Saremo mistici…?

Paul Knitter

Knitter al centro, in una riunione interreligiosa
Knitter al centro, in una riunione interreligiosa

Senza Buddha non potrei essere cristiano, Fazi, pp. 19-21

Karl Rahner, uno dei più stimati teologi cattolici del secolo scorso (e mio professore), riconobbe tale bisogno in un’affermazione ripetuta in lungo e in largo: “In futuro i cristiani saranno mistici, o non saranno nulla”.

Buddha mi ha messo in grado non soltanto di capire ma anche di cogliere la verità delle parole di Rahner come un vero e proprio pugno nello stomaco: sì, è proprio una questione di sopravvivenza. […]

Quando Buddha si rifiutava di parlare di Dio per fare strada all’esperienza dell’Illuminazione, sottolineava perfino con maggior vigore lo stesso punto cui mirava il ragionamento di Rahner […]: Dio deve essere un’esperienza, prima di poter essere una parola. A meno che Dio non sia un’esperienza, qualsiasi parola possiamo usare per il Divino sarà priva di contenuto, come cartelli stradali che non indichino nessuna destinazione, come lampadine senza elettricità. L’avvertimento lanciato da Buddha, che credo Rahner sottoscriverebbe, è il seguente: se volete usare parole per parlare di Dio, assicuratevi che esse siano precedute o almeno sorgano da una vostra esperienza personale; è un tipo di esperienza che vi toccherà nel profondo, forse vi fermerà sul vostro cammino, vi colmerà di stupore e gratitudine, e costituirà un’esperienza per cui vi accorgerete che non esistono parole adeguate. […]

Non basta dire “amen!” a un credo o obbedire scrupolosamente a una legge, oppure partecipare con regolarità alla liturgia: per quanto l’esperienza personale richiesta possa essere mediata da una comunità o da una chiesa, essa deve tuttavia essere personale. Senza un’esperienza mistica personale non ci si può autenticamente e onestamente definire religiosi.

Però al contempo si diviene liberi tanto di affermare e di trovare senso nella fede e nelle pratiche della propria chiesa, quanto di criticare la propria religione, il che significa porsi al disopra, confrontarsi con e insieme portare pazienza verso di essa. Sia Buddha che Gesù, per via delle loro straordinarie esperienze mistiche personali, furono in grado di criticare coraggiosamente le proprie religioni, hinduismo e giudaismo (Gesù al punto di finire in guai seri), ma anche di affermare e preservare quanto vi trovarono di vero e di buono. I mistici, infatti, sono tanto seguaci fedeli, quanto critici scomodi – a mio parere proprio quello di  cui le chiese cristiane hanno bisogno oggi.

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