Non prevalebunt, non prevarranno

fiammella

Ieri, pranzando con amici, e commentando l’ennesimo caso di “malachiesa” che vedeva coinvolto un prelato romano nelle dinamiche infinite che l’avidità propone, qualcuno mi consigliava di aprire un “foglio” in più nel mio blog in cui raccogliere quotidianamente le tristi vicende per le quali, citando il profeta, “il nome di Dio è maledetto tra i popoli per causa nostra”… Dei titoli per una tale rubrica, a un certo punto è emerso quello che apre questo post: Non prevalebunt. Non prevarranno. Chi? E su cosa?

Non prevalebunt è una delle frasi-motto delL’Osservatore Romano ed è ricavata da un brano del vangelo di Matteo 16, 17-18: «Io ti dico: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa». Le porte degli inferi stanno a indicare il male, nelle sue forme peggiori, il male che assedia i nostri giorni, che sentiamo premere, talvolta nella forma del dolore, fin dentro la nostra carne. Senza stare a scomodare immagini diaboliche e infernali, le vite quotidiane vivono di questa presenza: nella malattia di una cara persona, di un amico, di un genitore; nel dolore fisico dei nostri malanni; nella fatica interiore delle nostre depressioni; nella preoccupazione del domani e dell’oggi (ancor più viva in questi tempi di economia poco futuribile)… Le porte degli inferi sono talmente ampie e, spesso, ci sembrano tanto protese sulle nostre vite, da portare alcuni persino a desiderare la morte. In tutto questo, il luogo della comunione e della consolazione, che dovrebbe essere la comunità credente – le comunità credenti, oserei dire, a qualunque confessione e religione appartengano, sembrano essere sempre più spesso, fonti di ulteriore scandalo e fatica.

Ma non prevarranno. Più ci penso, più avanzo nella vita, più mi sento convinto: non prevarranno i gestori dello IOR, non i preti pedofili, non coloro che confondono la legge con Dio; ma neppure i semplificatori, i banalizzatori, per i quali tutto è uguale a tutto e tutto è permesso a tutti; non prevarranno i tristi, né coloro che scandalizzano i piccoli; non prevarranno quelli che parlano del diavolo più di Dio stesso, né quelli che negano la verità del male; non prevarranno. Purché coloro che cercano la giustizia e il bene non perdano la speranza. Purché ricordiamo che la speranza non è un atto solitario, ma di comunione.

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