Il papa che vorrei (ci provo anch’io)

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Un paio di fumate nere, e i pronostici già si annullano e si ripropongono. Mi chiedo anch’io, come vorrei fosse il nuovo pontefice, quale agenda mi piacerebbe proporgli. E’ un gioco, in qualche modo, fruttuoso almeno quando e se permette di riflettere con un poco di serietà sulla propria personale visione del futuro della Chiesa.

Quando sento che alcuni pongono una serie di richieste “indemandabili” al prossimo pontificato, ho l’impressione che ancora una volta le nostre urgenze dimenticano che la storia e la vita hanno tempi e ampiezze ben più grandi delle nostre individuali. Non credo ci siano risposte indemandabili; ce ne sono di urgenti, certo; ma sono talmente numerose che sembra improbabile una seria risposta a tutte nell’ambito di un solo pontificato. Sono pessimista? Non credo. Anzi, il contrario.

Mi chiedo se tra tutti gli appunti che si possono proporre a un’ipotetica agenda pontificia, non ce ne sia uno davvero fondamentale, per il quale “ne va” davvero del futuro della Chiesa. E uno mi sembra di trovarlo e si chiama “ascolto”. Ascolto di tutti, davvero: ascolto delle famiglie, ma anche di chi non ha più famiglia (e gestisce nella fatica le proprie solitudini); della vita, ma anche delle ragioni della non vita (a volte dilanianti); della fede, ma anche del pensiero (che non è mai pericoloso per il credere…); delle radici cristiane, ma anche dei progetti delle altre religioni (che rendono più ricco il proprio credere)… Un papa che, finalmente, ascolti. Che ascolti le domande. Che non si preoccupi per una volta di dare risposte. Vorrei un papa attento. Che non giudica e non condanna. Anzi, che si toglie di torno i giudici e i condannatori. Mi basterebbe.

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4 pensieri riguardo “Il papa che vorrei (ci provo anch’io)

  1. Non si può certo dire che ti accontenti di poco…

    Ascoltare vuol dire essere disponibili, dedicare del tempo all’altro e, quindi, cercare di capire ciò che gli succede, cosa lo spinge ad agire. Ascoltare vuol dire anche saper interpretare gli scambi comunicativi e i silenzi, accettare punti di vista divergenti dai propri. L’ascolto richiede di compiere uno sforzo di interesse, di concentrazione e di attenzione per mostrarsi realmente disponibili verso il proprio interlocutore. Questo è soprattutto una prova di stima per l’altro, del desiderio di concedergli tempo e di aiutarlo…ascoltare vuol dire quindi evitare quel terribile “silenzio passivo”…
    Ma quando capita di essere davvero ascoltati???? …il mondo è pieno di persone che ascoltano soprattutto se stesse. Di solito, se non sanno capire gli altri, non hanno neppure una percezione chiara del loro gonfiato ma confuso “io”. Passano tutta la vita a coltivare un “sé” immaginario, che cercano di imporre al prossimo. Il problema è che spesso ci riescono, perché c’è anche nella natura umana il desiderio di essere “seguaci”, di accodarsi a qualcun altro…e chi parla più forte troppo spesso ha ragione, anche se non sa quello che sta dicendo. Il risultato è che si può coesistere, perfino convivere, senza mai capirsi o avere alcuna vera comunicazione….
    Temo proprio che l’ascolto non sia un atteggiamento per niente naturale nell’essere umano, che tende troppo a concentrarsi su se stesso o a interpretare a suo modo quel poco che sente. La vera natura dell’uomo è soprattutto esprimere quello che prova, giudicare e dare consigli. Come diceva Goethe “parlare è una necessità, ascoltare è un’arte”.

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  2. La suggestione è interessante, del resto non sarebbe nemmeno totalmente nuova. Vedi l’incontro tra le religioni di Assisi, iniziativa che però non mi sembra sia stata perseguita al di là del folclore… Mi permetto di aggiungere una caratteristica che desidererei da questo Papa. Anche per il ruolo (eccessivo) che ha in Italia, mi piacerebbe che riuscisse anche a “dire” qualcosa. Nel disorientamento generale, un Papa, non dogmatico, ma che sapesse parlare all’uomo del nostro tempo dopo averlo ascoltato sarebbe una vera benedizione. Ma forse, questo Papa,non è al Conclave. Forse non è ncora entrato in Seminario.

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  3. aspetto che guardi che ascolti il mondo che ci circonda, lontano e vicino e chi è voltato di spalle.
    Non penso proprio che debba essere italiano, vediamo, aspettiamo, Amelia

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