Consigli per la lettura e il canto nelle celebrazioni

 

Isidoro di Siviglia

isidoro

(560ca-636) De officis ecclesiasticis, in Solange Corbin, La musica cristiana dalle origini al gregoriano, Milano 1987, passim.

 

Ben più che semplici curiosità queste indicazioni sull’attenzione al modo di leggere e di cantare durante le celebrazioni: dal VI secolo a oggi, alcune cose sono davvero costanti…

Dei lettori. In cose così grandi è necessaria una sottigliezza di conoscenza grazie alla quale ogni elemento è pronunciato a proposito e conformemente alla sua natura… poiché la maggior parte dei lettori, essendo poco esperti, si sbagliano sugli accenti delle parole e i dotti (laici) hanno l’abitudine di farsi beffa di ogni goffaggine e dicono male di noi, giurando che non sappiamo di che cosa stiano parlando.

Inoltre la voce del lettore sarà semplice e chiara, adattandosi a tutti i tipi di acclamazione, virile, senza negligenza né accento campagnolo; né molle né effeminata, non deve ricordare in nulla le voci femminili. (Il lettore) manterrà un atteggiamento composto, evitando qualsiasi movimento del corpo. Deve fare del suo meglio per commuovere le orecchie e il cuore, nel timore di essere più guardato che ascoltato. L’antica tradizione vuole che i lettori pongano la massima cura nella pronuncia, in modo che si possa udirli, nonostante il rumore, ed è per questo che i lettori erano chiamati strilloni e chiassoni”.

Dei salmisti. I principi… dei salmisti sono Davide o Asaph… solo essi cantavano ogni giorno nel tempio… Donde l’antica usanza della Chiesa di avere al proprio servizio i salmisti che si esercitano a elevare a Dio, con i loro canti, lo spirito di coloro che li ascoltano. E’ importante che il salmista si sia distinto e anzi sia notato per il suo talento, allo scopo di aumentare il piacere di coloro che lo ascoltano. La sua voce non dovrà essere aspra, roca o dissonante ma intonata, dolce, limpida, acuta, sonora e di una melodia appropriata alla santa religione. Non deve declamare come a teatro, ma dar prova nel suo canto di una cristiana semplicità… e… infondere nell’uditorio la più grande compunzione.

Prima di cantare gli antichi salmisti e anche coloro che salmodiano digiunavano e si nutrivano di legumi per la loro voce; da ciò è nata l’abitudine di chiamare i cantori mangiatori di fave…”

Il coro è formato a immagine di una corona, donde il suo nome… Il coro, infatti, è la moltitudine di coloro che cantano e presso gli Ebrei non deve essere composto da meno di dieci cantori. Eppure, da noi, non esiste nessuna regola, i cantori sono più o meno di dieci”.

 

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