Per non dimenticare da dove veniamo

Edward Schillebeeckx

schilleb

(1914- ), Gesù. La storia di un vivente, Brescia, 1976, passim

 

Finché non prenderemo sul serio questa dinamica, sarà difficile tradurre il vangelo nella storia: finché l’emancipazione di sé, la propria individualità, il valore assoluto dato all’identita e singolarità (tutte cose buone, naturalmente…) non saranno ristabilite nella loro giusta posizione di fronte all’assoluto, non saremo “imitatori di Cristo”.

L’effetto sconvolgente della prassi di vita e del messaggio di Gesù e del suo fallimento storico sta – nella nostra situazione moderna – nel fatto che l’idea attuale di emancipazione totale mediante liberazione di sé è messa in discussione da Gesù. La sua morte per esecuzione non fece vacillare la sua certezza della ventura sovranità di Dio, pur sempre intenta all’umanità: faccia a faccia con la sua morte imminente, egli continuò a offrire salvezza da parte di Dio….

Perfino nella morte Gesù non si aggrappa alla propria identità e quindi autoconservazione, ma si preoccupa della causa della sovranità di Dio, che ai suoi occhi velati si sottrae, ma che certamente verrà. Pertanto il messaggio di Gesù, firmato dalla sua morte, mette in discussione la nostra comprensione di noi stessi, parlando di Dio che tacitamente si rivelò nel fallimento storico di un Gesù inerme sulla croce. Dio è intento all’umanità, ma in un mondo che visibilmente non sempre lo è altrettanto…”

 

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2 thoughts on “Per non dimenticare da dove veniamo

  1. Leggendo proprio in questi ultimi giorni un libro della Zarri, ho scoperto che Schillebeeckx è un suo grande punto di riferimento…Sì, è una grande verità questa che dici attraverso di lui e cioè il fatto che una determinata cultura che prometteva tutte quelle “cose buone” che emancipandoci ci avrebbero finalmente fatto diventare “adulti” e consapevoli di noi stessi e dunque liberi, in realtà era, è stata, portatrice inconsapevole di un enorme inganno. Mi esprimo così, proprio nei termini del mio sentire, consapevole della facilità con cui può non essere condiviso e addirittura suscitare inviperimenti. E’ una realtà sulla quale da tempo rifletto e che, sempre secondo me, segna una pista di approfondimento obbligato non semplice perché richiede coraggio; un bene del quale c’è penuria perché il mondo e il sistema offrono soluzioni immediate a tutto. Il raffronto che fa l’autore tra l’arrendevolezza estrema di Cristo in croce e la nostra chiusura a riccio in difesa di noi stessi è cruda ma parla. Se fa riflettere bene porta su una via che mette quasi paura e mi viene per esempio da chiedermi: il cristiano ( non il devoto osservante di precetti ma il seguace, il discepolo, insomma, l’ imitatore di Cristo), è uomo dei diritti? Cristo quel venerdì li ha mollati tutti!!
    Guarda che se uno ( magari anche un sistema!!!) si mette su questa pista e continua va parecchio in crisi perché, come dice bene il nostro ” mette in crisi la comprensione di se stesso” e scopre magari che quella cosa apparentemente facile e lineare che era abituato a fare su se stesso era in realtà una comprensione indotta e pilotata e che il vero sé stesso, la vera identità, la vera emancipazione ha ancora da venire. Ma non è semplice; le ideologie infatti saranno anche morte ma il cadavere è sempre caldo e mi sa che fino a che non avverrà la sepoltura…
    Spero tu ne attragga su questo tema.
    A proposito di diritti e della loro dinamica sociale, in relazione al desiderio, ho trovato utile, lucida, illuminata e profetica la lettura di Luigi Zoia, “La morte del prossimo” ( Einaudi). Magari qualcuno potrebbe avere voglia di leggere, chissà.

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