Frigoriferi e Misericordine

William Kurelek_El burro que lleva a Dios
William Kurelek_El burro que lleva a Dios

Da decenni, almeno questa è la mia impressione, la discussione intraecclesiale sul valore della pietà popolare è ambigua e fortemente caratterizzata da due poli: da un lato l’ingenuità (anche un po’ colpevole) di chi riduce il cristianesimo a una serie di esercizi di pietà e ritiene ogni approfondimento “intellettuale” un rischio inutile per la fede; dall’altro la supponenza di chi, a partire dalla profondità della riflessione teologica, biblica, filosofica, si scosta dalla “pietà” con un sorriso di condiscendenza, quando non di chiaro disprezzo. Così ci si è venuti a trovare con una Chiesa che cammina a due velocità: quella popolare e quella colta (e non è assolutamente detto che la velocità maggiore appartenga alla seconda schiera!).

Da un lato abbiamo i padre Pio, le Natuzze, Lourdes, Medjugorje, Radio Maria…; dall’altro le Facoltà teologiche, i maestri del pensiero, i censori del pietismo. Da un lato abbiamo i Rosari, le Novene, le preghiere di liberazione da Satana…; dall’altro le discussioni se l’inferno esista, se sia vuoto, i dibattiti colti sulla bioetica, le esegesi testuali….

Personalmente confesso di frequentare molto più il secondo lato che non il primo. Ma non smetto di sentirmi interpellato dal fatto che “le moltitudini” frequentano più il primo del secondo. E’ inevitabile pensare che c’è più gente che va a Lourdes di quanta vada ad ascoltare una lezione dotta sull’esegesi biblica. E questo, qualcosa vorrà pur dire e dovrà pur dire agli intellettuali.

La differenza, come in tutti i campi, la fa la carità, la comunione. L’intelligenza, o è un servizio alla comunione, o non ha alcun valore (sia nella fede che nella scienza che nella politica). Ora, se c’è una cosa che papa Francesco sembra imporre a tutti, con la sua presenza (forte e colta, non c’è da dubitarne; eppure così “popolare”) è la continua dialettica tra questi due poli: egli può esibire la cultura profonda di un gesuita non banale, così come la semplicità “scandalosa” di chi offre le Misericordine alla folla domenicale. E’ una cosa che mi fa molto riflettere.

N.B.: Per quanto riguarda il “frigorifero” citato nel titolo, il riferimento all’intuizione di Crozza nella sua imitazione del papa non è per nulla casuale: metafora (voluta, fino a qual punto non lo sapremo mai) del carico di una Chiesa che, troppo, lascia portare il peso della comunione ai suoi pastori.

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2 pensieri riguardo “Frigoriferi e Misericordine

  1. A proposito del “frigorifero” (sul resto sottoscrivo). L’intuizione di Crozza è una provocazione a quella parte di Chiesa che ha fatto della “carità” (del Vangelo in genere) un ottimo argomento di marketing, una magistrale interpretazione a soggetto salvo poi vivere in palazzi restaurati a suon di milioni di euro e tutte le altre manifestazioni di vita non-evangelica che è fin noioso ricordare. Viene in mente la “sofferenza” di una lunga agonia di Giovanni Paolo II, in qualche modo “ostentata” e capitalizzata dall’entourage curiale. Crozza sembra domandare: “anche Francesco è un prodotto del marketing curiale?”. Abbiamo conosciuto indimenticabili gesuiti genuinamente evangelici che, giunti a cariche pastorali di rilievo, hanno saputo interpretarle con tutta la loro originalità e freschezza. Temo che il marketing curiale possa presto impossessarsi di questa novità che è Francesco (e forse le misericordine sono già un primo segnale). Certamente un frigorifero sulle spalle di Crozza-Bergoglio, circondato da persone che lo lasciano solo a portare il peso, fa pensare ad una (parte di) Chiesa che finora ha lasciato portare il peso della comunione solo a qualcuno (e non sempre questi qualcuno sono stati i Pastori) e ora non le poteva capitare niente di meglio che a portare il peso sia il Papa in prima persona. In sostanza, per parafrasare Venditti: compagno Francesco, ti salverai o finirai in banca pure tu?

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    1. Mah, sai le metafore dipendono sempre molto dalle interpretazioni. La tua è plausibile ma mi piace pensare e sperare che ci sia ben altro oltre al marketing. Quanto Francesco resisterà al tempo e alla curia non lo sapremo se non in seguito: io mi godo il presente (finalmente) e non mi preoccupo se il futuro sarà peggiore (perché non serve). Infine: mi importa davvero poco ormai (starò invecchiando) della parte di chiesa che sfrutta i suoi martiri; mi importano sempre di più quei martiri e “giusti” per i quali (cito Soltzenitsin, a memoria, perché Venditti mi infastidisce un po’ :-)))) “stanno in piedi le chiese, le città e il mondo intero (La casa di Matrjona).

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