Le 95 tesi (1517) che cambiarono l’Occidente

Martin Lutero

lutero

(1483-1546)

“1 – Il nostro Signore e maestro, Gesù Cristo, dicendo: “Fate penitenza ecc.”, volle che la vita tutta dei suoi fedeli fosse una penitenza.

2 – Ciò non può essere inteso come penitenza sacramentale (ossia di confessione e soddisfazione, compiuta mediante il ministero dei sacerdoti.

3 – Non si parla, tuttavia, soltanto di penitenza interiore, perché non esiste penitenza interiore che non produca mortificazioni della carne all’esterno.

4 – Questa pena continua finché continua l’odio di sé (è questa laverà penitenza interiore), ossia sino all’ingresso nel Regno dei cieli.

5 – Il papa non ha potere di rimettere alcuna pena, se non quelle imposte per sua volontà o per volontà dei canoni.

6 – Il papa non ha potere di rimettere alcuna colpa se non dichiarandola rimessa da Dio, oppure nei casi a lui riservati, fuori dei quali certamente la colpa rimarrebbe.

7 – Dio non rimette la colpa ad alcuno che non sottometta contemporaneamente al sacerdote suo servo, completamente umiliato.

8 – I canoni penitenziali valgono solo per i vivi, e non deve essere imposto nulla in base ad essi a coloro che stanno morendo.

9 – Lo Spirito Santo ci dona il bene attraverso il papa, eccettuando sempre, nei suoi decreti, i casi di morte o di necessità estrema.

10 – I sacerdoti che riservano penitenze canoniche per il purgatorio ai moribondi agiscono per ignoranza.

11 – Quando venne seminata la zizzania per cui si mutano le pene canoniche in pene del purgatorio, i vescovi dormivano certamente.

12 – Un tempo le pene canoniche venivano imposte prima e non dopo l’assoluzione, essendo prova della vera contrizione.

13 – Quelli che muoiono assolvono ogni cosa con la morte, sono già morti per la legge dei canoni, essendone sollevati per diritto.

14 – Ciò che resta imperfetto nella carità o nell’integrità del morente, di necessità produce grande timore, tanto maggiore quanto essa è minore.

15 – Questo timore ed orrore è sufficiente (senza aggiungere altro) a costituire la pena del purgatorio, essendo vicino all’orrore della disperazione.

16 – Inferno, purgatorio e paradiso paiono distinguersi tra loro come disperazione, quasi disperazione e sicurezza.

17 – Pare indispensabile che nelle anime purganti l’orrore decresca in proporzione con l’aumento della carità.

18 – Non sembra vi sia prova – né di ragione, né scritturistica – che queste anime siano fuori dalla capacità di meritare o accrescere la carità.

19 – Non sembra vi sia prova che siano certe o sicure della propria beatitudine, almeno nella loro totalità, anche se noi ne siamo sicuri.

20 – Da cui il papa, quando rimette plenariamente le pene, non può intenderle tutte, ma solo quelle da lui imposte.

21 – Sbagliano dunque i predicatori di indulgenze, quando dicono che l’uomo può essere salvato e prosciolto da ogni pena attraverso le indulgenze papali.

22 – Questi non rimette alle anime purganti alcuna pena che avrebbero dovuto subire in questa vita secondo i canoni.

23 – Se mai può essere concessa a qualcuno la piena remissione di tutte le pene, essa può essere data soltanto a coloro che sono pienamente perfetti, ossia a pochissimi.

24 – Quindi si dà che la maggior parte del popolo venga ingannata da una promessa di liberazione che sia indiscriminata e solo apparente.

25 – Il potere che il papa ha sul purgatorio, ce l’ha ogni vescovo e parroco nella propria diocesi o parrocchia.

26 – Il papa agisce bene quando concede alle anime la remissione a modo di suffragio e non per il potere delle chiavi (che non possiede).

27 – Coloro che affermano che quando il solido lasciato cadere nella cassetta risuona un’anima se ne vola via (dal purgatorio) predicano secondo l’uomo.

28 – La cosa certa è che col tintinnio della moneta si aumentano ricchezza e avidità; ma il suffragio della Chiesa dipende dal solo Dio.

29 – Chi sa se tutte le anime del purgatorio desiderano essere liberate, come si narra per S. Severino e S. Pasquale?

30 – Nessuno è certo della verità della propria contrizione; ancor meno dell’ottenimento della remissione plenaria.

31 – Rarissimi sono sia i veri penitenti che coloro che veramente acquistano le indulgenze.

32 – Coloro che si ritengono certi della propria salvezza per mezzo delle lettere di indulgenza saranno condannati in eterno con i loro maestri.

33 – In special modo occorre guardarsi da coloro che affermano essere le indulgenze del papa un dono inestimabile di Dio, attraverso il quale l’uomo viene riconciliato con Dio.

34 – Tali grazie, infatti, ottenute mediante le indulgenze riguardano soltanto le pene della soddisfazione sacramentale, stabilite dall’uomo.

35 – Coloro che insegnano non essere necessaria la contrizione per coloro che acquistano le indulgenze per i defunti o le lettere confessionali predicano un insegnamento non cristiano.

36 – Ogni cristiano pentito davvero ottiene la remissione plenaria della pena e della colpa, anche senza lettere di indulgenza.

37 – Ogni vero cristiano, vivo o morto, partecipa, grazie a Dio, a tutti i beni di Cristo e della Chiesa, anche senza lettere di indulgenza.

38 – La remissione e la partecipazione del papa non sono comunque da ritenersi inutili; sono infatti, come già ho detto, la dichiarazione della remissione divina.

39 – Anche per i teologi più istruiti è estremamente difficile esaltare l’ampiezza delle indulgenze e la verità della contrizione davanti al popolo.

40 – La vera contrizione cerca ed ama le pene; le indulgenze prodigate con facilità conducono alla rilassatezza e portano ad odiare le pene, o comunque ne offrono l’occasione.

41 – I perdoni apostolici devono essere predicati prudentemente, per evitare che il popolo creda, errando, che siano da preferire alle opere di carità.

42 – Occorre istruire i cristiani riguardo al fatto che il papa non intende equiparare in nessun modo l’acquisto delle indulgenze con le opere di misericordia.

43 – Occorre istruire i cristiani riguardo al fatto che è meglio donare ai poveri, o prestare ai bisognosi, piuttosto che acquistare le indulgenze.

44 – La carità, infatti, aumenta attraverso le opere di carità: così l’uomo migliora. Con le indulgenze, invece, non migliora, ma si libera dalla pena.

45 – Occorre istruire i cristiani riguardo al fatto che chi vede un uomo in stato di bisogno e non gli pone attenzione, perché impegnato nell’acquisto delle indulgenze, merita non l’indulgenza del papa, ma l’indignazione di Dio.

46 – Occorre istruire i cristiani riguardo al fatto che debbono risparmiare il necessario per le proprie case e non sprecarlo per le indulgenze, a meno che abbondino di beni superflui.

47 – Occorre istruire i cristiani riguardo al fatto che l’acquisto delle indulgenze è libero e non impegna col precetto.

48 – Occorre istruire i cristiani riguardo al fatto che il papa, quanto più abbisogna, tanto più desidera per sé una preghiera pia, piuttosto che denaro, per concedere indulgenze.

49 – Occorre istruire i cristiani riguardo al fatto che i perdoni papali sono utili, se non si pone in essi la propria fede, ma nocivi se conducono a perdere il timor di Dio.

50 – Occorre istruire i cristiani riguardo al fatto che, se il papa fosse a conoscenza delle estorsioni praticate dai predicatori delle indulgenze, preferirebbe che la basilica di S. Pietro finisse in cenere, piuttosto che vederla edificata con la pelle, la carne e le ossa del proprio gregge.

51 – Occorre istruire i cristiani riguardo al fatto che il papa, com’è suo dovere, darebbe le proprie ricchezze – anche a costo di vendere, se fosse necessario, anche la basilica di S. Pietro – a coloro ai quali alcuni predicatori di indulgenze hanno carpito denaro.

52 – Inutile è confidare nella salvezza per mezzo delle lettere di indulgenze, anche qualora un commissario e lo stesso papa impegnassero per esse la propria anima.

53 – Coloro che ordinano di non predicare nelle altre chiese, affinché si possano predicare le indulgenze sono nemici di Cristo e del papa.

54 – Quando, in una predica, si dedica il medesimo tempo – o persin maggiore – alle indulgenze che alla Parola di Dio, la si disonora.

55 – Sicuramente il papa pensa così: se si celebra l’indulgenza, che è piccolissima cosa, con una campana, una processione, una cerimonia, si deve predicare il Vangelo, che è cosa grandissima, con cento campane, cento processioni, cento cerimonie.

56 – Il popolo cristiano non ricorda né conosce a sufficienza i tesori della Chiesa dai quali il papa attinge per le indulgenze.

57 – E’ evidente che non si tratta di beni temporali: infatti molti predicatori non distribuiscono tanto facilmente questi tesori, quanto amano raccoglierne.

58 – Neppure sono i meriti di Cristo e dei santi, i quali agiscono sempre, senza abbisognar dell’intervento del papa, e producono la croce e la grazia per l’uomo interiore e la morte e l’inferno per l’uomo esteriore.

59 – S. Lorenzo disse che i tesori della Chiesa erano i poveri della Chiesa; ma parlava il linguaggio del suo tempo.

60 – Senza tema, affermiamo che questi tesori sono le chiavi della Chiesa (affidate per i meriti di Cristo).

61 – Infatti è evidente che, per la remissione delle pene e dei casi (riservati) basta la sola potestà del papa.

62 – Il santissimo Vangelo della gloria e della salvezza di Dio è il vero tesoro della Chiesa.

63 – Tesoro, d’altronde, odiato, perché rende i primi ultimi.

64 – Mentre è facilmente accolto il tesoro delle indulgenze, perché fa degli ultimi i primi.

65 – I tesori del Vangelo sono come le reti con le quali venivano un tempo pescati uomini ricchi.

66 – Ora invece i tesori delle indulgenze sono come reti con le quali si pescano le ricchezze degli uomini.

67 – Le indulgenze, esaltate a gran voce dai predicatori come grazie grandissime, sono veramente tali per i guadagni che permettono.

68 – Ma sono infime, a paragone della grazia di Dio e alla pietà della croce.

69 – Vescovi e parroci devono accogliere con ogni deferenza i commissari delle indulgenze apostoliche.

70 – Ma ancor più devono vegliare, con occhi e orecchi ben aperti, perché quelli non predichino le proprie visioni, ma il mandato del papa.

71 – Chi nega la verità delle indulgenze apostoliche sia colpito da anatema e maledetto.

72 – Ma chi si oppone ala sfrenata licenza dei predicatori di indulgenze sia benedetto.

73 – Come il papa colpisce giustamente coloro che in qualche modo ordiscono trame contro la vendita delle indulgenze.

74 – Così colpisca coloro che, col pretesto delle indulgenze, ordiscono trame contro la santa verità e la carità.

75 – E’ da ritenersi follia pensare che le indulgenze papali siano tanto potenti da assolvere un uomo che – per quanto impossibile – abbia violato la madre di Dio.

76 – Ed affermiamo che i perdoni papali non possono cancellare neppure il più piccolo peccato veniale, quanto alla colpa.

77 – E’ bestemmia contro S. Pietro ed il papa affermare che neppure S. Pietro, se fosse papa oggi, non potrebbe dare maggiori grazie (di quelle delle indulgenze).

78 – Piuttosto bisogna affermare che anche questo papa, come ogni altro, amministra grazie maggiori, quali il Vangelo, le virtù, i doni di guarire i malati ecc., secondo I Corinti 12.

79 – E’ bestemmia affermare che la croce che appare solennemente eretta sulle insegne papali equivale alla croce di Cristo.

80 – Ai vescovi, i parroci ed i teologi che lasciano che tali discorsi siano tenuti davanti al popolo ne sarà chiesto conto.

81 – Questa predicazione scandalosa delle indulgenze ha raggiunto un punto tale che non è facile neppure per i dotti difendere il rispetto dovuto al papa dalle maldicenze o, se si vuole, dalle sottili obiezioni dei laici.

82 – Cioè: perché il papa non vuota il purgatorio per mezzo della santissima carità e della grande sofferenza delle anime – ragione tra tutte più giusta -, mentre libera un infinito numero di anime per mezzo delle rovinose ricchezze, che servono a costruire la basilica – ragione assolutamente vana?

83 – Inoltre: perché si fanno proseguire le esequie e gli anniversari dei defunti e non si restituiscono o non si possono ritirare i benefici istituiti per loro, dato che è offesa pregare per dei redenti?

84 – E ancora: qual è questa nuova religione di Dio e del papa, per cui essi concedono ad un nemico sventurato di liberare un’anima pia ed amica di Dio, mentre non la liberano per carità gratuita a causa della sofferenza in cui quest’anima si è venuta a trovare?

85 – Ancora: perché sono ancora comprati con il denaro a causa delle indulgenze, come se vigessero tuttora, dei canoni penitenziali morti e aboliti, sia di per sé sia perché caduti in disuso?

86 – Ancora: perché il papa, le cui ricchezze sono più crasse di quelle dei più ricchi Crassi, non costruisce la basilica di S. Pietro col suo denaro, invece che con quello dei fedeli poveri?

87 – Ancora: cosa rimette o partecipa il papa a quelli che, per una contrizione perfetta, hanno diritto alla remissione o partecipazione piena?

88 – Infine: se il papa concedesse queste remissioni e partecipazioni ai fedeli non una ma cento volte al giorno, quale grandezza di beni vi sarebbe per la Chiesa!

89 – Perché il papa, che cerca per mezzo delle indulgenze la salvezza delle anime e non il denaro, sospende le lettere confessionali e le indulgenze perpetue, quando sono ancora in vigore?

90 – Reprimere queste sottili argomentazioni dei laici con la forza e non con la ragione, significa esporre la Chiesa ed il papa allo scherno dei nemici e rendere infelici i cristiani.

91 – Se le indulgenze fossero predicate secondo lo spirito e le intenzioni del papa, tutto ciò non avrebbe valore, non si reggerebbe.

92 – Salutiamo da lontano, allora, tutti i profeti che annunciano al popolo di Cristo: Pace! pace!, quando non v’è pace!

93 – E stiano bene i profeti che dicono al popolo di Cristo: croce! croce!, mentre non v’è croce!

94 – I cristiani vanno esortati a seguire il loro capo, Cristo, nelle pene, nelle morti e negli inferi.

95 – Così che credano di entrare in cielo attraverso le tribolazioni, piuttosto che con la sicurezza di una pace che non c’è.”

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2 pensieri riguardo “Le 95 tesi (1517) che cambiarono l’Occidente

  1. Credo che il significato delle 95 Tesi non stia tanto nel loro contenuto, ma nel modo con cui vennero presentate e lette, e soprattutto nelle motivazioni che le dettarono. Protestanti non sono solo i pensieri e neppure il gesto, protestante è l’animo di Lutero nello scrivere quella pagina.
    Il problema è quello della verità di Cristo, che Lutero trovò nella meditazione degli Scritti sacri…verità che ha come ragione d’essere recare vita, salvezza e pace al popolo, e quindi che deve essere conosciuta e predicata.
    Nelle Tesi l’essenziale non è l’aspetto negativo, ma, al contrario, quello positivo, cioè la volontà di salvaguardare le anime dall’errore.
    A muovere le 95 Tesi non sta la rivolta ma l’amore, la volontà di servire e difendere i più deboli nella fede, di tutelare per loro la possibilità di incontrare Cristo.

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