Le quattro piaghe della Chiesa secondo padre Sorge

La situazione della Chiesa e della sua credibilità sono sempre all’ordine del giorno. Colpisce in modo particolare la forza con cui un uomo rispettato da tutti, come padre Bartolomeo Sorge, ottantatreenne, da oltre cinquant’anni in prima linea sia dal punto di vista della vita di Chiesa che da quello politico e sociale, abbia ultimamente toccato i grandi temi su cui oggi si dibatte. Ci sembra che dal suo intervento (per il testo integrale, pubblicato su Famiglia cristiana del 15/10/2012 cliccare qui. Per un’ulteriore riflessione su Popoli, cliccare qui.) Su queste quattro “piaghe” tornerò più approfonditamente nei prossimi giorni.

1) «Troppi, nella Chiesa, preferiscono ancora il vino e gli otri vecchi a quelli nuovi … Lo stallo attuale è dovuto soprattutto alla mancata realizzazione dello “spirito di collegialità”, che è il lascito più importante del Concilio». Manca un vero dialogo, quello «dei vescovi con la Curia romana, delle comunità locali con i propri pastori e, più in generale, della gerarchia con i fedeli laici… Si decide ancora tutto dall’alto».

2) Conseguenza di questa situazione è il fatto che «al posto della parresía [ossia la forza della testimonianza personale alla ricerca della verità] evangelica, crescono nella Chiesa il silenzio e il disinteresse dei fedeli»; oggi nel mondo cattolico, infatti, «non parla più nessuno… Più che di decisioni prese dall’alto, c’è necessità di discernimento comunitario; più che di nuove strutture di Curia, c’è bisogno di testimoni, di laici maturi e responsabili».

3) Chiesa e politica: «Il Vangelo chiede profezia, non diplomazia». Non ha più senso «continuare a riporre la fiducia nella diplomazia, nei Concordati, nello scambio di ambasciatori, nelle indebite pressioni sui governi». «La forza della Chiesa sta nella parola di Dio, nella santità dei fedeli, nella predilezione per i poveri, non nel favore dei ricchi e dei potenti di turno o nella protezione dei poteri forti. La Chiesa del Concilio è una Chiesa libera».

4) Chiesa, ricchezza e potere: «Con quale credibilità la Chiesa porterà al mondo la “buona notizia” di Dio che, per salvarci, si fa povero e sceglie i poveri, se le istituzioni ecclesiastiche gestiscono banche e giocano in Borsa? Se chi annunzia il Vangelo vive in palazzi simili a regge? Con quale coerenza la Chiesa esorta i fedeli a partecipare all’Eucaristia, memoriale della Pasqua, se poi ne offusca la trasparenza con cerimonie pompose, abbigliamenti sfarzosi e ornamenti ricchi e preziosi?»

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5 thoughts on “Le quattro piaghe della Chiesa secondo padre Sorge

  1. Se il VATICANO e la C.E.I. (cadr.li BAGNASCO + RUINI), seguendo la famosa LINEA RUINI che è lentamente iniziata dopo la morte di papa Albino Luciani, hanno indicato adesso (dicembre 2012) di “preferire” MONTI per il futuro governo, perché lo ritengono il legittimo prosecutore della valida politica (per loro) di BERLUSCONI, ebbene il PARTITO DEMOCRATICO non può rimanere a guardare, inerte, silenzioso, o fare il timido. In seno al PD ci sono anche i cattolici !!!
    Orbene esisteva prima di papa K. WOYTJLA e di RATZINGER, la famosa LINEA BARTOLETTI, adesso caduta nel dimenticatoio ma che è durata fino al delitto ALDO MORO e al pontificato di LUCIANI il quale, perfettamente, l’avrebbe voluta applicare. A mio giudizio anzi, per quello che ne so io, l’On.le Aldo Moro, amico dell’On.le Maria Eletta Martini di Lucca e stimatore di Padre Bartolomeo Sorge, di Giuseppe Lazzati ecc., potrebbe addirittura essere stato ucciso anche perché silenziosamente seguiva la “linea Bartoletti”. Tale linea prevedeva: a) l’applicazione integrale del VANGELO che vuole che nessuno entri in PARADISO per il contributo coercitivo delle leggi, cioè di “Cesare”; b) una lotta senza deroghe alla CORRUZIONE e alle TANGENTI anche perché queste rendono impossibile la LIBERTA’ e quindi i valori evangelici oltre a quelli della Resistenza; c) lo schieramento dei cattolici a difesa della legge 1/12/1970, n. 898 sul Divorzio coniugale. Nel complesso una linea che però dava un po’ noia, per motivi diversi, a quasi tutti i Partiti politici di allora anche per confessione, fatta a me, dallo stesso Bartoletti. Adesso questa linea Bartoletti il PD la dovrebbe poter rispolverare. Lo so anch’io che è una cosa tremenda, faticosissima, pericolosissima ed apparentemente autolesionista, ma non esiste alternativa. Adesso CHIARISCO meglio.
    Mi diceva don DANO STEFANINI, parroco di San Donato a Lucarno, che lui, quand’era ancora in Seminario, era stato buttato fuori dal Bartoletti poiché non lo riteneva adatto a fare il prete. Poi, ovviamente, il Bartoletti si ricredette e lui poté ritornare finalmente in Seminario. Questo per arrivare a dire che il grande ed amato don Stefanini, che io avrei fatto Vescovo come ebbi a dirgli nel 1993, sul Bartoletti, morto nel 1976, non aveva motivo di fare sconti, di dirne troppo bene. Orbene così mi disse Don Stefanini nel 1993 confortando le mie idee. “In VATICANO, del Bartoletti, c’è ancora chi ha paura a ricordarne perfino il nome: tremano ancora alla sola parola “Bartoletti”, toccandosi subito dopo il portafoglio, se non le palle. E non solo per il suo Convegno su “MALI DI ROMA”, o perché lui si era fatto nominare da PAOLO VI controllore di “Comunione e Liberazione” poiché qualcosa lì non andava. Tremano ancora perché si sono ripromessi di cancellarne perfino il ricordo per una serie di ragioni e dunque sarebbe vietato perfino nominarlo. Si legge comunque: “ Monsignor ENRICO BARTOLETTI, il grande amico di papa PAOLO VI, “il Traghettatore della Chiesa in Italia dopo il Concilio Vaticano II”, …. “il vero interlocutore di Paolo VI nella stagione della contestazione (1972 – 1976)” ecc. ecc.” Letto ciò, adesso io ho qui sotto gli occhi anche i volumi di PINO CASAMASSIMA dal titolo “Il libro nero delle Brigate Rosse” (Newton Compton, 2012), quello di RICCARDO CHIABERGE dal titolo “Lo Scisma” – Cattolici senza papa – (Longanesi, Milano, 2009), e quello di GIANLUIGI NUZZI dal titolo “Vaticano S.p.A.” (Milano, Chiare lettere, 2009) in cui si ricordano, nel primo circa novecento nomi di personalità di quel periodo, nel secondo circa trecento, e nel terzo circa quattrocento nomi però, di Mons. ENRICO BARTOLETTI, nemmeno l’ombra. Nel volume di Nuzzi la figura di Paolo VI, di Montini Giovanni Battista, viene addirittura ricordata quattordici volte circa. Stupefacente !!! Avrà avuto allora ragione don Dano Stefanini a dire che del Bartoletti stanno tentando di cancellarne perfino il nome, da tanta paura che, in Vaticano, ne hanno avuta? La storia che adesso vogliano farlo santo credo che sia anch’essa una reazione, se pur debole, al tentativo di cancellazione totale. Ma andiamo avanti concludendo.
    Ritengo quindi difficoltoso che il PARTITO DEMOCRATICO possa oggi opporre alla LINEA RUINI favorevole a Berlusconi e a Monti, la LINEA BARTOLETTI pienamente favorevole ad un autentico e libero laicato, nonché dichiaratamente contro la corruzione e le tangenti. Però non ci sono alternative. Se la C.E.I. si è schierata per una parte politica, stimolando me ad intervenire, la parte opposta non può stare a guardare. Cosa ne pensa il grande stratega Bersani? Io quello che dovevo ricordare l’ho ricordato. F.to Giovangualberto Ceri

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  2. La ringrazio del contributo e della memoria importante di monsignor Bartoletti. Spero di riuscire nei prossimi giorni a pubblicare qualche suo testo. E’ vero che è figura, come molte di quel periodo, completamente dimenticata e da rivalorizzare assolutamente. Per chi volesse avere un’idea del suo valore, lascio qui il link alla voce molto ben curata della Treccani:

    http://www.treccani.it/enciclopedia/il-modello-bartoletti-nell-italia-mancata_%28Cristiani_d%27Italia%29/

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  3. Io dissi a Mons. ENRICO BARTOLETTI nel 1974: “che siccome nella DC c’erano molte ruberie generalizzate, cosa che successivamente dovetti constatare esistere perfettamente anche in tutti gli altri partiti fino allo PSIUP, io avevo allora deciso di simpatizzare per i Movimenti Extraparlamentari”. La questione principale partiva dalle tangenti e dalla corruzione negli APPALTI DELLE IMPOSTE DI CONSUMO, o DAZIO., di cui il Bartoletti era bene a conoscenza per avermi invitato, proprio lui, a dare battaglia fin dal 1964-65. A Firenze l’accertamento e la riscossione delle Imposte di consumo era appaltata alla TREZZA s.p.a., così come la TREZZA stessa aveva in appalto, sintomaticamente, anche il Comune di Palermo. Si traggano le conclusioni!!! Il Bartoletti mi portò in un corridoio e mi disse in un orecchio, poiché aveva paura, anche lì, dello microspie, che era d’accordo con me. Dunque anche per lui erano in moltissimi a rubare. Si aveva anzi l’impressione che se uno faceva politica, ma non rubava, lo ritenessero un bischero, un fesso. Quindi era anche per una questione di orgoglio personale che uno rubava? Intimamente simpatizzava dunque anche il Bartoletti per gli Extraparlamentari. In che misura anche Paolo VI? Non credo, però non si sa mai. Però il Bartoletti mi aveva anche avvertito (non credeva però che avrei mantenuto la parola!, e me lo rimarcò aperlamente), che se lo avessi TRADITO anche questa volta non lo avrei rivisto mai più. Voleva dire che se io fossi andato in giro a dire che Monsignor Bartoletti vedeva con simpatia gli extraparlamentari, o la Mafia, o qualcun altro, l’avrebbero fatto fuori. Purtroppo, come lui aveva previsto, io, confessandomi con un amico che ritengo adesso fosse simpatizzate per la Massoneria, lo tradii. E forse, confessandomi confidenzialmente, anche in un’altra occasione. Infatti il Bartoletti dopo qualche settimana dal mio tradimento non c’era più, come lui mi aveva profetizzato. Anche Mons. Alberto Ablondi emerito di Livorno avvalò, purtroppo, questa mia ipotesi. Lo so che il Bartoletti non me ne vuole se io non mollo sulle mie ricerche su DANTE e sul suo medioevo. F.to Giovangualberto Ceri

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  4. In Risposta al mio amico PIERO FAVINI sul mio TRADIMENTO di Monsignor ENRICO BARTOLETTI.

    Caro Piero, ti potrà sembrare che io mi sia lasciato prendere dal rimorso del peccato di “TRADIMENTO verso chi si fida”, in relazione al mio rapporto di amicizia con Mons. Bartoletti, anche quale suo “SEGRETARIO”, ma non è così. Se il rimorso lo faccio sembrare è soprattutto per divulgare la “NOTIZIA BARTOLETTI”. La mia non è una tautologia, ma una strategia. Una notizia, quella sul comportamento di Monsignor Bartoletti alla CEI, che con Woytjla e Ratzinger si è sempre voluta negare, obliandola. Io, per me, non avrei TRADITO il Bartoletti nel senso che, lui, già l’aveva messo in conto, cioè già aveva previsto che l’avrei tradito, e anzi me lo fece perfino capire!!! Ed per questo che si comportò in modo tale che, dato il mio temperamento, lo tradissi. Non dimenticare che lui era un vero Profeta. Come mi disse una volta, lui sapeva vedere se dentro un’ostrica c’era, o sarebbe maturata, una perla, oppure no, anche senza aprirla. Perché dunque aveva bisogno che io lo tradissi? E’ un po’ come il VANGELO SECONDO GIUDA. Gesù ebbe bisogno di Giuda, il suo più fedele ed amato discepolo, più di san Giovanni, per potere finalmente ingannare le sghiere degli angeli del cielo che mai avrebbero permesso che un qualcuno che lo odiava, arrivasse a torcergli un capello e tanto più a crifiggerlo. Il Bartoletti aveva bisogno che io lo tradissi, perché se lo dovevo tradire, intanto mi avrebbe dovuto mettere a partecipazione di qualcosa di segreto, di molto importante, anche se io non lo avrei saputo mantenere. Ma mettendomi a partecipazione di questo segreto Egli l’avrebbe anche salvato per i posteri. Qualcuno avrebbe saputo chi veramente era stato Lui ed aveva fatto e sofferto: e cioè io stesso. Ovviamente se io avessi parlato ad un certo punto della mia vita. Lo spregio più grosso infatti che puo’ essergli arrecato ancor oggi è non riconoscere quello che lui ha fatto concretamente, ed aveva in mente soprattutto di fare, quand’era alla CEI quale unico interlocutore indiscusso di PAOLO VI, quale unico vescovo con il MANDATO speciale di papa Montini, mandato extra CEI, di trattare con i Partiti politici, sia con la DC che con il PCI e con l’Ambasciatore Italiano presso la Sante Sede, POMPEI. Tutto questo a favore della LAICITA’ dello Stato e contro le TANGENTI E LA CORRUZIONE. Se dico che il Bartoletti fece e soffrì almeno tre volte di più di quello che fece e soffrì in nostro don LORENZO MILANI, io dico poco!!! Era rimasto solo, solo, solo, con il compito di far capire queste cose al Direttivo della CEI, in cui c’era anche Monsignor Albino Luciani. Quasi arrabbiandosi con me mi disse: “Ma cosa si può velere di più!!! Questi del Direttivo darebbero dieci, cento volte, la vita per Cristo e inoltre sono disposti ad ascoltare!!!”. Ma la sua solitudine più grande era quella incontrata nel dover tenere a bada il VATICANO, di tenere a bada il Segretario di Stato card. Giovanni Benelli, il Vescovo FIORDELLI e di trattare con Fanfani, Rumor, Zaccagnini e tutta la DC che lo vedevano come un grosso pericolo: anche perché, effettivamente e dal loro punto di vista, lo era. Se al capezzale, mentre moriva, don Milani ti disse, “andate avanti nella lotta agli appalti delle Imposte di Consumo e alla corruzione”, il Bartoletti fu quello che li debellò concretamente, che fece in modo anche che una volta entrata in vigore l’ I.V.A. non appaltabile al posto del Dazio appaltabile, non si cambiasse di nuovo rotta negli anni 1973 – 1974 – 1975 facendo approvare finalmente l’I.C.O. appaltabile. Del resto come speravano tutti quelli che erano stati strategficamente messi all’Ufficio IVA. Risparmio per tangenti, a prezzi attuali, pari a CINQUE MILIARDI DI EURO ANNUI:e nessuno ne sa nulla, e nessuno non vuol saperne nulla, oggi. Anche perchè se è vero si può assassinare qualcuno per un milione di euro, figuriamoci per 5.000 milioni. Tu lo sai, a me, di Shakespeare, mi è sempre piaciuto più di tutti “ROMEO E GIULIETTA”, qualche parola l’abbiamo recitata anche insieme: e invece adesso mi trovo a dover apprezzare l’ AMLETO. F.to Giovangualberto Ceri. E-mail: giovangualberto@tiscali.it

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