Fratel Carlo e la ragazza fra i Tuareg

Carlo Carretto

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Beata te perché hai creduto, Edizioni Paoline, pagg. 9-13

«Vivevo nell’Hoggar in una fraternità di Piccoli Fratelli del Padre De Foucauld e mi guadagnavo il pane lavorando sulle piste di Tit. Mi ero affezionato ai Tuareg e spesso parlavo con loro. Fu durante un incontro con i Tuareg che io venni a sapere, quasi per caso, che una ragazza dell’accampamento era stata promessa sposa ad un giovane di un altro accampamento. La ragazza non era ancora andata ad abitare con lo sposo, perché era troppo giovane. Istintivamente avevo collegato il fatto al brano del Vangelo di Luca, dove si racconta proprio che la Vergine Maria era stata promessa sposa a Giuseppe, ma non era ancora andata ad abitare con lui.

 

Ripassando due anni dopo in quell’accampamento, spontaneamente, come per trovare motivi di conversazione, chiesi se il matrimonio fosse avvenuto. Ma notai nel mio interlocutore un turbamento, seguito da un evidente imbarazzato silenzio. Tacqui anch’io. Ma la sera attingendo acqua alla sorgente, vedendo uno dei servi del padrone, non potei resistere alla curiosità di conoscere il motivo del silenzio imbarazzato del capo dell’accampamento. Il servo si guardò attorno con circospezione e poi fece un segno che ben conoscevo, passando la mano sulla gola col gesto caratteristico degli arabi quando vogliono dire: ‘È stata sgozzata!’. Il motivo? Prima del matrimonio s’era scoperta incinta e l’onore della famiglia tradita esigeva il sacrificio.

Ebbi un brivido pensando alla ragazza uccisa, perché non era stata fedele al suo futuro sposo. E la sera, a compieta, sotto il cielo sahariano, volli rileggere il testo di Matteo sul concepimento di Gesù in Maria. Avevo acceso una candela perché era buio e la notte era senza luna. Lessi il Vangelo: ‘Prima che andassero ad abitare insieme, Maria si trovò incinta per opera dello Spirito Santo…’.

Ricordo come fosse ora. Sentii Maria vicina seduta sulla sabbia, piccola, debole, indifesa… Nella notte buia non vedevo le stelle. Vedevo attorno tanti occhi che brillavano come gli occhi degli sciacalli quando attendono gli agnellini. Erano gli occhi degli abitanti di Nazareth che spiavano quella ragazza e le chiedevano con tutta la potenza dell’incredulità di cui sono capaci gli uomini e più ancora le donne: ‘Come hai fatto ad avere quel figlio?’. Povera, piccola Maria, incomincia male la tua carriera! Come farai ad affrontare tanti nemici? Quella sera sentii per la prima volta che mi stavo avvicinando al mistero di Maria. Per la prima volta non la vedevo sull’altare come una statua immobile di cera, addobbata con abiti da regina, ma la sentivo sorella, vicino a me, seduta e con tanta stanchezza nelle vene.

Allora capii le parole del saluto di Elisabetta: ‘Beata te che hai creduto!’»

 

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Un pensiero riguardo “Fratel Carlo e la ragazza fra i Tuareg

  1. Grazie per aver condiviso questa riflessione di Fratel Carlo. Confesso che anche io spesso ho difficoltà a non immaginare Maria come una statua meravigliosa ma appunto di marmo. Lo stesso mi accade con i Santi, meno con Gesù (grazie al Vangelo). La chiave – per lo meno per me – è “l’incarnazione”. E questo che rende Dio terribilmente concreto. Mi impongo di guardare ai presepi – magnifici e zuccherosi – con questi occhi: il Dio onnipotente che si fa impotente pur di starci vicino

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