Come si presenta Dio (e come il dirlo è già bestemmiarlo)

Angela da Foligno

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(1248-1309) Il libro dell’esperienza, Adelphi, pp. 205-206

Dio si presenta all’anima… in due modi. Nell’uno le si fa presente nell’intimo suo. Lo sento presente e capisco come sia lì in ogni creatura, in qualsiasi cosa che è, sia diavolo sia angelo buono, sia in inferno che in paradiso, sia nell’adulterio che nell’omicidio che nelle opere virtuose, in qualsiasi cosa fornita di essere, tanto se è bella quanto se è turpe.

Non lo intuisco meno presente in un demonio che in un angelo buono. Perciò quando sto fissa in questa verità, non mi diletto meno di Dio guardando un diavolo o un adultero che un angelo buono, un’opera buona.

Questa sua presenza equivale a un far luce con grande verità e grazia divina, così che, guardando in tal modo, l’anima non può offenderlo in nulla, e ne riceve molti doni divini. Intuendolo presente in tal modo, l’anima si umilia e ne tira confusione per i suoi peccati, e ne riceve una grande dote di sapienza, gran conforto e gioia.

L’altro modo è più speciale e assai diverso dal primo; e conferisce una gioia diversa, perché mi ricovera tutta in sé. E fa nell’anima operazioni divine con grazia maggiore, sprofondandomi in un abisso tale, per cui il solo suo avverarsi, senza alcun contorno di doni, è il bene: un bene uguale a quello che hanno i santi nella vita eterna.

In paradiso i santi hanno doni diversi, chi più chi meno: ma dico che tutti (e tuttavia non lo so dire, perché mi accorgo che il mio dire è piuttosto un rovinare e bestemmiare che un dire), ma dico che tutti sono un espandersi dell’anima, un dilatarsi che la fa più capace di contenere quello che le viene da Dio.

A questo modo di presentarsi di Dio all’anima, segue il modo della manifestazione, che consiste nell’aprirsi di lui a lei. La dilata, la colma di doni e dolcezze mai sperimentate, con una profondità senza precedenti. Allora l’anima è estratta da ogni tenebra. Le è data una conoscenza di Dio superiore a quanto io possa mai capire, con tal chiarezza e certezza, in un tale abisso che nessun cuore se lo potrebbe immaginare. […] E di conseguenza non può dirne nulla, perché non si trova parola che suoni adeguata, come è vero che Dio non può esser spiegato mai.

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