Le forme dell’amore

Simone Weil (1909-1943)

Solo Dio, presente in noi, può realmente pensare la qualità umana negli sventurati, guardarli con uno sguardo veramente diverso da quello con cui si guardano gli oggetti, ascoltare veramente la loro voce come si ascolta una parola. Essi si accorgono allora di avere una voce; altrimenti non potrebbero neppure rendersene conto.

Porgere veramente ascolto a uno sventurato è tanto difficile quanto per lui il capire di essere ascoltato per pura compassione.

L’amore per il prossimo è l’amore che scende da Dio verso l’uomo. E’ anteriore a quello che sale dall’uomo verso Dio. Dio è ansioso di scendere verso gli sventurati. Non appena un’anima, fosse anche l’ultima, la più miserabile, la più deforme, è disposta ad acconsentire, Dio si precipita in lei per poter guardare ed ascoltare gli sventurati tramite suo. Solo col tempo l’anima si accorge di questa presenza. Ma, anche se non trovasse la parola per esprimerla, Dio è presente dovunque gli sventurati sono amati per se stessi.

La sola scelta che si pone all’uomo di quaggiù è quella di legare o meno il proprio amore alle cose di quaggiù. Egli deve rifiutarsi di legarlo ad esse e rimanere immobile, senza cercare, senza muoversi, in attesa, senza nemmeno cercare di sapere ciò che aspetta: è certo che Dio farà tutto il cammino fino a lui. Colui che cerca rende difficile l’operazione divina, invece di facilitarla. Colui che Dio ha preso non cerca affatto Dio, nel senso in cui Pascal pare servirsi del termine “cercare”.

Come potremmo cercare Dio, dato che egli si trova in una dimensione che noi non possiamo percorrere? Noi possiamo avanzare solo orizzontalmente. Se camminiamo orizzontalmente cercando il nostro bene, nel momento in cui otteniamo il frutto dei nostri sforzi, ci accorgiamo che ciò è illusorio: ciò che avremo trovato non sarà Dio. Un bambino che non vede più sua madre nella strada accanto a lui, corre di qua e di là, ma facendo così sbaglia. Se egli infatti avesse sufficiente ragione e forza d’animo per arrestarsi ed attendere, la madre lo troverebbe più in fretta. Dobbiamo solo attendere e chiamare. […]

L’essenziale è sapere se si ha fame.”

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