Il messaggio dell’imperatore

Franz Kafka

(1883-1924), Da Tutti i racconti, Milano, 1982.

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Che Kafka vada recuperato come una delle più straordinarie figure della spiritualità a cavallo tra XIX e XX secolo è cosa ormai appurata, per chi ne conosce gli scritti un po’ oltre le mode. Mi permetto un suggerimento, per chi non conoscesse il lato mistico dello scrittore praghese: la lettura di quello straordinario diario interiore che sono i “Quaderni in ottavo” (reperibili in Italia in edizione Oscar o per i tipi di SE).

Qui presento un racconto breve, che ha in sé il sapore dell’assoluto: attesa, ricerca, ineffabile.

L’imperatore – così dice la leggenda – ha inviato a te, singolo, miserabile suddito, ombra minuscola fuggita via nelle più remote lontananze dall’abbagliante sole imperiale, a te, proprio a te ha inviato un messaggio dal suo letto di morte.

Ha fatto inginocchiare il messaggero presso al letto e gli ha mormorato il messaggio all’orecchio; tanto era importante per lui, che se l’è fatto ripetere piano ancora una volta. Con cenni del capo ha confermato l’esattezza di quelle parole. E dinnanzi a tutti coloro che assistevano alla sua morte – tutte le pareti vengono abbattute e sui vasti ed alti scaloni stanno in cerchio i grandi del regno – dinanzi a tutti costoro egli ha congedato il messaggero. Il messaggero s’è messo subito in cammino: un uomo forte, instancabile; avanzando ora un braccio ora l’altro egli si fa strada attraverso la moltitudine; se incontra resistenza, indica il suo petto, dove sta il segno del sole. Egli del resto avanza facilmente come nessun altro. Ma la folla è così grande; non ha mai fine. Se fosse libero il campo, come volerebbe! E ben presto tu sentiresti il picchio superbo dei suoi pugni sulla tua porta. Ma invece come sono inutili i suoi sforzi; ancora cerca di aprirsi un varco nelle sale del palazzo interno; mai ne potrà uscire; e se questo gli riuscisse, a che gioverebbe? dovrebbe lottare per discendere le scale; e se questo gli riuscisse, non avrebbe guadagnato nulla: dovrebbe ancora attraversare i cortili; e dopo i cortili il secondo palazzo esterno che cinge il primo; e ancora scaloni e cortili, e di nuovo un palazzo; e così ancora per millenni; e se riuscisse finalmente a precipitarsi fuori dell’ultima porta – ma mai, mai questo potrà accadere – ci sarebbe ancora tutta la città imperiale dinnanzi a lui, il centro del mondo, in cui si addensa tutta la sua feccia. Nessuno può attraversarla, e tanto meno col messaggio di un morto. Ma tu stai seduto presso la tua finestra, e sogni quel messaggio, quando viene la sera.”

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2 pensieri riguardo “Il messaggio dell’imperatore

  1. Testo affascinante. C’è il tema dell’attesa di una cosa desiderata che non arriva mai e che pure con fiducia e pazienza si aspetta per anni. C’è il mistero contenuto nel messaggio. C’è il lungo percorso del messaggero e gli ostacoli che gli si parano davanti fino al punto da rendere la meta un punto d’arrivo tanto desiderato quanto impossibile.
    C’è il finale sconfortante e desolante ma anche dolce, in un certo senso.
    C’è il sogno che dona conforto.
    C’è la realtà…c’è il sogno…manca qualcosa che li faccia incontrare…forse una notizia meravigliosa che da sempre si aspetta e non si sa nemmeno cos’è.

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