Il divorzio e la comunione (2)

Weyden_Matrimony

Prima di cominciare, ringrazio chi ha scritto su questo argomento la settimana scorsa, in risposta al mio post. Sono state indicazioni molto utili anche per me, mi hanno aiutato a cogliere ulteriormente quanto questo tema sia decisivo per il presente e il futuro della Chiesa in quanto comunione e comunità. Credo, anzi, che all’interno della questione “eucaristia o meno ai divorziati risposati” siano presenti tutti i grandi temi sui quali la Chiesa deve oggi riflettere necessariamente. Provo a elencare le questioni in gioco (e sicuramente ne dimenticherò qualcuna). I poli in gioco, occorre ricordarlo, sono due: matrimonio ed eucaristia.

1. E’ uno dei pochi casi in cui è in gioco un comando preciso di Gesù: “l’uomo non separi ciò che Dio ha unito”. Il brano è Matteo 19,3-12.

2. Vi e anche un altra indicazione molto forte che non riguarda il matrimonio in quanto tale, ma la partecipazione all’Eucaristia e la necessità di riceverla “in modo degno”: “Chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore”. (1Cor 11,27)

3. Sempre Paolo offre quello che sarà il “motivo sacramentale” del matrimonio: il fatto che l’amore uomo/donna esprime quello Cristo/Chiesa. Come l’unione nel sacramento implica la testimonianza di questo amore indissolubile (Cristo non smetterà mai di amare la Chiesa), così il divorzio è espressione del fallimento di quella stessa testimonianza. (Cfr. Efesini 5,1-33)

4. La partecipazione all’eucaristia è considerata il culmine della partecipazione del fedele alla comunione della Chiesa. Questo è il motivo per cui si richiede (anche se non si usa quasi più) la confessione dei peccati gravi prima di accedere a essa. La questione dell’accesso all’eucaristia dei divorziati risposati deve fare i conti con la questione molto più ampia del rapporto tra “peccato/riconciliazione/comunione”: questo è uno dei veri nodi oggi in crisi nella vita della comunità cristiana.

5. Direttamente legato al punto precedente è quello della sessualità e della vita sessuale delle persone nella nostra cultura  e società. La gran parte dei cristiani (e dei comunicandi) non vive oggi secondo la morale sessuale “proposta” dalla Chiesa; e non percepisce come peccato e come male la propria vita sessuale “disordinata”. C’è, in questo ambito, un preciso distacco tra le direttive “dall’alto” e la quotidianità vissuta: questioni come la contraccezione, l’uso del preservativo, rapporto piacere/finalità procreativa, fino alla masturbazione, pornografia, rapporti prematrimoniali determinano quello che qualcuno ha chiamato “scisma nascosto”. la poca credibilità che anche il celibato si è ricavato negli ultimi decenni aumenta questo iato.

6. Legato al tema precedente, è propriamente il fatto che ciò che crea problemi nella persona divorziata e risposata non sta tanto nel divorzio (che qualcuno può anche aver semplicemente dovuto “subire”, non per sua scelta), né nel fatto che una persona si risposi (se paradossalmente vivesse castamente il suo nuovo rapporto non ci sarebbero problemi di sorta); il vero inghippo è che chi si risposa “fa sesso” con una persona che non è il coniuge di primo letto. Ossia: la questione dei divorziati risposati fa emergere precisamente il distacco tra morale sessuale affermata come principio e morale sessuale percepita in coscienza.

7. Altro tema tutt’altro che indifferente è il rapporto, nella comunità, tra chi vive con fatica il proprio rapporto matrimoniale e chi invece ha deciso di scioglierlo. Se c’è una ferita, in quest’ultima persona, nel sentirsi rifiutare l’eucaristia, non c’è una ferita altrettanto dolorosa in chi lotta per conservare un dono (che gli è richiesto con rigore) e vede acquiescenza nei confronti di chi, invece, quel dono lo ha negato? Ossia: la questione dell’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati tocca anche il tema della comunione (non solo eucaristica) nella comunità.

8. Si potrebbe continuare. Accenno solo, come ultimo qui, ma non come meno importante, al tema della sofferenza personale dei coniugi o di uno o una di essi, nel momento in cui si viene a trovare in questa situazione: oggi come oggi la Chiesa non offre (è triste dirlo) alcun percorso serio di riconciliazione, di comunione e di comunità per le persone divorziate e risposate. Quando parlo di percorso serio non intendo immediatamente l’accesso all’eucaristia, ma più semplicemente quello che sarebbe utile chiamare “accesso (o riaccesso) alla comunione della e nella comunità”. Trovo molto grave e limitante che si riduca il tutto (la parola è forte, lo so!) alla partecipazione all’eucaristia, “saltando a piè pari” quello che ne dovrebbe essere l’atrio: la partecipazione alla comunione nella comunità. Si giungesse, un giorno, a “dare l’eucaristia ai divorziati”, si sarebbe fatto davvero molto poco, se ciò non significasse “offrire comunione nella comunità” a queste stesse persone. L’eucaristia, in questo modo, sarebbe ridotta a un gesto meccanico, che non esprimerebbe più il suo stesso senso originario.

Tutto ciò può apparire un po’ complesso, forse, ma se si vuole fare un discorso cristianamente serio, non se ne può fare a meno.

Annunci

9 pensieri riguardo “Il divorzio e la comunione (2)

  1. Di tutte le attenzioni che segnali, i punti da tenere in considerazione, il piú importante e urgente (nel senso che da questo gli altri punti trarrebbero giovamento) è l’ultimo.
    Mi spiego: la domanda alla quale molti preti non sanno dare una risposta convincente, con conseguente smarrimento dei fedeli, compresi quelli “regolari”, é: cos ‘è un sacramento? E quindi: essere ammessi a un sacramento significa avere la garanzia che andremo in Paradiso, mentre esserne esclusi dalla Chiesa significa essere giá condannati all’Inferno? Purtroppo, dico io, molti fedeli pensano proprio questo, e da qui viene il dolore profondo dei divorziati risposati esclusi dall’Eucaristia: se sta la mentalitá “premiale” del sacramento (e io credo che stia, per la grande maggioranza dei fedeli!), i divorziati risposati sono ( nel senso che tali si sentono e che cosí pensano di loro quelli “a posto”) una delle poche categorie di persone giá condannate all’Inferno dalla Chiesa.
    Allora: o recuperiamo la dimensione terapeutica dei sacramenti, o tormentiamo le coscienze della gente. Colpevoli di questa grave inadempienza – perché pigramente seduti nel pregiudizio di cui sopra – sono in primo luogo i preti. È quanti tra di loro sentono che il sacramento é terapia di Dio, non sanno lottare per la riscoperta di questa dimensione, ma neppure sanno far tacere la voce della loro fede… Quindi danno l’eucaristia di nascosto…
    Una Chiesa povera di contemplazione e comprensione del Vangelo fa questo e altro…

    Mi piace

    1. Caro Luca, non credo che per tutti i presbiteri sia così, ossia solo una questione di inferno e menzogne. Credo che per molti, questa “eucarestia nascosta e singolare” sia più audacemente problema di coscienza del prete stesso che si chiede: ma come posso io negare l’accesso al centro stesso dell’essere cristiano? come posso io porre sulle spalle di una persona già duramente provata (magari dalla solitudine) anche il giogo della distanza dalla “consolazione eucaristica”. Però è vero quel che dici: un’interpretazione del sacramento “come sigillo e premio” è vera sventura. Io credo che la grande crisi cristiana del XX/XXI secolo indichi davvero una svolta: stiamo solo imparando, dopo XX secoli, a comprendere il cristianesimo. Reggeremo alla distretta? Un abbraccio

      Mi piace

  2. Io direi l’uno e l’altro, e credo, forse nella mia fede sicuramente imperfetta, che il sacramento abbia una sua forza, anche terapeutica, che supera il livello dei nostri bassi o alti dosaggi, stabiliti da riflessioni teologiche che, proprio perché non mi intendo di teologia, ho sempre immaginato scaturire dai piani alti della persona che le fa, ovvero dalla fascia che va dalle sopracciglia ai capelli; tutta roba di testa insomma. E perdonami su questo Natale, anche se tu non sei di questo tipo.
    Bisognerebbe tornare sicuramente ad una fede più originaria e pura, meno cervellotica e tanto simile alla “legge”. Voglio dire che forse anche in questo problema del dare la comunione bisognerebbe usare l’ampiezza e la generosità del gesto del seminatore, che non bada a dove cade la semente ed al tipo di terreno, se degno o indegno. E lasciare alla coscienza dell’altro la possibilità di vedersela con Dio.
    Ma anche l’altro; cioè una cura della coscienza da parte del singolo su sé stesso e anche da parte della Chiesa, ma fatta in modo serio, adulto, maturo, lucido. Il risultato finale dovrebbe essere una coscienza che non si lascia tormentare da nessuno ma che ha in sé stessa la forza per cercare, capire, scegliere magari la via anche più difficile, quella che porta il segno di Dio.

    Mi piace

    1. Ah cara Cristina, non sai quanto piacerebbe anche a me che si potesse parlare di questa “fede pura e poco cervellotica”… il problema è che la tradizione della Chiesa, tra un dogma e l’altro, ha reso quasi impossibile declinarla. E oggi quando si parla di comunione ai divorziati risposati, o si fa finta di non sentire quel che la Chiesa ufficiale dichiara (per essere coerente con quella se stessa che pontifica da oltre XVII secolo) o si devono fare i conti con essa. Per questo la questione del divorzio e dei sacramenti fa tanto problema: perché è una questione che riguarda i semplici e che trascina con sé la mentalità dei potenti. Non so se mi sono spiegato…

      Mi piace

      1. . Caro Benazzi sono un po’ indietro Non ci sto’ dietro alle recenti mail inviate. Sono via con 5 nipoti.
        Mi domando posso io madre e nonna avere differenze di amore per figli miei o non miei, sposati in chiesa o civilmente, praticanti o no? Posso avere meno contatti di ascolto e amicizia a seconda dei soggetti che incontro e sulle loro tendenze sessuali? Posso selezionare il mio usuale quotidiano secondo schemi prestabiliti da chi?
        Ma immaginiamolo questo Gesù che cammina con noi.Dà le” dritte ” che sappiamo e seleziona ed è duro con chi? Chi allontana? Chi ricerca il male o non chi è perseguito dal male, i mal pensanti, o chi riceve il sottile rifiuto della parola che allontana ed emargina. Sento dentro di me l’indignazione per il male che affolla grandi e piccoli… Ma lui cammina con noi e noi travisiamo, cambiamo i suoi benefici in regole. Possiamo immaginarlo lui che spezza il pane e a chi non lo da’? Non fermiamoci a Giuda……
        Grazie sempre di tutto Amelia

        Mi piace

      2. Cara Amelia, credo che molto di quel che è in gioco sta proprio nel non riuscire (non so se è un bene o un male) a distinguere quel che appartiene a Gesù (come figura, come promessa, come modo di approcciare le ferite dell’uomo) e quel che riusciamo a fare come comunità e comunione. La Chiesa è inevitabilmente ferita e, nei secoli, si è accumulata addosso una serie di sovrastrutture da cui non è facile liberarsi. Ma la comunione deve fare i conti anche con la sovrastruttura (sempre ricordando come dice lei che non tutto è automaticamente vangelo). Strada lunga, ma unica possibile a mio parere.

        Mi piace

  3. in questi giorni ,,,ho scritto più volte un commento a questo tuo secondo articolo…e alla fine non l’ho mai inviato…..dopo l’intervento di Lucaepseudonimi….forse oggi ci riesco…mi chiedevo in questi giorni perchè un intervento che mi riguarda da vicino come questo, x le mie scelte di vita, mi lasciava completamente indifferente in queste settimane….letto con gli occhi di un divorziato, cioè i miei, la discussione dei giorni scorsi appariva, perdonatemi il termine, scollegata alla vita di un divorziato….il divorziato sa che risponderà a Dio delle sue scelte, nel profondo del suo cuore. E un divorziato smette di vedere nella Chiesa e nei suoi rappresentanti un mediatore serio di questo snodo fondamentale del suo vissuto. Forse xchè l’atteggiamento è quello espresso da Lucaepseudonimi di sentirsi condannati aprioristicamente…o forse xchè più semplicemente un uomo o una donna che decidono di compiere questo passo con tutto quello che include di sofferenza….maturi nella loro fede , nella loro spiritualità e nella loro consapevolezza….sanno che solo da Dio saranno aiutati nella comprensione di quanto vissuto e dell’errore che si è compiuto, sempre che di errore si sia trattato.
    tutto il resto, per me divorziato consapevole della scelta fatta, non è che norma, cavillo, regola teologica che forse deve interessare i rappresentanti della Chiesa per le posizioni da assumere in futuro. Comprendo che in un blog stimolante come questo, e seguito da molti di questi rappresentanti si debba snocciolare “teologicamente” il problema. ma parlando di divorziati, da divorziato mi permetto di sussurrare la mia esperienza. Penso sia questo il grande merito di questo spazio.

    Mi piace

    1. Grazie Luca e continua a sussurrare la tua esperienza.
      Dal canto mio, quel che volevo fare (e continuare a fare) in questo blog è esattamente quel che intuisci: provare a ragionare sulla norma. Lo so che questo appare distaccato dalla vita (e forse anche dal vangelo); ma già questo distacco è significativo (e tu stesso lo sottolinei): c’è una distanza sempre più grande tra chiesa ufficiale (con le sue norme) e vita quotidiana (con le sue fatiche). Per cui:
      1. o si dichiara onestamente che della chiesa non ce ne importa nulla;
      2. o si cerca di capire e convertire se stessi e la chiesa (entrambi, non l’uno senza l’altro), perché si crede davvero alla comunione e non ci si rassegna alla coscienza singola di fronte all’assoluto, che è una forma orribile, se mi permetti e capisci, della peggior solitudine. Provo a spiegarmi meglio nel post di domani.
      Un abbraccio.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...