Il racconto autobiografico della conversione del fondatore dei Gesuiti

Ignazio di Loyola

ignazio

(1491ca-1556), Racconto di un pellegrino

Quando li leggeva più volte, per un tratto restava conquistato da ciò che vi era scritto. Ma quando smetteva di leggerli, talvolta si soffermava a pensare alle cose che aveva letto, mentre altre volte a quelle del mondo che prima teneva di solito nella mente. Tra le molte vanità che gli si presentavano, un pensiero lo teneva a tal punto soggiogato per due, tre o quattro ore: figurandosi, cioè, cosa dovesse fare al servigio di una dama, che mezzi avrebbe usato per raggiungere il paese dove lei abitava, le frasi e le parole che avrebbe compiuto per lei. Si esaltava tanto con questi pensieri che non badava all’impossibilità dell’impresa; infatti, quella signora non era una nobile qualunque, e neppure una contessa o una duchessa, ma il suo era più elevato di qualunque altro rango di quelle.

Il Signore però lo assisteva, facendo sì che a questi pensieri ne succedessero altri, nati da quel che leggeva. Infatti, leggendo la vita di nostro Signore e dei santi, si fermava a pensare dicendo a se stesso: “Che succederebbe se anch’io facessi quel che ha fatto san Francesco, o quello che ha fatto san Domenico?” In tal modo rifletteva su molte cose che gli sembravano buone, e si proponeva sempre imprese difficili e grandi, sembrandogli, nel proporsele, di avere la forza di realizzarle facilmente. Il suo ragionare consisteva nel ripetere a se stesso: san Domenico ha fatto questo, devo farlo anch’io; san Francesco ha fatto questo, devo farlo anch’io. Ma quando si distraeva, riaffioravano i pensieri mondani già ricordati, e anche in questi indugiava molto. Il succedersi di pensieri così diversi gli durò a lungo. […]

Ormai svanivano i pensieri di prima, per effetto dei santi desideri che aveva. Questi gli si impressero più nell’intimo per una visita. Avvenne che una notte, mentre era ancora sveglio, vide chiaramente un’immagine della Madonna con il santo Bambino Gesù. A tale vista provò a lungo grandissima consolazione; e restò con tale disgusto di tutta la sua vita passata, specialmente delle cose sensuali, da sembrargli che fossero sparite dall’anima tutte le immaginazioni che prima vi teneva impresse. Da quel momento, fino all’agosto del ‘53, in cui questo si scrive, non diede mai neppure il più piccolo consenso a sollecitazioni sensuali: da questo effetto si può dedurre che la cosa veniva da Dio.”

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