Anche l’amore spirituale ha i suoi rischi

Angela da Foligno

1992. Angela da Foligno. Matita di Angela Bruschi. http://www.giovannabruschi.it/galleria/mistica
1992. Angela da Foligno. Matita di Giovanna Bruschi. http://www.giovannabruschi.it/galleria/mistica

(1248-1309), Libro della beata Angela da Foligno raccolto dal suo confessore

Testo, a mio parere, di grande saggezza spirituale, che molte guide di anime dovrebbero tener presente.

“Non v’è nulla al mondo, né uomo né diavolo né alcuna cosa, che io consideri così sospetta come l’amore, ché questo penetra l’anima più che qualunque altra cosa. Non esiste nulla che tanto occupi e leghi il cuore come l’amore. Perciò, a meno di non avere quelle armi che la governano, facilmente l’anima precipita con immensa rovina. Questo non dico dell’amore cattivo, che da tutti deve essere sfuggito come cosa diabolica e assai pericolosa; ma dell’amore buono, spirituale, che corre tra Dio e l’anima, tra prossimo e prossimo.

Sovente avviene che due o tre uomini o donne, uomini e donne, si amino assai cordialmente e nutrano a vicenda singolare affezione; si professino profondo rispetto e di gran cuore desiderino di vivere sempre vicini. Quando l’una parte desidera, l’altra vuole. Ciò è assai riprovevole e molto pericoloso, per quanto si faccia spiritualmente e per Dio, a meno di non essere difesi da quelle armi. Ché l’amore sentito dall’anima per Dio, se non è armato, ma preso con calore, o viene presto a cadere, o opra disordinatamente sì che non resti a lungo.

L’amore del prossimo quale si riscontra nelle persone pie se non è guidato dalle armi, o degenera in carnale, o nelle lunghe concentrazioni fa perdere loro troppo tempo tanto i cuori sono indiscretamente legati a vicenda. E così che per il cattivo amore voglio avere sospetto del buono.

Le armi a difesa dell’amore buono sono offerte dalla trasformazione dell’anima. Questa trasformazione avviene in tre modi: l’anima può venire trasformata nella volontà di Dio, o con Dio o in Dio e Dio nell’anima.

La prima trasformazione si ha quando l’anima si studia di imitare le opere del Dio-Uomo passionato, dove si manifesta la volontà divina.

La seconda quando l’anima si unisce a Dio e da Lui riceve grandi sentimenti e dolcezza, che possono tuttavia esprimersi a parole e pensarsi.

La terza trasformazione si ha quando l’anima viene trasformata in Dio con unione perfettissima, e sente e gusta cose altissime di Dio, che in nessun modo possono esprimersi con parole né pensarsi.

La prima trasformazione non riguarda questa materia dell’amore. La seconda è sufficiente a reggere l’amore, se è ben viva. La terza è di tutte la più alta.

Per questa, e in parte anche per la seconda, viene infusa dalla grazia nell’anima una speciale sapienza, che fa l’anima capace di reggere l’amore di Dio e del prossimo. L’anima sa allora sapientemente comporre i sentimenti i favori le dolcezze di Dio, sì che può durare e nelle sue opere perseverare, né si mostra per riso, salti e movimenti agitati del corpo.

Nell’amore del prossimo o di amici devoti, sa pure comportarsi saggiamente e con maturità, sì che quando è da condiscendere consente e mai aderisce che non sia il caso. La ragione è che Dio è immutabile, mentre l’anima è mutevole; ma quanto più è unita a Dio, tanto meno è mutevole.

In questa unione l’anima acquista sapienza e maturità di sapienza e piacevole discrezione e un certo lume, così che può governare l’amore di Dio e del prossimo, né può ingannarsi o evitare di legarsi agli altri, nell’amore singolare e profondo, benché intendano farlo per Dio e colle migliori intenzioni, considerando i pericoli che da quell’amore derivano. Innanzi di legarsi a qualcuno, apprenda l’uomo a separarsi dagli altri.

L’amore ha poi diverse proprietà: dapprima l’anima per lui si intenerisce, poi cade inferma, infine si fortifica. Allorché avverte il calore dell’amore divino, grida e si lamenta, quasi pietra messa nella fornace per disfarsi in calce, che appena viene lambita dalla fiamma, crepita; però, poiché ha raggiunto lo stato si perfetta cottura, si acqueta. Così l’anima, cerca dapprima conforto, e quando le viene negato, si intenerisce e grida contro Dio, lamentandosi: “Tu mi fai questo male. Perché?” E dice altre cose simili. Questa tenerezza nasce dalla sicurezza che l’anima acquista di Dio. In questo stato è paga di ricevere conforto e altri simili sollievi.

Poi che ne è privata, cresce in lei l’amore, e comincia a ricercare l’Amato e, se non lo ritrova, cade malata, e più non si appaga delle consolazioni, ché soltanto brama l’Amato. Anche qui, più riceve conforti e sentimenti, più s’accresce in lei l’amore e più s’inferma se non ha la presenza dell’Amato.

Quando l’anima giunge ad essere perfettamente unita a Dio e stabilita in sede di verità, essendo questa la sede dell’anima, non grida né si lamenta di Dio, né si commuove e abbandona a languore; ma si conosce immeritevole di ogni bene e dono divino, e solo degna di un inferno ancora peggiore di quello creato. Scendono in lei sapienza e maturità, diviene stabile e bene ordinata, e fortificata da Dio, tanto che andrebbe alla morte.”

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