Il senso… che cerco come un cieco

Xavier Emmanuelli

emmanuelli

(1938- ) Sulla soglia dell’eternità, San Paolo, 2011

Le ultime pagine del libro che è il vero e proprio testamento spirituale del fondatore di Medici senza Frontiere. Una pagina mistica, scritta da un credente non confessionale che, nel suo lavoro (che è stata la sua stessa vita) ha visto il bene e il male dell’umano, in tutta la sua ampiezza, tra guerre e gesti d’amore.

Nei bassifondi del mio cuore io vivo un poco da cataro e talvolta il pessimismo mi prende e la speranza mi abbandona. La manifestazione dell’incarnazione trascina per forza con sé la manifestazione del male. Non può essere che un Dio di bontà e di amore abbandoni le sue creature a queste sofferenze e a queste ingiustizie. Deve essere per forza combattuto da una potenza contraria, anche se percepiamo che, alla fine, sarà lui il vincitore… Questo pensiero arcaico e puerile mi invade quando sono scoraggiato. Non dura molto, ma si presenta insidiosamente per tentare una pista esplicativa all’aridità della desolazione e dell’ingiustizia che, a loro volta, non significano nulla.

I media, che determinano le opinioni, fanno vivere fatti complessi dentro un’inverosimile semplicità: il bene, il male, i boia, le vittime, queste qualificazioni rinunciano a estirpare dal magma della moltitudine i destini individuali.

Ora, lo so bene: ogni uomo è unico e tutta la storia dell’umanità, soprattutto nella nostra religione, è consistita nel fare emergere l’individuo, l’uomo singolo nella sua unicità, dall’indifferenziazione del gruppo. La salvezza è individuale, ci viene detto, ed è lì che si situa il mistero del Dio unico, benché l’infinita pluralità della vita sulla Terra e nel cielo ci indichi il contrario. Non vi sono che individui. Non vi sono che identità singolari, bestie, piante; gli uomini non si declinano altrimenti che sulla scala dell’individuo. Il nostro Dio che è desiderio di moltitudine, di salvezza dei popoli, è anche il Dio dell’uno. Ogni animale, dal più piccolo al più grande, ogni vita, dunque, apparendo sulla Terra ha detto: «Io». Ogni uomo a fortiori lo pensa ugualmente e ogni essere in seno alla moltitudine è di fatto unico e insostituibile. Che Dio è, questo Dio che è per tutti e per ciascuno?

Gli etologi sanno che gli animali vivono comportamenti stereotipati, che li imprigionano nelle sole possibilità della loro specie e razza. Tutti i cani del mondo non possono fare altro che agire da cani; i gatti, i topi o i pappagalli agiscono secondo comportamenti da gatto, topo, pappagallo, osservabili e riproducibili in tutto il mondo; non escono in alcun modo da questo quadro. Anche gli uomini hanno un medesimo passato animale e non possono agire a loro volta che secondo stereotipi e lasciandosi guidare da archetipi comportamentali propri della loro specie. È da questo fatto che ci viene la controversa nozione di natura umana. Se infatti siamo prigionieri di queste posture e dei nostri comportamenti, dove sta la libera scelta di ciascuno? Dietro i nostri occhi, al fondo della nostra testa, oscuramente vi è qualcosa che dice: «Io», che si conosce differente da tutti gli altri e che è predisposto alla scelta. E, d’altra parte, elevarsi significa far tacere quell’io ostinato che ha permesso la sopravvivenza, che ha dettato ogni nostro comportamento più inconscio, per tentare di fondersi in una improbabile unità, e così divenire adatto a ricevere in sé l’umanità di tutti gli altri. Dio abita questo sabotaggio di sé? E questo Dio non è esterno. Non è straniero, ma è la parte enigmatica che possediamo di lui e che sigla la nostra appartenenza divina.

«Mio Dio e mio Tutto», pregava san Francesco d’Assisi. Che il Tutto mi invada, mi illumini e mi annulli; quel Tutto che è fatto di tutti i me nella speranza e nell’amore…

Distruggi il mio me, distruggimi per farmi rinascere…

Ho fame, ho sempre fame della presenza, dell’essere, del senso che cerco come un cieco, che intuisco e il cui nome viene mormorato da oltre duemila anni.

La mia visione puerile dell’universo fa parte della mia preghiera. Sia lodato il Signore nella sua enigmatica sontuosità dalla Terra, dal cielo, dal Sole e dalle stelle e da tutto il cosmo.

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