Io sono ciò che voglio essere

Maurice Blondel (1861-1949)

Da L’azione, Brescia, 1970.

Se non sono ciò che voglio essere, ciò che voglio non con le labbra soltanto, non in forma di desiderio o di progetto, bensì con tutto il cuore e con tutte le forze, nei miei atti, non sono. Nel profondo del mio essere c’è un volere e un amare l’essere o non v’è nulla. Questa necessità che m’era sembrata costrizione tirannica, quest’obbligo che mi pareva dapprima dispotico, debbo constatare che in ultima analisi manifestano ed esercitano l’azione profonda della mia volontà: altrimenti mi distruggerebbero. La natura intera della cose e la catena delle necessità che pesano sulla mia vita non sono se non la serie di mezzi che debbo volere, che voglio infatti per compiere il mio destino.

L’essere non volente e coatto non sarebbe più l’essere; prova ne sia che l’ultima parola di tutto è la bontà, e che essere è volere e amare. Nella filosofia della volontà il pessimismo s’è fermato troppo presto: ché a dispetto del dolore e della disperazione, avremo ancora ragione a riconoscere la verità e l’eccellenza dell’essere, se lo vorremo spontaneamente, con sincerità e spontaneità assolute; per patire l’essere, per odiare il mio essere, debbo ammettere e amare l’essere: il male e l’odio esistono soltanto diventando un omaggio all’amore.

Così, per quanta sproporzione apparente esista fra ciò che so, ciò che voglio e ciò che faccio; per quanto temibili possano essere le conseguenze dei miei atti; anche se, capace di perdermi, ma non di sfuggire a me stesso, io sono, e fino al punto in cui sarebbe per me preferibile non essere, per essere debbo sempre voler essere, a costo di portare in me il dissidio doloroso tra ciò che voglio e ciò che sono. Niente di arbitrario e tirannico nel mio destino, perché la minima pressione esterna basterebbe a togliere all’essere ogni valore, ogni bellezza, ogni consistenza.

Non ho nulla che non abbia ricevuto: eppure, nello stesso tempo, tutto deve scaturire da me, anche l’essere che ho ricevuto e che mi sembra imposto; qualunque cosa faccia e qualunque cosa subisca, debbo sanzionare quest’essere e generarlo, per così dire, di nuovo, con un’adesione personale, senza che mai la più sincera libertà lo sconfessi. Debbo ritrovare in tutti i miei atti proprio questa volontà più intima e più libera e portarla sino a perfetto compimento: l’essenziale è adeguare il movimento riflesso al movimento spontaneo del mio volere.”

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