La polemica di Giannone sul rapporto tra regno dei cieli e Regno sulla terra

Pietro Giannone

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(1676-1748), Vita scritta da lui medesimo

La polemica cosiddetta “anticurialista” poneva l’accento sulla distanza netta esistente tra le strutture statali e quelle ecclesiastiche, accentuando la necessità di mantenere estranea la compagine ecclesiale dalla laicità dello Stato. Si percepisce nel testo di Giannone (una delle grandi figure di pensatore dell’illuministo napoletano) la difficile accoglienza non tanto del messaggio cristiano, ma della sua “mediazione” politica. La domanda di fondo sulla funzione del potere ecclesiale non ha perso nulla della sua forza.

Adunque, seriamente riflettendo sopra il libro degli Evangeli e gli Atti di San Luca, e spezialmente l’Epistole di san Paolo, che avea sempre nelle mani, compresi che l’immutazione dell’uomo dallo stato di natura in quello di grazia, consisteva l’avere Iddio, per infinita sua bontà e beneficenza, mandato il suo Verbo nel mondo, ad assumere carne umana nell’utero della Vergine ebrea, che lo concepì senza ministero d’uomo terreno, ma di spirito divino, affinché questo Messo, uomo insieme a Dio, conversando fra gli uomini, gli fosse di lume e scorta, additandogli la vera e sicura strada, onde da terreni e mortali, potessero rendersi immortali e celesti.

Compresi questi essere il solo ed unico mediatore, che potesse conciliar l’uomo con Dio; e chi l’udiva e facea quanto Egli gli avrebbe prescritto e comandato, stesse pur sicuro che, ancorché morto, sarebbe risorto ed immutato, e fatto coerede del Padre e partecipe del regno celeste. All’incontro, coloro i quali non lo credevano, o credendolo trasgredivano i suoi precetti e comandamenti, sarebbero sì bene risuscitati, ma non immutati in celesti; anzi, come terreni sterpi o tronchi, sarebbero gettati nel fuoco, ad ardere perpetuamente….

L’uomo erasi perduto, l’uomo dovea salvarsi; e perciò la resurrezione della carne dovea precedere alla vita eterna, non potendosi concepir l’uomo senza colpa, componendosi, come sue parti intrinseche ed essenziali, non men dell’anima che del corpo….

Compresi, eziandio, ed in più chiara luce mirai l’aspetto delle mondane vicende, che si vider da poi sulla terra. Ed a questi studi accoppiando quelli che io aveva fatti de’ tempi men a noi rimoti, vidi con stupore, come sopra tali fondamenti d’una religione sì schietta, umile e sprezzatrice di cose terrene, si avesse potuto innalzare una macchina cotanto sublime e vasta, quanto niun’altra religione del mondo, ancorché mondana, e che non avea altro fine che felicità terrena, poté aspirarvi, non che giungervi o pareggiarla. E dall’istoria de’ tempi che a Costantino Magno seguirono, facilmente ne compresi le occasioni ed origini; siccome ciascuno potrà comprenderle, riguardando che, insegnata ed amministrata questa nuova religione degli uomini infra gli altri uomini – i quali, da amministratori e depositari fattisi credere padroni e signori, e dall’esposizioni ed esortazioni passando poi a stabilir leggi, ridotta nella lor mano la norma del giusto e dell’equo, e di bilanciare le azioni umane qualificandole, a lor arbitrio, ora lecite, ora illecite, dieder in que’ secoli incolti a credere alla semplice ed imperita moltitudine, che in loro balìa fosse chiuder ed aprir le porte del celeste regno – quindi avvenne, che, invece d’un regno celeste, si fabbricasser essi in terra un nuovo regno terreno, a gli antichi affatto incognito e sconosciuto. Poiché, surto dapoi ed innalzato fra questi ministri e dispensatori uno che, riducendo gli altri da fratelli e compagni del suo ministero, a suoi propri ministri e servidori, poté stabilire il nuovo regno papale, sopra le spoglie degli altri vescovi, ma più sopra l’ignoranza de’ principi e semplicità de’ popoli. E con tanto maggior successo, quanto che, gli uomini persuasi dalle nuove dottrine, sparse a questo fine, che le cose temporali potessero cambiarsi colle spirituali, e le ricchezze facilitassero l’acquisto del regno celeste, e che le donazioni, i legati ed eredità, lasciate alle chiese materiali, valessero a ridimere le loro anime da’ peccati e farle volare in cielo, aprirono questa nuova, facile e piana strada, massimamente a’ facoltosi e potenti; ed a riguardo di tutti gli altri, additarono cammini più facili d’esteriori riti e cerimonie, di pellegrinaggi, di particolari divozioni a’ santi, di novene ed altre tante vane superstizioni, le quali, adoperandole, gli rendesser sicuri della lor salute.”

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