L’ironia di Pascal e le pie insidie

pascal

(1623-1662) Lettere provinciali (1656-1657), Milano, 1989, pagg. 106ss.

Quando il legame tra logica e religione produce… mostri.

[Il buon Padre] mi disse: Ascoltate ancora questo passo del nostro Padre Gaspa Hurtado…: “Un beneficiario può, senza alcun peccato mortale, desiderare la morte di colui che ha una rendita sul suo beneficio; e un figlio quella di suo padre, e rallegrarsi quando essa giunge, purché sia soltanto per il bene che a lui deriva, e non già per un odio personale.”

O Padre, gli dissi, questo è un bel frutto della direzione d’intenzione! Mi accorgo ch’essa ha un campo molto esteso. Ma nondimeno vi sono certi casi la cui soluzione sarebbe ancora difficile, quantunque necessarissima per i gentiluomini. Provate a dirmeli, disse il Padre. Mostratemi, gli dissi, con tutta questa direzione d’intenzione, che sia permesso battersi in duello. Il nostro grande Hurtado de Mendoza, disse il Padre, vi darà sull’istante soddisfazione, in questo passo riportato da Diana…: “Se un gentiluomo che è sfidato a duello è notoriamente non devoto, e se i peccati che gli si vedono commettere ognora senza scrupolo fanno agevolmente giudicare che, rifiutando costui il duello, non lo fa per il timor di Dio, ma per pusillanimità; cosicché si dica di lui che è una gallina e non un uomo, gallina et non vir; egli può, per conservare il suo onore, trovarsi al luogo assegnato, non già in verità con l’espressa intenzione di battersi a duello, ma soltanto con quella di difendersi, se colui che l’ha sfidato lo attacca ivi ingiustamente. E la sua azione sarà di per se stessa del tutto indifferente. Che male c’è, infatti, ad andare in un campo, passeggiarvi aspettando un uomo, e difendersi se ivi si viene attaccati? E pertanto costui non pecca in alcun modo, dal momento che ciò non significa affatto accettare un duello, essendo l’intenzione diretta ad altre circostanze. Infatti l’accettazione del duello consiste nell’espressa intenzione di battersi, che costui non ha… E Navarrus dice molto bene che in questo caso è permesso accettare ed offrire il duello… E altresì che si può uccidere di nascosto il proprio nemico E anche, in cotesti casi, non si deve usare la via del duello, se si può uccidere di nascosto il proprio uomo e trarsi in tal modo d’impicci: perché, con questo mezzo, si eviterà insieme di esporre la propria vita in un combattimento e di aver parte al peccato che il nostro nemico commetterebbe con un duello.

Questa, Padre, gli dissi, è una pia insidia; ma quantunque pia, rimane sempre insidia, dal momento che è permesso uccidere il proprio nemico a tradimento.

Vi ho forse detto che si può uccidere a tradimento? Dio me ne guardi! Vi dico che si può uccidere di nascosto… Dicesi uccidere a tradimento quando si uccide colui che non sta in alcun modo in guardia. E perciò colui che uccide il proprio nemico non è detto che lo uccida a tradimento, ancorché avvenga alle spalle o in un’imboscata…

Sul serio, Padre, sono un po’ stupito di tutto ciò…

Perché, disse il Padre: Siete forse giansenista?”

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