IOR. Ossia: qualcosa si muove davvero

santa marta

La riforma è cominciata. Non con grandi proclami (non sarebbe nello stile del nuovo Papa), ma con semplici indicazioni, apparentemente banali, ma che cominciano a pesare come macigni. D’altronde, molti cardinali – soprattutto non italiani- auspicavano ben prima del Conclave un’azione precisa e netta, che potesse dare fiato a un’istituzione ecclesiale sempre più nel mirino di sospetti e accuse. Non è un caso che, come riporta Il Sole24Ore: «Durante le congregazioni generali che precedono il Conclave che eleggerà Papa Bergoglio, molti cardinali criticano la gestione dello Ior: l’arcivescovo di Vienna Cristoph Schoenborn, ne propone apertamente l’abolizione.»

Ora, in una omelia dei giorni scorsi, a Santa Marta, papa Francesco ha rotto gli indugi: ha indicato con parole che non permettono dietrologie, che lo IOR non è una priorità per la Chiesa. Può essere utile, finché serve il messaggio di Cristo; altrimenti, se ne può fare a meno, senza grandi rimpianti.

L’omelia del 24 aprile, se per il pubblico esterno al Vaticano è potuta sembrare buttata lì a caso, per chi vive e opera nelle strutture curiali seguiva una serie di precise e coerenti decisioni che Francesco ha preso in questi primi mesi: per esempio l’eliminazione delle auto blu; la decisione di tagliare il contributo di 25.000 euro annui ai membri (cardinali) della commissione di controllo dello IOR stesso, presieduta da Bertone; la non concessione della gratifica di 1.500 euro (che tradizionalmente veniva data ai 4.600 dipendenti vaticani all’elezione di un nuovo papa: risparmio = 6.900.000 €).

Le parole, poi, pronunciate durante la Messa, hanno dato una chiave di lettura che non è rivoluzionaria semplicemente perché appartiene a ciò che la Chiesa davvero deve essere. Ne riportiamo un breve stralcio:

«…quando la Chiesa vuol vantarsi della sua quantità e fa delle organizzazioni, e fa uffici e diventa un po’ burocratica, la Chiesa perde la sua principale sostanza e corre il pericolo di trasformarsi in una ong. E la Chiesa non è una ong. E’ una storia d’amore … Ma ci sono quelli dello Ior … scusatemi, eh! .. tutto è necessario, gli uffici sono necessari … eh, va bè! Ma sono necessari fino ad un certo punto: come aiuto a questa storia d’amore. Ma quando l’organizzazione prende il primo posto, l’amore viene giù e la Chiesa, poveretta, diventa una ong. E questa non è la strada. …  Qui ci sono tante mamme, in questa Messa. Che sentite voi, se qualcuno dice: ‘Ma … lei è un’organizzatrice della sua casa’? ‘No: io sono la mamma!’. E la Chiesa è Madre. E noi siamo in mezzo ad una storia d’amore che va avanti con la forza dello Spirito Santo e noi, tutti insieme, siamo una famiglia nella Chiesa che è la nostra Madre».

Molti auspicavano che il Pontificato di Francesco cominciasse da una riforma interna alla Curia romana. L’impressione è che il Papa abbia dato ascolto a questo grido.

Una ricostruzione della storia dello IOR, breve e precisa, si può leggere sul Sole24Ore (clicca qui).

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