Cattolici credenti e cattolici pensanti

Henri-Irénée Marrou

marrou

(1904-1977), Del buon uso di un’enciclica (1950)

Il testo ha la sua origine come commento all’Humani generis, ma tocca (ed è quel che qui importa) in modo originale il tema della relazione tra fede e conoscenza della tradizione culturale e dogmatica del cristianesimo, tra dogma e libertà di pensiero.

Il nostro tempo, ossessionato dai problemi della prassi, assillato dalla volontà di agire, inclina al disinteresse per la conoscenza meramente speculativa e questo, sul piano religioso, comporta un calo inquietante dello spirito teologico, sì che i principi più fondamentali su cui poggia la fede cattolica sembrano troppo spesso messi in disparte. […]

Vale la pena di ripeterlo ancora, pure se si tratta di cosa conosciutissima: la Chiesa cattolica non può concepirsi separata da tutta l’elaborazione dogmatica accumulata nel corso di tanti secoli. […] Non si tratta, come ben si comprende, di rendere teologo ogni cristiano. Quello che sostengo è che ogni cattolico deve prendere coscienza della sua fede e alimentare questa presa di coscienza a quel livello tecnico e con quella elaborazione che la sua cultura personale gli consente. La Fede non è un dato inerte: essa vive nell’anima del credente e vive o per crescere o per morire. […]

La fede cattolica esige da ogni credente uno sforzo culturale (e qui il termine cultura deve intendersi in senso soggettivo) e tale cultura non è veramente cattolica se non si alimenta alla fonte autentica del magistero ecclesiastico, perché è nella Chiesa e per mezzo della Chiesa che abbiamo la possibilità di accostarci alle Parole di Vita Eterna […].

Negli ambienti cattolici vi sono degli spiriti inclini ad allarmarsi, i quali non riescono a capire che l’errore o, se si vuole, l’eresia è un sottoprodotto inevitabile di ogni attività dottrinale creatrice (ma sì: il Papa deve mettere in guardia contro certe opinioni false e questo è, in un certo senso, un sintomo consolante, perché se ci si inganna o si rischia di cadere in errore, significa almeno che si pensa e che si pensa attivamente!). Gli allarmisti confondono l’ortodossia con la pigrizia spirituale e, per evitare gli errori o i pericoli di cadere in errose, rinunciano volentieri a pensare e vorrebbero che tutti facessero la loro stessa rinuncia.

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