Alcuni vanno sulla montagna…

Maurice Bellet

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Dio? Nessuno l’ha mai visto, San Paolo, pp. 95ss

Alcuni vanno sulla montagna, là dove gronda il fuoco che getta nel terrore tutti quelli che abitano in basso. A meno che sulla montagna, dopo che la terra ha tremato, venga il soffio leggero – e l’uomo, nel suo giusto timore, si copra il viso. Oppure, in cima alla montagna, è l’uomo stesso che diviene splendente di luce, come se in lui divenisse visibile ciò che l’occhio umano non può vedere.

Alcuni se ne vanno per le città, tra i poveri, indugiando nella miseria. Aiutano. Non hanno altra luce che quello che intravedono sul viso del più derelitto, del più sfatto, del più smarrito.

Altri abitano con gioia la bella casa del grande riposo. Qui tutto è pace e fiducia. Gli orrori del mondo sono rimasti fuori dall’uscio: per affrontarli con forza occorre davvero che vi sia questo luogo di parola e di ascolto, di pace e di libertà. Ma alcuni abitano sulla soglia della bella casa, o se ne vanno. E alcuni piangono di tristezza. Costoro rifiutano che gli orrori del mondo restino alla porta; occorrerebbe che tutto e tutti potessero entrare, perché tutto sia salvo: non vi è altra verità.

Altri ancora attraversano il deserto della grande sete. Nulla, nulla, e ancora nulla. Non è nemmeno più l’assenza. E’ l’assenza dell’assenza. Ci si trova al punto che quanto in noi è più intimo è divenuto estraneo, come semente in inverno; lo sguardo più attento non vede nulla. Verrà la primavera.

Accadrà che qualcuno gridi, dalla profondità di quaggiù, verso ciò che non ha più nome né viso. Il grido sale dal fondo di questo pozzo, oltre il quale ogni degna saggezza ha saputo mettere la pietra del silenzio.

Si possono leggere libri, navigare per quanto è possibile nell’oceano delle letture. Talvolta il libro parla. Porta il lettore là dove nessuno era mai giunto. Dice con le sue parole, il suo inchiostro, la sua carta ciò che il lettore, divenuto vivente, comprende infine con il proprio cuore.

Si possono guardare le stelle. Ascoltare il canto dell’universo. E’ più di quanto noi fabbricheremo mai, noi gli industriosi! Ecco lo splendore, gusto e dimora. Non attende nulla, non desidera. E la potenza invisibile che fa che il mondo sia, desidera pure che tutto sia e che possa liberarci dalla bassezza.

La madre guarda il figlio che è nato. Il padre guarda il figlio e la madre. Il figlio viene da loro, dal loro amore. E non viene da loro. Non appartiene a loro, è da altrove. Si tratta di riconoscere che essi potranno amarlo, come gli uomini possono amarsi in verità; poiché ciascuno di loro è portatore di infinito.

Dio, nessuno l’ha mai visto.

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