che a molti fa paura? Perché? Qualcuno mi aiuti a capire…

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