Un progetto di vita

natura


Sto lavorando alla traduzione di un testo di Simone Weil, e per questo negli ultimi giorni sono particolarmente dedito a questa figura che mi affascina profondamente. In particolare mi colpisce la sua capacità di rilettura della vita spirituale, di reinterpretazione di “luoghi comuni” della spiritualità.

Come nel brano seguente, in cui rilegge il “rinnega te stesso” di evangelica memoria, come un vero e proprio progetto di vita spirituale: non sentirci necessariamente centro del mondo, nella nostra individualità, è il primo passo per una nuova “ecologia interiore”, per una spiritualità sostenibile. Questo progetto di “decentralizzazione” del sé individuale, del “rinnegamento del Sé”, se va da un lato in controtendenza rispetto al modello individualistico occidentale, dall’altro lato apre interessanti prospettive sia nell’ambito della riflessione sulla “comunitarietà”, sia in quello del dialogo con la tradizione spirituale dell’Oriente (cristiano e non).

da Simone Weil, Attente de Dieu

Come Dio, essendo fuori dall’universo, ne è però contemporaneamente e realmente il centro, così ogni uomo vive una situazione immaginaria di sé al centro del mondo. L’illusione della prospettiva lo situa al centro dello spazio; una simile illusione, falsa in lui il senso del tempo; un’ulteriore simile illusione dispone attorno a lui tutta la gerarchia dei valori. Questa illusione si estende fino al senso stesso dell’esistenza, a causa dell’intimo legame, in noi, del sentimento del valore e del sentimento dell’essere; l’essere ci sembra sempre meno denso, man mano che è lontano da noi.

Così abbassiamo al suo livello, al livello dell’ingannevole immaginazione, la forma spaziale di questa illusione. Vi siamo obbligati; altrimenti non percepiremmo alcun oggetto, non riusciremmo a orientarci abbastanza per fare anche un solo passo in modo cosciente. Dio ci procura così il modello dell’operazione che deve trasformare tutta la nostra anima. Come da bambini impariamo a limitare, a reprimere questa illusione del senso dello spazio, così dobbiamo fare altrettanto per il senso del tempo, del valore e dell’essere. Altrimenti saremmo incapaci, per ogni aspetto che non sia quello dello spazio, di discernere un solo oggetto e di dirigere un solo passo.

Viviamo nell’irrealtà, nel sogno. Rinunciare alla nostra centralità immaginaria, rinunciarvi non solo con l’intelligenza, ma anche con la parte immaginativa dell’anima, significa risvegliarsi al reale, all’eterno, vedere la vera luce, intendere il vero silenzio. Allora si opera, alla radice stessa della sensibilità, una trasformazione nella maniera immediata di ricevere le impressioni sensibili e le impressioni psicologiche. Una trasformazione analoga a quella che si produce alla sera, su una strada, quando nel luogo in cui credevamo di aver veduto un uomo accovacciato, improvvisamente scorgiamo un arbusto; o quando, avendo creduto di sentire un sussurro, percepiamo un fruscio di foglie. Tutti vedono gli stessi colori, sentono gli stessi suoni, ma non allo stesso modo.

Vuotare se stessi della propria falsa divinità, rinnegare se stessi, rinunciare a essere – per falsa immaginazione – il centro del mondo, discernere ogni punto del mondo come se fosse un centro al medesimo titolo e ogni centro come se fosse fuori dal mondo, significa acconsentire al regno della necessità meccanica nella materia e al regno del libero arbitrio al centro della propria anima. Questo consenso è amore.

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One thought on “Un progetto di vita

  1. In effetti, l’intera parabola umana e intellettuale di Simone Weil può essere letta come una costante rinuncia a se stessa, un totale abbandono, un continuo rinnegamento della propria individualità, nella prospettiva di cogliere una Verità più alta e definitiva.
    “Rinnegare se stessi”…parole pericolose se capite male!!
    Seguire Cristo non è macerarsi in sacrifici, annullarsi nell’umiltà, ma è conquistare un’infinita passione per l’esistenza, in tutte le sue forme. Quel rinnega te stesso non vuol dire annullati, butta via i tuoi talenti, diventa sbiadito e incolore.
    Rinnega te stesso vuol dire non ti credere il centro dell’universo, la misura di tutto, il perno del mondo. Sei dentro una forza più grande e il tuo segreto è oltre te.
    Il vangelo offre il modello dell’uomo che non sa rinnegare se stesso: è il fariseo che sale al tempio a pregare e invece di parlare a Dio, ma non fa che parlare a se stesso…io faccio, io digiuno, io prego, io non sono, io pago, io…sempre questo io! Dio non ha nulla da dargli, è solo una superficie muta contro cui far rimbalzare la sua soddisfazione e gli altri sono solo il piedistallo del monumento che erige al proprio io.
    Rinnega te stesso, si può forse tradurre con le parole di Martin Buber: “vivi a partire da te, ma non per te.”
    Bisogna trovare un centro fuori di sé per trovare se stessi. Dimenticarsi della propria vita per trovarla, come esorta Twarkowski: “dimentica che esisti quando dici che ami.”

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