Tradizione e interpretazione

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In vari modi, nei giorni scorsi, la parola Tradizione è riemersa con forza nel contesto ecclesiale. Ma, in realtà, si tratta di una continuità, non certo di un ritrovamento. Come potrebbe essere, altrimenti? Tutta la storia del cristianesimo si fonda, come negarlo?, sul duplice fuoco di Parola e Tradizione: fedeli alla Parola e fedeli alla Tradizione, si ripete da secoli, per garantirsi la continuità all’interno del mutamento. Ma è davvero, semplicemente, così? Ma, soprattutto, cosa significa “fedeltà”?

Io sono fedele a un ideale quando lo ripropongo così come l’ho ricevuto, senza alcuna attenzione al mutamento dei contesti? Sono fedele al mio sposo o alla mia sposa quando ripropongo il mio matrimonio senza alcuna trasformazione, sempre identico al primo giorno? La fedeltà, cioè, è ripetizione senza innovazione? E’ reiterazione del dato passato senza sguardo al presente e al futuro? E’ identità eterna, senza dialettica? Il problema, mi sembra, non sta tanto nel concetto di tradizione, ma in quello di fedeltà. E’ la comprensione del senso della “fedeltà” al messaggio, che permette di superare il contrasto fra tradizionalisti e innovatori: poiché i primi intendono la fedeltà alla tradizione come una “conservazione” del dato; i secondi, rischiano di dimenticare proprio la fedeltà in nome di un bisogno di novità.

Entrambi, però, rischiano di dimenticare che noi non possediamo la verità (anche la verità rivelata!) se non nella forma dell’interpretazione. Quando pronunciamo un dogma, un precetto, ma anche una contestazione, una nuova prospettiva, un bisogno di fondo e di base, noi “interpretiamo”; e questa interpretazione entra immediatamente a fare parte del lavoro della “tradizione”, della “consegna del messaggio”. Nessuno di noi, nessuno dei gruppi (di destra o di sinistra che siano) ecclesiali, nessuno degli ordini religiosi, neppure l’intera chiesa militante possiede la verità. Tutti, bene o male, meglio o peggio, “interpretiamo”, “indichiamo”, partecipiamo alla tradizione. Tutti siamo tradizione; e l’insieme del nostro pellegrinare è “tradizioni”, consegne imperfette del messaggio. Oltre ogni fondamentalismo e senza (onestamente) pensare che questo sia relativismo. La verità, infatti, è assoluta; ma la nostra comprensione (anche nella forma storica del dogma) è relativa, relazionale, responsoriale.

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