L’apologetica cristiana? Assurda, scadente, non cristiana

Dietrich Bonhoeffer

(1906-1945), Resistenza e resa, Milano, 1969, pagg. 245s.

Una delle pagine più innovative, profetiche e sconvolgenti di “Resistenza e resa”

L’uomo ha imparato a cavarsela da solo in tutte le questioni importanti, senza ricorrere all’”ipotesi di lavoro: Dio”. Il fatto è scontato ormai nelle questioni scientifiche, artistiche e anche etiche, e nessuno più osa tornarci sopra; ma da un centinaio d’anni questo vale, e in misura sempre maggiore, anche per le questioni religiose; si è visto che tutto va avanti – esattamente come prima – anche senza Dio. Nell’ambito genericamente umano, come in quello scientifico, “Dio” è respinto sempre più lontano dalla vita, perde terreno.

La storiografia cattolica e quella protestante sono concordi nel vedere in questa evoluzione la grande secessione da Dio, da Cristo: quanto più ci si richiama a Dio e a Cristo contro questa evoluzione, tanto più questa evoluzione interpreta se stessa come anticristiana. Il mondo, pervenuto alla consapevolezza di sé e delle proprie leggi di vita, è a tal punto sicuro di sé, che ne proviamo un penoso disagio; sviluppi aberranti e insuccessi non trattengono il mondo dalla necessità di seguire questa sua strada e il suo sviluppo, che vengono accettati con virile freddezza, al punto che neppure una guerra come l’attuale vi costituisce un’eccezione. L’apologetica cristiana è scesa in campo contro questa sicurezza di sé, in varie guise. Si tenta di convincere il mondo, diventato adulto, che non potrebbe vivere senza il tutore “Dio”. Pur avendo capitolato in tutte le questioni mondane, rimangono sempre le cosiddette “questioni ultime”: la morte, la colpa, cui “Dio” solo può dare risposta e per le quali c’è ancora bisogno di Dio, della chiesa e del parroco…. Ma a questo punto arrivano le filiazioni secolarizzate della teologia cristiana, la filosofia dell’esistenza e gli psicoterapisti, che dimostrano al mondo, sicuro e soddisfatto di sé, felice, che in realtà è infelice e disperato e che non vuole ammettere di trovarsi in un vicolo cieco da cui non sa uscire e dal quale essi soltanto potrebbero salvarlo. […]

L’uomo semplice, che passa i suoi giorni tra casa e lavoro, senza dubbio con ogni sorta di deviazioni, non ne viene toccato. Non ha tempo né voglia di occuparsi della propria disperazione esistenziale e si prendere in considerazione la sua forse modesta felicità sotto l’aspetto del “vicolo cieco”, della “preoccupazione” e della “sventura”.

Io ritengo gli attacchi dell’apologetica cristiana al mondo diventato adulto, primo assurdi; secondo: scadenti; terzo: non cristiani. Assurdi: perché mi sembrava il tentativo di ricondurre alla pubertà un individuo ormai uomo, cioè di riportarlo a dipendere da cose dalle quali egli si è reso di fatto indipendente, di ricacciarlo verso problemi che, di fatto, per lui non sono più tali. Scadenti: perché si tenta lo sfruttamento delle debolezze di un uomo a un fine che gli è estraneo e che non ha sottoscritto liberamente. Non cristiani: perché Cristo viene scambiato per un determinato grado della religiosità umana, quanto dire con una legge umana.

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Un pensiero riguardo “L’apologetica cristiana? Assurda, scadente, non cristiana

  1. Reblogged this on I segni e le cose and commented:
    Ancora una volta Bonhoeffer mostra una capacitá di lettura della contemporaneitá che oltrepassa la sua esistenza storica giungendo, a quasi 70 anno dalla sua morte, a noi in tutta la sua attualiá e drammaticitá. La cultura dominante, anche quella cristiana, preferisce mettere la testa sotto la sabbia, piuttosto che aprirsi a quelle interpretazioni scomode della realtá che sono le uniche dalle quali si puó ripartire per cambiare lo stato delle cose.

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