Chiesa perseguitata o Chiesa compromessa?

Helder Camara

(1909-1999) Da Vita e Pensiero, xliv, giugno 1981

La riflessione di monsignor Camara (chi avrà la pazienza di leggere l’intero testo qui riproposto – giuro che ne vale la pena, parola per parola! – non resterà deluso), è una straordinaria rilettura e riproposizione di uno dei temi centrali oggi per i cristiani (ma vale, mi sembra, per qualunque fede). Esiste una terza via tra compromissione e persecuzione? O è necessario scegliere, sempre e ovunque?

La “scoperta” del continente latino-americano

Il continente latino-americano non era vuoto. Milioni di indigeni lo abitavano, con le loro culture, i loro sistemi di vita e di convivenza, aveva le sue fedi, la sua economia. Quando, partendo dalla penisola iberica, giunsero gli “scopritori”. L’uomo bianco, civilizzato e cristiano, considerò come inesistente, inespressivo e senza valore tutto il passato degli indigeni. Fu la “scoperta” e solo da allora i popoli e le terre cominciarono a esistere.

Le culture indigene furono distrutte senza pietà, anche nel caso di culture avanzate come quelle dei Maya e degli Aztechi. la tendenza fu o di schiavizzare i nativi o, quando questi reagirono e non accettarono la schiavitù, di fare guerre di sterminio. In casi come quello del Brasile, dal momento che gli indigeni non erano adatti per la schiavitù ed erano giudicati oziosi, si ebbe la terribile pagina della schiavitù africana. La traversata sulle navi negriere era più che disumana. Gli africani conobbero la schiavitù, per quanto si parli di “mamme negre” dei bambini dei bianchi. Nel Brasile la liberazione degli schiavi si ebbe nel 1888.

Eredità di dominazione e di miseria

Quando i paesi europei si divisero larghe parti dell’Africa e dell’Asia, si ebbe l’illusione che l’America latina fosse sfuggita al colonialismo, del quale non discutiamo qui le intenzioni, ma i cui tristi risultati di dominazione sono risaputi.

E’ un inganno pensare che l’America latina si sia sottratta al colonialismo. Se, in linea generale, i paesi latino-americani si resero indipendenti dalla Spagna e dal Portogallo, per regola generale, conobbero e conoscono il colonialismo interno: i ricchi degli stessi paesi latino-americani mantengono la loro ricchezza opprimendo i loro concittadini, tenendoli in schiavitù (anche senza il nome ufficiale di schiavitù) e in situazione di povertà che, non raramente, giunge al limite della miseria assoluta.

E’ anche molto comune il fenomeno delle dittature, molte volte nelle mani dei militari. Il pretesto è sempre quello di evitare il disordine e il caos. Soprattutto con il pretesto di evitare il comunismo, sorsero, praticamente in tutto il continente latino-americano, scuole superiori di guerra, che assimilarono dagli Stati uniti l’ideologia della sicurezza nazionale. La sicurezza nazionale è considerata come il valore supremo, il valore dei valori. Evidente che questa assolutizzazione della sicurezza nazionale rende valido tutto ciò che viene fatto per salvaguardarla: sequestri, arresti, torture, esilio, persone che scompaiono per sempre…

Per lo sfruttamento delle materie prime dell’America latina – e lo stesso vale per tutto il Terzo Mondo – gli esempi sono facili da moltiplicare. In Malesia, per esempio, nel 1960, si poteva comperare una jeep con quattro tonnellate di gomma e dieci anni più tardi, per poter comprare la stessa jeep, già era necessario dare dieci tonnellate di gomma.

I paesi produttori di caffè (per citare un esempio tra tanti), nel 1954, compravano una jeep con quattordici sacchi di caffè, ma otto anni dopo potevano comprare la stessa jeep soltanto con trentadue sacchi di caffè. Nonostante questo si ebbe in alcuni paesi latino-americani – particolarmente in Brasile e in Argentina – un’euforia di progresso e si parlò perfino di miracolo economico…

Eravamo e siamo lontani da un autentico sviluppo, che solo si realizza (o si realizzerà) con lo sviluppo di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Ciò che abbiamo è unicamente una crescita economica di piccoli gruppi di ricchi dei nostri paesi – meno del dieci per cento – e una proletarizzazione crescente delle masse della nostra popolazione, ridotte, non raramente, a una condizione sub-umana di miseria e di fame…

Questa condizione si aggrava terribilmente, in quasi tutto il continente latino-americano, con l’arrivo delle grandi imprese multinazionali, che si alleano con i gruppi privilegiati dei nostri paesi, come ai loro alleati naturali. Le multinazionali arrivano promettendo tecnologie avanzate, moneta stabile, abbondanza di posti di lavoro. Di fatto, devastano le nostre materie prime, molte volte insostituibili.

Tentativi disperati di soluzione

Quando la nostra sorella Cuba, attraverso la guerriglia, vinse la dittatura tristissima che la dominava, Fidel Castro si rivolse, invano, agli Stati Uniti e al Canada, chiedendo aiuti per consolidare la vittoria appena ottenuta.

Non gli restò altra possibilità se non di rivolgersi all’Unione Sovietica, che non esitò ad accogliere l’appello tanto accorato. Molti giovani latino-americani ebbero allora l’illusione che la soluzione per l’America latina fosse la cubanizzazione del continente. Quando gruppi di giovani dei nostri paesi si preparavano ad andare al congresso dell’Avana, a Cuba, per dare inizio alla desiderata cubanizzazione, il presidente Kennedy minacciò con i missili, non solo la piccola Cuba, ma direttamente la Russia. Si ebbe una grande delusione per i giovani che si preparavano per questo congresso a Cuba, quando l’Unione sovietica semplicemente cancellò l’incontro dei giovani all’Avana.

Apparve chiaramente che la nostra sorella Cuba era così costretta a cambiare orbita: invece di continuare, come gli altri paesi del continente, a ruotare attorno agli Stati uniti, passò a girare intorno alla Russia. Ogni tanto ci sono visitatori che tornano incantati da Cuba; è finito l’analfabetismo, è praticamente scomparsa la disoccupazione e ci sono alcuni altri segni di miglioramenti materiali. Si parla perfino di libertà di culto religioso.

Fatta salva qualche eccezione, anche la libertà, inclusa quella di avere idee e di prendere iniziative, non può esistere in Cuba, come non esiste nella stessa Russia. Quando oggi diecimila giovani cubani partono con aerei sovietici, per andare a fare la guerra di liberazione in Africa, queste guerre sono per i nativi africani dei sogni di libertà: ma nessuna superpotenza (né gli Stati uniti, né la Russia e nemmeno la Cina) aiuta senza calpestare, senza restare per “garantire” la libertà… E ci sono in Africa e in Asia chiari segni di neo-colonialismo… In alcuni paesi latino-americani si ebbero tentativi di guerriglia. Ma, oggi gli Stati uniti non si fanno più cogliere di sorpresa, quanto alle guerriglie, come nel caso di Cuba. Oggi il Pentagono aiuta a creare, nei vari eserciti del continente, corpi anti-guerriglia preparati per lottare nelle più ardue condizioni come gole di monti o paludi.

L’America latina impara, a caro prezzo, a non farsi illusioni sulle grandi potenze. E’ vero che le multinazionali sono figlie amate del capitalismo, ma esse hanno saputo infiltrarsi nell’Unione sovietica e nella stessa Cina del dopo-Mao. Perfino la Russia possiede un sistema bancario, se vergogna, ma lo possiede…

L’Unione sovietica è in piena corsa di armamenti e giunge a spendere, con gli Stati uniti e i maggiori paesi capitalisti, la somma annuale di quattrocentocinquanta miliardi di dollari nella fabbricazione soprattutto di testate nucleari sempre più sofisticate (l’equivalente di un milioni di dollari al minuto!). Questa corsa verso gli armamenti, unita con la corsa spaziale (ed è incredibile da ambedue le parti il numero dei satelliti-spia!), ha reso impossibile la possibile soppressione della miseria sulla terra che corrisponde a cinquanta milioni di persone che ogni anno muoiono di fame nel Terzo mondo.

Quanto alla mancanza di libertà di pensare e di agire basta ricordare a quale oppressione sono soggetti ora i maoisti dopo la morte di Mao. E pensare che i suoi scritti al tempo della rivoluzione culturale erano dogmi!

La Chiesa di Cristo è santa e peccatrice

Tutti sappiamo, e la stessa Chiesa lo dice in una delle preghiere eucaristiche, che essa è santa e peccatrice. E’ santa nel suo divino fondatore, Gesù Cristo, e nello Spirito Santo che l’accompagna sempre. Ma è affidata alla nostra debolezza umana e ha sempre bisogno di riforma e di conversione. La Chiesa di Cristo non ha bisogno delle nostre pietose bugie. Ha appreso dal suo fondatore e Maestro che solo la verità ci farà liberi…

Pur con le migliori intenzioni, la Chiesa è stata al fianco dei pionieri, fu testimone della distruzione della cultura e della schiavitù. D’accordo con la mentalità dell’epoca, accettò d’imporre la fede agli indigeni, come consolazione e promozione…

Per ciò che riguarda il colonialismo dei paesi dell’Africa e dell’Asia, sappiamo come la Chiesa ha accompagnato i colonizzatori… Nel nostro continente, inoltre, appoggiò implicitamente il colonialismo interno; preoccupata nel difendere l’autorità e l’ordine sociale, ha mantenuto stretti legami con i governi e con i potenti, pensando nello stesso tempo che questo fosse il modo migliore per disporre di fondi per aiutare i poveri. E’ curioso che in questo tempo, che si è prolungato fino ai nostri giorni, nessuno abbia accusato la Chiesa di fare politica. Sembrava normale che la Chiesa fosse stata creta per aiutare a mantenere l’autorità e l’ordine sociale.

Chiari segni di speranza.

La durissima realtà vissuta dai nostri popoli ci sta aiutando ad aprire gli occhi e a prendere decisa posizione in favore dei poveri.

Come poter continuare a essere uno dei principali supporti dell’ordine sociale quando le Nazioni unite proclamano che più dei due terzi dell’umanità si trovano in condizione sub-umana di miseria e di fame? Come non essere sensibili a richiami gravissimi come quello di Roberto Mc Namara, ex segretario della difesa degli Stati uniti a presidente della Banca mondiale? Egli ha dichiarato: “Esiste una fessura sismica, profondamente radicata nella crosta sociologica del mondo. Questa sta producendo e produrrà certamente violenti scosse e silenziosi terremoti. Se le nazioni ricche non faranno uno sforzo molto più intenso per tentare di chiudere questa spaccatura che divide la metà nord e prospera del mondo dalla metà sud divorata dalla fame, nessuno si potrà ritenere sicuro, pur disponendo dei maggiori depositi di bombe”.

La Chiesa di Cristo che si trova in America latina, nel tentativo di applicare al nostro continente le conclusioni del Concilio ecumenico Vaticano II, ha preso chiari e indiscutibili impegni nell’assumersi la difesa dei poveri. A Medellin e a Puebla, la Chiesa non ha parlato soltanto in termini di aiuto, ma anche in termini di trasformazione pacifica, ma precisa e coraggiosa delle strutture ingiuste che opprimono più dei due terzi del continente, così come opprimono più di due terzi dell’umanità.

La più grave responsabilità dell’America latina.

L’America latina non è peggiore né migliore delle sue sorelle del Terzo mondo: l’Africa e l’Asia. Ma porta gravi responsabilità dovute ai privilegi di cui gode:

– mentre le nostre sorelle del Terzo mondo sono una Babele di lingue, noi abbiamo praticamente la stessa lingua;

– mentre le nostre sorelle del Terzo mondo sono una Babele di religioni, noi abbiamo praticamente la stessa religione;

– mentre noi abbiamo un secolo e mezzo di esperienza di indipendenza politica, pur senza indipendenza economica e culturale, le nostre sorelle stanno cominciando solo ora questa dolorosa esperienza.

Ma la responsabilità che supera tutte queste è l’essere la parte cristiana del mondo povero. E nonostante questo abbiamo ripetuto e stiamo ripetendo le stesse ingiustizie praticate dall’Europa e dall’America del nord, le quali, almeno nella loro origine, sono pure cristiane.

L’azione dello Spirito Santo.

Per chi ha occhi per vedere e orecchi per udire, lo Spirito di Dio è in piena azione, tanto nei paesi industriali e ricchi, come nei nostri paesi poveri.

Per citare una delle più belle scoperte che lui, lo Spirito del Signore, ci ha permesso di fare, basti ricordare come egli ci incita sempre più non solo a lavorare per il popolo, ma con il popolo.

Oggi, nelle aree più disumane, abbiamo sempre il sacerdote, o una religiosa, o un laico, o una laica impegnati nel Vangelo. Anche se non hanno nessun segno esterno di consacrazione, i poveri li scoprono in due momenti, come sempre accade a colui che cerca di essere, seriamente, con la grazia divina, presenza viva di Cristo in mezzo ai fratelli.

Quando i poveri domandano quello che devono fare la risposta giunge rapida e chiara: “Voi ritenete che siano qui per pensare al vostro posto e per parlare al vostro posto? Voi avete testa per pensare e bocca per parlare”. I poveri allora, insistono nel dire: “Se noi ci mettiamo a parlare, saremo schiacciati”. Di nuovo risposta rapida e decisa: “Schiacciati se agirete da soli, ma uniti ai vicini, uniti alla comunità, non sarete schiacciati. Anche perché il popolo unito – non per calpestare il diritto degli altri, ma per impedire che qualcuno calpesti i suoi diritti, che non sono regali del governo né dei ricchi, ma del Creatore e Padre – non può essere vinto”.

Un popolo così unito è invincibile perché “Dio è con il popolo”. E da qui ha inizio il meraviglioso lavoro delle comunità di base, nelle quali cerchiamo di vivere e far vivere in modo personale e comunitario la nostra fede. I vari sacramenti – soprattutto il battesimo e la cresima -, la santa messa, vissuti in modo comunitario, mostrano come le religione, lungi dall’essere forza alienata e alienante, sia forza di speranza e di liberazione.

Preferire una Chiesa perseguitata a una Chiesa compromessa

Per i governi e i ricchi il cambiamento di posizione della Chiesa non è affatto gradito. Molti non si rassegnano a vedere questo passaggio dall’essere sostegno dell’autorità e dell’ordine sociale (“pseudo-ordine”, come abbiamo visto) all’atteggiamento nuovo che denuncia le ingiustizie e incoraggia la promozione umana delle masse sprofondate nella miseria e nella fame.

E’ chiaro che dobbiamo fare attenzione a non predicare mai odio e violenza. Ma anche così siamo accusati di fare politica e di essere sovversivi e comunisti.

Ricordiamo i principi cristiani di un ordine politico. Aiutiamo i nostri laici a prepararsi per una certa politica. Politica che è preoccupazione per i grandi problemi umani, difesa dei diritti umani proclamati dalle Nazioni unite, ma istituite dallo stesso Creatore e Padre. Fare politica in questo senso grande e profondo è non soltanto diritto, ma dovere di ogni creatura umana, più ancora di ogni cristiano, e in modo speciale di ogni pastore.

E in questa linea ci ha confermati il Santo Padre Giovanni Paolo II, la cui visita al Brasile è stata una meravigliosa benedizione di Dio per tutto il continente.

Tentativi audaci e insidiosi del Tentatore

Il Tentatore, che ha osato affrontare lo stesso figlio di Dio, è chiaro che non risparmia la Chiesa di Cristo, che deve essere presenza viva del fondatore Maestro in mezzo agli uomini.

La più intelligente e audace insidia che egli sta portando alla Chiesa in questo momento è nel tentare di dividerla: in una Chiesa verticalista, interamente occupata con Dio, con la vita eterna, con l’orazione, con la conversione dei peccatori, con la catechesi, e una orizzontalista che, sotto il pretesto di amare il prossimo, affoga nei problemi economico-sociali che non le spettano, che si mette in politica senza essere capace, che finisce per essere strumentalizzata da pericolosi agitatori di sinistra, facendo il gioco del comunismo.

Stiamo attenti a questa tentazione pericolosa e perfida. Rispondiamo al Tentatore con la stessa croce di Cristo: né il solo braccio orizzontale e nemmeno solo quello verticale fanno la croce. La croce è l’unione delle due braccia – la verticale e l’orizzontale – allo stesso modo nel quale Cristo ha unito i due comandamenti: l’amore di Dio e l’amore al prossimo che, insieme, costituiscono tutta la legge e i profeti.

Cristo – sappiamo dal suo insegnamento, dal giudizio finale – si è identificato con i poveri e gli oppressi.

Nostra Signora, la grande e amata Madre di Cristo e degli uomini, Madre di divine grazie e Madre dei peccatori, preoccupata all’udire che mancava vino alle nozze di Cana, mosse Cristo a fare il primo miracolo per evitare un dispiacere alla famiglia degli sposi.

Come non insisterà presso il suo figlio divino e nostro fratello, al vedere che non manca soltanto il vino ma che manca tutto: manca il lavoro, manca la casa, manca il cibo, manca il minimo di condizione umana e milioni di figli di Dio…?

Cristo è venuto a insegnarci, in modo speciale, che Dio, onnipotente e pieno di maestà, vuole soprattutto essere padre, ma padre di tutti, nessuno escluso. Egli non è patrigno di nessuno. Non ha adottivi, ma figli e figlie.

Egli è venuto perché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza; e noi andiamo facendo credere che si tratta solo della vita eterna: la vita eterna si costruisce ora e qui! Noi andiamo facendo credere che siamo pastori di anime e soltanto di anime. Chiaro che siamo pastori di anime, ma non soltanto di anime. Siamo pastori di creature umane, con anima e corpo. Chi di voi ha forse già incontrato un’anima disincarnata? Ci avviciniamo all’anno duemila. Lasciamo che i non cristiani ridano della Chiesa di Cristo, nell’osservare che un piccolo gruppo di paesi che in modo ingiusto schiacciano più dei due terzi di umanità – come abbiamo ricordato – almeno di origine sono cristiani, come cristiana è l’America latina che ha ripetuto e ripete le stesse ingiustizie dell’Europa cristiana e della cristiana America del nord.

Abbandoniamoci nell’orazione. Soprattutto nella santa messa, il cui vero celebrante è sempre Cristo. Uniamoci sempre più a Cristo nell’eucarestia e i nostri occhi si apriranno a scoprire il Cristo vivo nell’eucarestia dell’oppresso e del povero.”

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