La prima preghiera di Abramo

Louis Massignon

massignon

(1883-1962) Parola data, Adelphi, pagg. 271-272

Una pagina straordinaria, sulla relazione tra le fedi e sulla paradossale preminenza della preghiera d’intercessione per chi è fuori da ogni fede scritta da una delle grandi figure del dialogo interreligioso e interculturale. Personalmente ne sono rimasto folgorato.

Una In questo momento in cui lo spavento che ci nasconde l’approssimarsi della nostra fine ultima ci fa voltare indietro verso le nostre origini, in questo momento in cui l’avvelenata malizia dei nostri dissensi ci obbliga a cercare i nostri comuni antenati, è cosa saggia riprendere, a uno a uno, gli anelli della catena spirituale dei testimoni puri da cui dipendiamo…: essi ci riconducono ad Abramo, con tanta più forza quanto più il nostro caso è senza speranza.

Abramo è intercessore più di ogni altro avvocato delle cause disperate: perché gli altri Santi guaritori di disperazione cauterizzano ferite passeggere, mentre egli continua a essere invocato come Padre da dodici milioni di ebrei circoncisi (che aspirano a possedere soltanto per sé quella Terra Santa che venne loro promessa un tempo) e da quattrocento milioni di musulmani (che confidano pazientemente nel medesimo Dio di quella Terra, in occasione delle cinque preghiere, dei fidanzamenti, dei funerali e del pellegrinaggio). Gli ebrei hanno ormai solo una speranza, ma è speranza abramica; i musulmani hanno ormai solo una fede, ma è quella di Abramo nella giustizia di Dio (al di là di tutte le apparenze umane).

E queste due secolari proteste, immobili come vulcani attivi, sovrastano il decorso delle gioie e dei crucci passeggeri degli Incirconcisi, nel tempo del crepuscolo degli idoli. Sennonché, a ben cercare, si ritrovano, disseminate in ogni dove, le ceneri ancora calde di un’eruzione spaventosa, anch’essa abramica, quella della Città maledetta che si era esclusa da Dio per amore di sé, e che concentrò ogni fede e ogni speranza in un patto fra uomo e uomo, come è d’uso tra i forzati. Patto che, tuttavia, un tempo ne legò gli abitanti ad Abramo, e che, per due volte, costrinse quest’ultimo a pregare per loro, le creature di Dio maggiormente trascurate; patto di lealtà tra ergastolani, che per Abramo fu il sorprendente punto di partenza della sua vocazione ecumenica; parola data, rispettata, ultimo rifugio della trascendenza divina, della testimonianza fedele che vivifica ogni fede e ogni speranza. Fra le tre solenni preghiere di Abramo, prima di quella per Ismaele l’Arabo e per i musulmani, prima di quella per Isacco e per le Dodici tribù generate da Giacobbe suo figlio, la prima preghiera che dobbiamo riprendere è quella per Sodoma: senza curiosità malsana e, nel contempo, senza ipocrita disdegno.

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