Dies Irae

Tommaso da Celano

dies-irae

(1190-1250ca) (?)Da Poesia latina medievale, Milano, 1993, pag. 303ss.

Il giorno dell’ira, proprio quel giorno

ridurrà il mondo in cenere,

Davide e la Sibilla lo profetizzano.

Che gran tremore allora

quando apparirà il giudice

e, severo, tutto vaglierà.

La tromba lanciando un mirabile suono

tra i sepolcri di ogni terra

condurrà tutti davanti al trono.

Stupiranno morte e natura,

quando la creatura risorgerà

e dovrà render conto al giudice.

Sarà esibito il libro

dove è scritto tutto,

per giudicare il mondo.

Poi quando il giudice sarà assiso,

ogni arcano diverrà palese,

nulla rimarrà invendicato.

Me misero, cosa dirò allora,

quale difensore invocherò,

quando nemmeno il giusto è sicuro?

O re di tremenda maestà,

tu che con la grazia salvi chi va salvato,

salva dunque anche me, o fonte di pietà!

Ricorda, o pio Gesù,

che sono io la causa del tuo cammino:

in quel giorno non perdermi!

Mi hai cercato e stanco ti sei seduto,

morendo sulla croce mi hai redento;

non sia vana tanta fatica.

Giusto giudice della vendetta,

concedi la remissione,

prima della resa dei conti.

Mi lamento come un colpevole,

il mio viso è rosso per la colpa,

abbi pietà di chi ti supplica, o Dio!

Tu che hai assolto Maria

ed esaudito il ladrone,

hai dato speranza anche a me.

Non sono degne le mie preghiere,

ma tu, o pio, concedi misericordioso

ch’io non bruci nel fuoco eterno.

Dammi un angolo tra le pecorelle

e allontanami dai caproni,

ponendomi alla tua destra!

Quando i dannati saranno respinti,

abbandonati alle acri fiamme,

accoglimi tra i benedetti.

Ti prego supplice e profondamente afflitto,

il cuore contrito come cenere,

prenditi cura della mia fine!”

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2 pensieri riguardo “Dies Irae

  1. Credo che quest’inno abbia un pregio e un difetto. Il pregio è che ti mette a nudo, ti costringe a un riesame di tutti i tuoi compromessi, di tutti i tuoi errori, e se ben letto ti spinge ad una ragionata umiltà ed all’abbandono di tutte le pretese filosofiche. Il difetto è che vi manca una luce che non sia quella della distruzione. In questo senso vi tira un po’ troppo aria di crociate. Con un eccesso frequente in campo cristiano, vi si vede troppo il Cristo crocifisso e troppo poco il risorto, si insiste troppo sul lato di morte trascurando l’aspetto luminoso, mentre “se il Cristo non è risorto, vana è allora la nostra predicazione, ed è vana pure la vostra fede” (Corinti I, 15,14)

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