Dove sono i maestri?

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La riflessione sul presbiterato sconfina, inevitabilmente, in quella sulla vita spirituale, o sulla vita interiore, se si preferisce; o, ancora, semplicemente sulla vita, che è quanto ci interessa, nel suo complesso, senza troppe distinzioni.

E uno dei grandi temi della vita è quello della sua formazione, iniziazione, educazione. Per accedere a una vita interiore e spirituale “sostenibile” (non legata a mode o nella mani di manipolatori) abbiamo bisogno di maestri. Tutte le tradizioni spirituali lo sanno. La vita interiore non si improvvisa, pena danni a sé e agli altri. Ne parlavo in quetso blog qualche settimana fa, ponendo sul piatto la questione dei formatori e della formazione nei seminari, ma la faccenda riguarda tutti coloro che non si accontentano del cibo e del vestito, per dirla chiosando il vangelo.

Il problema è che pretendiamo di vivere “spiritualmente” senza essere formati alla vita interiore: e, in effetti, dove sono i maestri? Dove sono coloro che hanno il dono di discernere gli spiriti, di mostrare le strade, di indicare i sentieri interrotti? Dove sono, oggi, donne e/o uomini cui potersi rivolgere per confrontare i nostri cuori con quelli di chi ha già percorso un cammino e conosce strade e bivi? Dove sono, in Occidente, questi maestri? Chi ci può indicare dove abitano?

L’impressione è che ci siano, certo, talvolta nascosti: ci sono monache e monaci, insegnanti, pastori che sono anche maestri. Ma troppo spesso il carisma non corrisponde al ruolo. E troppe volte chi riveste un ruolo teme il carisma. Questa separazione è un grave problema. Nel mondo islamico (sufi) e in quello del buddismo zen il ruolo del maestro corrisponde a un preciso status sociale, evidente, riconoscibile nella comunità. Lo scheyk, il maestro zen hanno una evidente riconoscibilità. E nel cristianesimo? La distanza tra ruolo e vita interiore è, talvolta, drammatica. E’ davvero concepibile (e sostenibile) un vescovo che non sia, prima di ottenere la carica, maestro di vita? Oppure, il ruolo del pastore e quello del maestro spirituale sono separabili? E, allora, qual è il compito del presbitero, quando egli non debba farsi carico della formazione interiore della sua comnunità?

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