Pareri…

Taziano il Siro

taziano il siro

(125ca-180ca), Discorso ai greci, ii-iv, inSimonetti, Letteratura cristiana antica, i, Piemme, pagg. 295ss.

Quando non si affrontano gli argomenti, ma ci si limita a critiche e gossip…: non succede solo oggi, anzi: nell’antichità (nella politice e nell’apologetica) vi era lo stesso uso; anche meno politically correct. Una delle prime apologie cristiane, così aggredisce tutta la filosofia greca.

Che cosa poi di importante avete prodotto con la vostra filosofia? E chi mai tra quelli che più l’hanno coltivata si è conservato integro da millanteria? Diogene, che con la gran trovata della botte ostentava il suo autodominio, si prese una colica intestinale per aver divorato un polpo crudo e morì a causa di questa sua intemperanza. Aristippo, che se ne andava in giro col manto di porpora, sotto le apparenze dell’uomo dabbene si comportava da dissoluto. Platone, il filosofo, costrinse Dionigi a venderlo, tanta era la sua voracità.

E anche Aristotele, che ha voluto la stoltezza di assegnare limiti alla Provvidenza e ha circoscritto la felicità nel numero delle cose che erano gradite a lui, volle blandire in modo incredibilmente insensato quel ragazzaccio folle di Alessandro il quale – del tutto aristotelicamente – fece mettere in gabbia l’amico che non aveva voluto adorarlo e se lo portava in giro come fosse un orso o un leopardo. Certo, costui si conformava assai bene agli insegnamenti del maestro, quando metteva in mostra la sua virilità e la sua forza nei simposi o infilzava con una lancia un suo familiare – per giunta suo intimo amico – per poi piangerlo ostentando di volersi lasciar morire di fame per il dolore, in realtà perché i suoi non lo prendessero in odio. Ed io riderei volentieri di coloro che ancora oggi attingono alle sue dottrine; di coloro i quali dicono che tutto ciò che si trova al di qua della luna sfugge alle leggi della provvidenza, e, sebbene, proprio essi, rimangano ben più vicini alla terra di quanto lo sia la luna e molto al di sotto della sua orbita, pretendono di occuparsi di cose di cui non è possibile occuparsi…

Eraclito poi, che dice: “Mi sono istruito da me stesso”, non mi pare il caso di additarlo ad esempio, perché autodidatta e presuntuoso… La morte, alla fine, smascherò l’ignoranza di costui; essendo affetto da idropisia, si spalmò per intero di sterco di vacca, cosicché, quando questo impiastro si fu indurito, gli stirò tutti i legamenti del corpo ed egli finì tra gli spasimi.

Di Zenone, il quale pretende che in seguito alla conflagrazione universale ognuno risorgerà per fare le medesime cose di prima, voglio dire: …Dio… secondo costui, finirebbe col dover essere indicato come l’autore del male, ridotto a interessarsi di cloache, di vermi e di altre occupazioni innominabili. Che Empedocle fosse un impostore, lo hanno dimostrato le eruzioni laviche della Sicilia: non era un dio e mentiva quando asseriva di esserlo…”

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