La cenere e il fuoco

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L’avvento di papa Francesco è stato salutato da (quasi) tutti come una ventata d’aria fresca. Ma occorre sempre vigilare, perché tornare all’aria stantia è cosa di un attimo. Basta chiudere le finestre, simulando un raffreddore o confondendo il fresco con il freddo. Fuor di metafora, le domande pressanti che hanno accompagnato (e probabilmente favorito) la conclusione del pontificato di Benedetto XVI non sono state risolte. E vanno necessariamente affrontate.

Alcune di queste sono ben descritte in un pamphlet scritto dall’abate di Einsiedeln, Martin Werlen, e pubblicate con il titolo FUOCO SOTTO LE CENERE.

“La situazione della Chiesa è drammatica… non solo a causa del netto calo numerico dei preti e dei religiosi, oppure per il numero in continua diminuzione dei praticanti. Questi sono fatti che è facile constatare. Ma il problema vero non riguarda i numeri. Il problema vero è che manca il fuoco. Chi si gingilla con i numeri e cita gli altri continenti, per dirne bene o male, lascia che la cenere stia lì. Occorre invece guardare in faccia la situazione e riconoscerne le cause.

Le stesse cifre possono mostrarci vari aspetti della situazione. Nella popolazione svizzera, i cattolici sono circa il 40%, i protestanti il 30%. Il terzo gruppo per appartenenza, il 20% circa, è costituito da coloro che non si riconoscono in nessuna fede religiosa. E’ il gruppo che aumenta più rapidamente. La maggior parte di queste persone o delle relative famiglie apparteneva un tempo a una comunità di cristiani. Questo fatto ci deve far pensare e agire!  …

Che fare? Le persone piuttosto conservatrici si preoccupano di salvare il salvabile. Cercano alleati. Celebrano la fede in piccoli gruppi lamentandosi di come va il mondo, accusando il secolarismo e il relativismo.  … Il pericolo progressista è invece di fissarsi nel cambiamento e di confondersi con le tendenze della moda. La Chiesa rischia di rendersi superflua…”

La domanda è d’obbligo, la pone Werlen e ce la dobbiamo porre tutti: che fare? Il problema non è semplicemente la sopravvivenza di una Chiesa (guai se fosse così!), ma la resistenza dell’ideale evangelico, che ha significato e significa speranza per molti di quelli a cui “il mondo non basta”.

Prima dell’elezione di Francesco, chiedevo in questo blog che il nuovo papa fosse almeno un uomo capace di ascoltare. Mi sembra di essere stato esaudito. Ora la mia domanda diventa un’altra e mi riguarda (come riguarda molti) più da vicino: abbiamo qualcosa da dire a questo papa? che, fuor di metafora (perché lo è!): abbiamo qualcosa da dire alla Chiesa e di fronte all’elaborazione del Vangelo? Un pastore in ascolto non serve a nulla, se il popolo tace.

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5 pensieri riguardo “La cenere e il fuoco

    1. Ci sto anch’io, mi associo al messaggio di Amelia. Si è vero Papa Francesco sa ascoltare, i suoi gesti sono affettuosi e alle volte pieni di incanto. Ora speriamo che la chiesa si metta in cammino con l’uomo di oggi. Ciao Livia

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  1. In molti siamo soliti lamentarci del Papa, della Chiesa, ma non proviamo nemmeno a guardare le proposte positive…quindi prima di chiedere qualcosa a Papa Francesco, chiedo a me stessa di non farmi condizionare da preconcetti e di imparare ad ascoltare e a rispondere, prima di pretendere di essere ascoltata e di avere delle risposte.
    Poi chiederei al nuovo Papa attenzione e sensibilità verso ogni persona, indipendentemente dall’orientamento politico o sessuale: c’è ancora troppa discriminazione nella società civile e la Chiesa, che dovrebbe farsi portavoce dell’accoglienza, certo non aiuta in questo senso, anzi, spesso fa l’esatto contrario. Piuttosto che domandarsi come mai le chiese siano sempre più vuote, sarebbe importante arrivare a comprendere l’importanza e la necessità di un rinnovamento. Si tratta, secondo me, di riscoprire il modo in cui trasmettere il messaggio evangelico in un mondo che cambia, calandosi nelle diverse realtà, non in modo accademico e distaccato.
    Gli chiederei di discutere su come ritrovare una spiritualità in armonia con chi e cosa ci sta intorno.
    Vorrei un confronto sui temi caldi del nostro tempo come, ad esempio, l’omosessualità o l’uso del preservativo, nell’accettazione che la sessualità non porta con sé semplicemente, o per forza, la procreazione e la perpetuazione della specie.
    Vorrei che ci fosse contatto con i non credenti, nell’ottica di una catechesi che renda Gesù “amico”
    e non “obbligo”.
    In un mondo cattolico troppo dogmatico è fondamentale un riavvicinamento con i giovani prendendo in seria considerazione e valorizzando le loro idee di rinnovamento. Bisognerebbe insomma guardare a ciò che viene dal basso come ad una risorsa preziosa e costruttiva e non come ad un qualcosa di “eretico” o sbagliato soltanto perché distante dalla linea tracciata dalla CEI, dall’Azione Cattolica o da qualsiasi altro organo più “istituzionale”.
    Io comincerei da queste cose…

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