Pillola del giorno dopo e casi di stupro. Morale e perplessità

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“Come in Germania, i vescovi spagnoli ritengono legittimo l’uso della pillola del giorno dopo in caso di stupro, ma solo se il farmaco serve a impedire la fecondazione e non ha un «effetto abortivo».” Così è apparsa la notizia sul Corriere e su altri quotidiani nazionali, facendo seguito a un’altra informazione di qualche settimana precedente, in cui “con una decisione rivoluzionaria, i vescovi tedeschi hanno ammesso l’uso della pillola del giorno dopo nei casi di stupro facendo riferimento a nuovi farmaci recentemente apparsi sul mercato che impediscono la fecondazione e non sono abortivi”.

Ora, il problema è molto più complesso di quanto sembri di primo acchito: innanzitutto perché non si può mai (per quel che la scienza oggi conosce) definire se l’assunzione della pillola del giorno dopo, nel caso singolo, abbia o non abbia effetti abortivi. Lo stesso vescovo ausiliario di Madrid, nel commentare la legittimazione dell’uso della pillola nel caso concreto, ha aggiunto che “non è chiaro quali farmaci possano essere considerati accettabili dalla chiesa spagnola: «Se in Germania ci sono, noi non li conosciamo». Dunque, di cosa stiamo parlando? E perché queste dichiarazioni su un argomento tanto delicato, quando non si ha la minima idea delle questioni messe in campo? Perché i vescovi tedeschi hanno fatto questa dichiarazione?

Il motivo è semplice e tragico nel medesimo tempo: alcune cliniche cattoliche erano, infatti, state messe sotto accusa per aver rifiutato di somministrare la pillola a donne che si erano a loro rivolte dopo essere state vittima di uno stupro. La reazione mediatica era stata estremamente forte e la chiesa tedesca accusata di non avere alcuna attenzione alla donna persino in situazioni così gravi. Ecco, dunque, la presa di posizione: che però sembra in realtà uno specchietto per le allodole: come precisa “Repubblica”: “Le cliniche vengono autorizzate a somministrare alle donne soltanto quei tipi di pillola del giorno dopo che impediscono la fecondazione dell’ovulo, e non invece i farmaci che colpiscono l’ovulo già fecondato provocando di fatto un aborto.” Ma i vescovi spagnoli (che appoggiano questa tesi) aggiungono anche di non conoscere farmaci di questo genere. Chi prende in giro chi?

Il moralista Luigi Lorenzetti, su Famiglia Cristiana, tenta di spiegare, ma in realtà dà l’impressione di peggiorare la situazione. Così scrive (per l’articolo intero, clicca qui): “A livello scientifico non si conosce con certezza il meccanismo di azione dei diversi farmaci che vanno sotto il nome generico di pillola del giorno dopo. In questo contesto, i vescovi tedeschi presuppongono la distinzione tra pillola del giorno abortiva e contraccettiva. Ovviamente tale distinzione è demandata alla scienza medica e ai medici che la somministrano.” Dunque: i vescovi aprono a un utilizzo della pillola del giorno dopo di cui neppure loro saprebbero l’esito, e per il quale demandano alla scienza, che a sua volta ha già affermato di non essere in grado di distinguere, in questo momento, l’effetto della pillola nei casi singoli.

Resto perplesso.

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