Il cristianesimo al tempo dell’evoluzione

Pierre Teilhard de Chardin

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(1881-1955) Cristologia ed evoluzione

Ci si è parlato anche troppo di agnelli e io vedrei volentieri rivenir fuori dei leoni. “Troppa dolcezza e troppa poca forza”. Con questa espressione immaginosa mi pare di compendiare le mie impressioni e la mia tesi, quando si vuole esaminare il problema di tradurre la dottrina evangelica in modo idoneo perché sia intesa dal mondo moderno.

E’ un problema vitale. La maggior parte del nostri contemporanei non ha una percezione precisa di cosa significhino il mistero dell’Incarnazione e quello della Redenzione, mentre tutti reagiscono vivacemente di fronte all’armonia o allo scompenso spirituale che quei misteri provocano sul terreno della morale e della mistica. Siamo soliti noi cristiani a illuderci che, se tanti pagani restano lontani dalla fede, ciò si deve al fatto che predichiamo un ideale troppo perfetto e troppo difficile. E’ questa proprio un’illusione. […]

Orbene, se dobbiamo dire la verità sulla predicazione evangelica di oggi, si deve constatare che non attira più nessuno o quasi nessuno; e la ragione è che si è fatta incomprensibile. […]

Per restare oggi fedeli al vangelo, vi è stretto dovere di confermare la sua legge spirituale al nuovo volto dell’Universo. L’Universo ha ormai acquisito nella nostra esperienza una dimensione in più, poiché non è il giardino ben coltivato dove la fantasia del Creatore ci pone in esilio temporaneo.  E’ divenuto il grande opificio, che si edifica gradualmente e che occorre salvare insieme alla nostra salvezza: scopriamo di essere noi gli elementi atomicamente responsabili di una Cosmogenesi. E allora, che cosa diventano, quando siamo trasportati in questo nuovo spazio, le direttive morali del cristianesimo? Come dobbiamo svilupparle affinché esse conservino intatto il loro valore? […]

Un tempo l’adorazione significava optare per Dio e staccarsi dalle cose, che venivano a lui posposte e sacrificate. E invece ora l’adorazione significa immettersi corpo e anima nell’atto creatore. Questo, questo soltanto, per quel che ne possiamo giudicare noi, si rivela capace di giustificare e di mantenere nel mondo il gusto fondamentale della vita.

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One thought on “Il cristianesimo al tempo dell’evoluzione

  1. Reblogged this on I segni e le cose and commented:
    “Il Mondo (il valore,l’infallibilità e la bontà del Mondo), ecco in ultima analisi, la prima, l’ultima e l’unica cosa in cui io creda. Ed è a questa fede, io lo sento, all’ora della morte, oltre tutti i dubbi, io m’abbandonerò.” Queste parole, che Teilhatd ha pagato a duro prezzo, se mantenute nel loro reale contesto in cui furono scritte (Comment je crois, 1934) credo possano essere un degno commento a queste interessanti riflessioni…

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