Una pagina “utopica”

Thomas More

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(1478-1535), Utopia, da J.I.G. Faus, Vicari di Cristo, Bologna. 1995, pagg. 378s.

Se tutte le cose, che le abitudini cattive e viziose hanno fatto apparire come sconvenienti e pregiudizievoli, dovessero essere rigettate come improprie e censurabili, per davvero noi cristiani dovremmo allora allontanare dalla nostra vista la maggioranza tanto delle cose che Cristo ci ha comandato, nel suo insegnamento, di fare… Ma i predicatori, gente astuta e sagace, quando hanno visto che gli uomini non conformavano che malamente i propri costumi alla legge di Cristo, hanno pensato bene di distorcere e cambiare la linea della sua dottrina e, quasi si fossero serviti di un righello di piombo, l’hanno adeguata ai costumi degli uomini, perché questi, almeno in qualche minima misura, possano ad essa corrispondere. Non vedo altro bene, in ciò che hanno fatto, se non che gli uomini possano ora operare male con maggiore impunità…

Dove le proprietà sono private, dove tutto il peso poggia sul denaro, è difficile e quasi impossibile, che la repubblica possa essere governata secondo giustizia e fiorire nella prosperità, a meno di pensare in questo modo: che si fa giustizia, là dove tutte le cose vanno a finire in mano di uomini cattivi; o che fiorisce la prosperità, là dove tutto viene spartito tra pochi…”

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