La “speranza facile” dei pescatori

Estratto dal Diario di un fratello marinaio. Aprile 1957: testimonianza di un Piccolo Fratello di Gesù.

piccoli fratelli

Ho ritrovato, tra le pagine antologiche che nel tempo avevo raccolto, questo testo redatto da un discepolo di Charles de Foucauld. Mi sembra di trovarvi la grazia della semplicità e, insieme, della quotidianità profonda del credere cristiano nella sua essenza. Credere “incarnato” nel tempo e nella storia, soprattutto in quella dei semplici.

E’ oggi, col sole di primavera, che bisogna vedere l’angolo del porto dove si trovano i canotti dei pescatori della costa. Colori vivaci, fiammanti, ricoprono i battelli che sono stati prima grattati e lavati per togliere il sudiciume dell’anno precedente e i segno dell’inverno. Quello della fraternità è grigio chiaro all’interno, e verde chiaro all’esterno con un largo bordo di verde più scuro. Tutti i ragazzi sono là a lavorare, pieni di coraggio perché già si parla seriamente della presenza del pesce. L’inverno non è stato freddo, le acque si sono mantenute abbastanza calde e il pesce si avvicina facilmente alla costa. Quest’anno c’è un mese di anticipo sul tempo normale, e queste notizie, sulla banchina, si diffondono in fretta!

Credo veramente che la virtù naturale che richiede il mestiere del pescatore è la speranza facile, rinnovata incessantemente, ogni giorno. Anche l’agricoltore vive di speranza, ma a lungo termine. Il raccolto verrà un giorno, ma intanto lavora senza vedere il risultato. Per l’uomo di mare, il pescatore s’intende, il raccolto ha luogo tutti i giorni. Ma tutti i giorni è rimesso in causa: troverò, oggi, il pesce? Se lo troverò, si lascerà prendere? Troverò compratori a riva? E se oggi faccio fiasco, domani posso fare un colpo da re; se ogni è andata bene, domani posso ritornare a mani vuote. Ed è sempre così. Il mestiere forma veramente un tipo d’uomo particolare. Nel Vangelo, Pietro ha pescato niente tutta la notte (niente di straordinario in questo); Gesù gli dice: “Getta le reti”!; una leggera speranza nasce nell’animo di Pietro pescatore, e getta le reti. Io credo che ogni pescatore avrebbe fatto come Pietro. E’ stato necessario che Giovanni gli dicesse che era il Signore.

Quando rifletto un po’ sulla nostra vita, qui, nell’ambiente dei marinai, ascoltando le reazioni e le osservazioni, credo che ciò che colpisce di più, nella nostra vita, i marinai con cui viviamo, è la preghiera. In fondo, avere delle reazioni cristiane in questa vita materializzata, saper rispondere a domande sulla religione, essere il bravo tipo caritatevole e leale, ecc. .., lo fa qualsiasi militante cristiano, se prende veramente a cuore il suo cristianesimo. Ma il fatto di pregare, di recitare l’ufficio divino, di raccogliersi un po’, di avere una croce o un’immagine della Vergine nella propria cuccetta, ecc. .., e tutto questo nel tempo libero e del riposo, sembra veramente essere qualcosa di eccezionale, proprio di noialtri donati a Dio. Questo lato misterioso della nostra vita possono considerarlo con un po’ di superstizione e ritenerci degli stregoni: “Tu, che sei un po’ stregone, tu dovresti pregare perché si peschi un po’!”, mi diceva un marinaio. Ma il mistero resta ugualmente. Un ragazzo a cui il parroco del paese chiedeva notizie di Michel, imbarcato con lui, gli rispose: “Michel, in mare, prega!…”.”

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