La scelta spirituale

camaldoli-wood

In questi giorni si sta svolgendo l’annuale appuntamento di TORINO SPIRITUALITA’ (qui il programma). Il tema di quest’anno è IL VALORE DELLA SCELTA. Della scelta religiosa, certamente, ma anche della scelta tout court, poiché sempre di più cresce la consapevolezza che la scelta umana e la scelta spirituale siano la medesima cosa. D’altro canto, si separa sempre di più la relazione, un tempo assoluta, tra vita spirituale e religione/religioni. L’impressione è che stiamo scoprendo con maggior consapevolezza la nostra relazione personale con l’Assoluto (lasciatemelo chiamare così, per ora) in qualunque forma esso si presenti, proprio mentre percepiamo che l’appartenenza a un credo ben definito non è così essenziale per la nostra esistenza (e per la nostra salvezza: anche qui, lasciamo che sopravviva questo termine che ha una lunga storia).

Non a caso, una della tavole rotonde di Torino aveva proprio questo titolo: LA SCELTA DI NON APPARTENERE. Che presuppone la dismissione della militanza, la conversione, l’abbandono dello stato clericale… Ora, se questo processo, di secolarizzazione dello spirituale, se non significa fine dello spirituale, presuppone però una trasformazione epocale.

Innanzitutto ripropone una consapevolezza che anche nel Vangelo è pronunciata con chiarezza: “Il regno di Dio è dentro di noi/in mezzo a noi” (cf. Luca 17,20-21): le due traduzioni possibili del testo di Luca esprimono anche i due poli attorno ai quali, a mio parere, va ricostruita una seria idea (post-religiosa) della vita spirituale:

1. un lavoro interiore che non dimentica “che non siamo solo carne, ma anche spirito”

2. il recupero di una spiritualità non individualistica, ma di comunione e di comunità (che deve trovare la sua espressione sia nella meditazione/preghiera comune, sia nelle forme della carità.

In qualche modo, mi sembra, che l’epoca in cui viviamo stia portando alla conclusione di quella separazione tra carne e spirito, anima e corpo, che ha guidato la religiosità per secoli. La vita “interiore” deve integrarsi con quella “esteriore”. Siamo una moneta che non può camminare se dimentica una delle sue facce. E la vita spirituale, attraverso questa dialettica dentro/fuori, deve tornare a cercare forme di comunione e non di solitudine. Le due scommesse per il futuro sono queste.

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