L’agenda del papa

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Nelle ultime settimane, in molti si sono sbizzarriti nel creare ipotetiche agende per il nuovo papa, con una serie di “necessità” indemandabili. Bene o male, nei vari ambiti, ciascuno ha toccato i punti che sentiva più essenziali per sé e/o per i gruppi di appartenenza. Alcuni hanno anche storto un poco il naso di fronte ad alcune scelte (tra le più recenti, vi è la decisa presa di posizione di un ampio gruppo di suore americane: vedi qui).

Mi sembra che, al di là dei vari gruppi di consenso o di dissenso, siano due le considerazioni da fare per non rimanere “delusi” da papa Francesco e dalle sue scelte di governo:

1. Non sarà, questo Pontificato (facciamocene una ragione), un momento di mutamento ecclesiale sulle questioni sacramentarie (il riconoscimento dei divorziati risposati, che a molti giustamente sta a cuore, è anche una questione di sacramentaria!, non solo di morale personale);

2. Non sarà, questo Pontificato, un Pontificato in cui le questioni di morale sessuale verranno affrontate e ridiscusse (molto probabilmente, papa Francesco, di questi argomenti parlerà pochissimo);

3. Non sarà, questo Pontificato, l’occasione per ridiscutere di grandi tematiche che oggi creano problema all’interno della Chiesa: non si parlerà del matrimonio dei preti, né del sacerdozio alle donne ecc.

Sarà, questo Pontificato, da quel che appare ai suoi albori, un Pontificato di discussione e trasformazione del ruolo del Papa e della Curia romana, in direzione di una maggiore trasparenza nella conduzione degli affari interni ed esterni. Sarà in gioco (e lo è già) la questione della ricchezza, della struttura, dell’organizzazione politica della Chiesa romana; sarà in gioco, di conseguenza, l’immagine  che la Chiesa vuole e deve dare per tornare a essere credibile. Su questo, papa Francesco lavorerà.

Per ora, personalmente, a me basta (il papa non può fare tutto, ma soprattutto non DEVE fare tutto). Sulle altre grandi questioni, è già importante che si possa tornare a riflettere ad alta voce senza, per questo, doversi sentire sempre e subito accusati di poco amore per la Chiesa.

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